29 giugno 2016

Miscellanea: La vita è gioco








" ... sbatto la porta in faccia alle parole e mi isolo dentro le grida silenziose del mio animo.
All' improvviso, tutto mi sembra inutile. …”  (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)
 
 
Ho deciso di fotografarmi dentro per poter mettere a nudo e capire le mie vere emozioni che saranno difficili da nascondere nel tempo, perché prima o poi verranno alla luce alla rinfusa. Voglio mettere ogni casella al posto giusto per capire come indirizzare la mia vita. Ho bisogno di sapere quello che voglio, prima di infilarmi in nuove situazioni e non come ho fatto fino ad ora. Cosa voglio veramente? Cosa m’ interessa e mi dà gioia? Cosa mi completa di più? Cosa riesce a riempire la mente e i miei spazi vuoti?  La vita è uno spettacolo teatrale nel quale recita solo un eroe e oggi sono io l’ eroe. Devo trovare la volontà di andare avanti, perché sono stanca di far parte di un contesto, seriamente squallido. Ho chiesto di venirmi incontro, di offrirmi qualcosa di nuovo, di particolare, di vibrante. Ora eccomi qui davanti a questa porta, con la mano sul campanello, suonare significa fare l’ingresso in una parte del mondo a me sconosciuto, ne sono consapevole, ne sarò all’altezza? Desidero guardare diritto negli occhi chi aprirà questa porta. Oggi non ci guardiamo più negli occhi, questo è il guaio. L’ unica direzione dello sguardo è verso il proprio tornaconto, senza badare a regole, senza rispettare niente e nessuno. Saprò comportarmi? Farò in modo di non essere timida ma nemmeno sfrontata, con lo scorrere dei minuti gestirò con cura la mia ansia. Non voglio perdere questa possibilità che mi sono procurata con le mie mani, non voglio che l’amore sia destinato a morirmi dentro senza che io non abbia fatto di tutto per rincorrerlo e farlo mio. Storie d’amore, storie inutili, lamentose, sempre le stesse, inizio sconvolgente, fuochi d’artificio, poi la parte centrale, calma piatta nel mare di mezzo, acqua stagnante ricca di zanzare malariche e poi? fuga di mezzanotte, a gambe levate. Passato il santo, passata la festa, ottenuto il piacere, si dimentica presto il bene ricevuto. Ma ora basta, sono stanca, lo spettacolo finisce qui, calate il sipario, spegnete le luci, tanto non suonerò mai questo campanello. Meglio convivere con la mia ansia che affrontare l’imprevisto. Ho sete e ho bisogno di andare in bagno, si devo fare pipì, datemi un bagno! Basta, togliete tutto di mezzo, per piacere interrompete la musica. Non credo più in nulla. Calate il sipario tanto lo spettacolo è finito. Grazie per la vostra comprensione e scusate ma non sono pronta a varcare questa soglia. Ma ne sono poi così convinta? E se mi pentissi di non aver fatto quel salto inebriante, ritornando sui miei passi potrei avere l' amaro in bocca e una forte sensazione del mio limite. Perché mi dibatto così? Voglio superarmi, stupirmi, sono sazia della mia mediocrità, in fondo la vita è un circo, una palestra, un palcoscenico. La mia ansia si chiama paura e io voglio essere il pedone, no meglio, la regina, almeno per un giorno, che dà scaccomatto. Anche a costo di scardinare le mie certezze travestite. Per questo ho pigiato il dito sul campanello e attendo, attimi che sembrano un'eternità senza immaginare, senza elaborare, respiro forte e profondamente. Ora sono pronta, pronta a tutto, nulla mi può fare paura. Finalmente la porta si apre, su un mio timido e imbarazzato sorriso. 
– ilprincipedellemaree: 28/06/2014(diritti riservati) -
 

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