21 aprile 2015

Miscellanea: Deja vu






“ Nostalgia stritola nel suo abbraccio e non ti lascia.
Solo quando dagli occhi spunta la luna bianca,
allenta piano la sua morsa e ti accarezza. “ (bitw)

 

Guardando vecchie fotografie racchiuse in quella scatola, una volta bianca e lucida, scivolò nel vortice dei ricordi, nella spirale del tempo, quel tempo benevolo, vagabondo, che regala sensazioni vissute, scoprendo con estrema lucidità uno spicchio di vita che, sicuramente, si crede dimenticato. Fu come cadere in un imbuto, giù, sempre più giù, in una spirale piacevolissima che dava la sensazione di rivivere, a pelle, il tutto. Riaffiorava ogni cosa, la  percezione si era amplificata e la memoria viaggiava a trecentosessanta gradi. Regrediva piano e respirava lentamente per non far cessare quello stato di grazia che le era concesso. Cosa ha permesso questo viaggio a ritroso che l’ha sospinta come una foglia distratta nel bosco, nella penombra dei ricordi? Forse la complice magia di immagini malinconiche in bianco e nero o una finestra piatta ma indelebile per gli occhi della memoria o una promessa, una traccia nell’eternità? Era lei quella ragazza col fazzoletto che le copriva il capo, lo sguardo trasognato, sospesa nella calma e nella serena consapevolezza di essere amata. Un amore turbolento fatto di pianti e rabbia. Non amava le storie banali e scontate, amava le passioni ricche di sgomento, quelle costruite con sofferenza e determinazione. Gli amori che segnano e che ti marchiano per sempre.  Fuggiva, quella notte, delusa e amareggiata, correva, per le strade, lasciandosi alle spalle la casa, quelle stanze ricche di affreschi sbiaditi e bassorilievi in degrado. Quella dimora era stata spettatrice, l’aveva accolta, aveva fatto da cornice al suo amore, allo sciogliersi dei nodi intricati della sua  sensualità. Correva con la gola stretta e gli occhi non vedevano nulla, i vicoli del centro la ingoiavano generosi e le mani conservavano ancora il profumo amaro della pelle sudata, sentiva ancora la lingua bagnata che le lambiva il seno. Era lei al centro del mondo o forse un’altra luna stava entrando nella sua orbita? Come poteva essere che dopo l’amplesso, amore forte, spinto agli estremi, ricco di slancio e di piacere, quello che ti fa urlare e che poi ti lascia spossato a ripensarlo ancora, come poteva essere che comparisse lei? Lui le disse, alla fine, dopo che il ventre aveva vibrato: “ sai, non riesco a rinunciare a te ”. Queste le parole e il saluto, la lama tagliente che sentì nel cuore. Trasalì e lui la prese di nuovo, ma con forza, brutalmente. Ancora il miele non era uscito che all’improvviso divenne fiele. Guardò i suoi occhi per ritrovare quella luce che conosceva, ma vide solo due pupille impazzite, sentiva le braccia trattenute in alto ed inarcava il bacino impazzita, perché doveva finire così? I seni erano gonfi e ansimanti e la bocca sembrava volerli ingoiare. Ma cos’ era quell’ amore che le strappava urla e grida e che la scuoteva piacevolmente, mentre lei moriva dentro? Doveva fuggire da lui e invece restò lì, vivendo quell’ amplesso violento che sigillò il dolore. Quella violenza ancora più forte dopo l’amore, la sconfitta, la resa, poi la fuga vigliacca per non vedere, infine il ricordo inquietante che non la lasciò mai. La carta in bianco e nero con la sua immagine languida rimase sospesa nel tempo, cristallizzata.  Quella sensazione turbolenta, lo stridore di un dolore misto al piacere che, in fondo,  riuscivano a convivere, rimasero appiccicati alla sua pelle. 
- blowing_inthe_wind: 22/06/2014(diritti riservati) -


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