31 luglio 2016

Miscellanea: Vuoti dell' anima, sensazioni





“ Dicono che i sogni possono appassire, io dico che un sogno rimane indelebile. Il collante sta nel cuore e nel crederci. “ (bitw)

Io sono un cinico, amareggiato, tormentato, sono Max, l’ eterno annoiato. Sono talmente a soqquadro che stravolgo ogni cosa e la marino così non sono  costretto ad affrontare la realtà. Questa rompi balle di realtà che s’affaccia a salutarmi ogni volta che apro gli occhi. Sono un pidocchio del pensiero, ma non mi ci applico più di tanto a causa di quanto detto sopra. Son bello e in gamba e ci so pure fare e piaccio alle donne, si cacchio, sapeste come cavolo piace alle donne il tipo che rappresento, quotidianamente, in questa giungla d' asfalto. Mi cercano, non tanto per l' aspetto interessante, per il fisico, ma per il mio modo d’ essere, d’agire e se le sfuggo m’ inseguono. A volte mi dico: “ma queste sono proprio matte, che ne so, schizzate, psicolabili, contorte, fragili, facili, cornute, baldracche, psicologhe, analiste, cacchio che si se fanno chilometri a piedi per venirmi a cercare fin davanti l'uscio di casa. Non posso più rispondere al telefono, né posso presentarmi sui social net perchè si crea panico e, da subito, la fila come quando ci sono gli sconti 3x2 al supermercato. Ma vi rendete conto che sono stato costretto a cancellarmi da tutti i social? E m’ annoio sempre di più, sono perseguitato dalla noia, ho fatto una soffiata ai g-men dicendo che la noia era nel giro dello spaccio di stupefacenti, ma niente, che strano non se la sono bevuta, mi hanno riso in faccia e preso anche per matto, uno mi voleva spedire alla neuro e il secondo dice: “ ma è medico, forse, specializzato pure in psichiatria” e il primo: “ e che cacchio c’ entra “. Non sia mai, psichiatria, brrr, mi vengono i brividi! Meno male che mamma e papà mi hanno lasciato benestante, ho ereditato millesettecentodue appartamenti, naturalmente, li tengo tutti affittati in nero, tanto chi lo viene a sapere, tranne gli ultimi due, dove abito sei mesi l' uno e sei l’ altro, così non ci annoiamo troppo e nessuno dei due appartamenti si prende collera. Sono stato costretto ad assentarmi per lunghi periodi dal lavoro, le colleghe e le dipendenti mi correvano dietro e mi perseguitavano, molto di più quando mi comportavo da cinico. I colleghi? facevano la spia ai superiori e bofonchiavano tra loro: " che palle! questo sta sempre amareggiato ". Poi, stranezze della società moderna, in base al curriculum fui promosso a primus inter pares e gli spifferi finirono. Tutti sorrisi e fiori freschi, a poco a poco però, per legittima convenienza, feci sostituire i fiori con confezioni di caffè quello che più lo mandi giù e più ti tira su, l’uccello. Mi è rimasta sul computer solo la chat e le amiche di sempre che mi lasciano messaggi asfissianti, assetate di sesso, nessuna ormai conosce più la privacy, a volte ho la sensazione che questa mezza sega di privacy, l’abbiano inventata per togliercela del tutto. Ieri entrai in un supermercato con la consonante lunga lunga e gli occhi, questi miei occhi, assassini, impudichi, cinici, amareggiati, tormentati, annoiati, si posarono su delle confezioni di wurstel, erano grossi e ricurvi come salsicce e subito pensai, osservando la giovane dietro il banco, “ mi piacerebbe guardarti mentre godi penetrandoti con questo porcellino ricurvo, mia bella porcellona”. Lessi il suo pensiero che recitava pressapoco così: " ti piacerebbe brutto porco? Piacerebbe anche a me, ma non posso perchè devo servire tutta questa gente rotta in culo che è in fila. Ci vediamo scemo ". Me ne tornai a casa più bastardo di quando ne fossi uscito e senza aver comprato un cavolo di niente. Molto spesso sento un vuoto dentro, giù, nel profondo, nell' intimo, fino in fondo l’ anima, boh! Mi prenderò un lansoprazolo da 30 mg. e passerà tutto. E dirò, in video, a una delle tante: “ sono in preda alla noia, dai chiudiamo ” e quella mi risponderà: “ no, ma che dici, aspetta “ e in quattro e quattr' otto si denuderà e, senza che nuova un dito, mi scoperà a distanza con l’aggiunta di vocalizzi e gorgoglii. L’ importante però è che mantenga sempre un atteggiamento distaccato, annoiato, cinico, tormentato, amareggiato, questo attira le donne, solo questo e se mi verrà chiesto di esporre in visione il mio uccello, converrà che anch' esso, assuma un atteggiamento distaccato e tenga la cappella rivolta verso un punto indefinito della stanza e mai in primo piano, allora i gorgoglii e i vocalizzi aumenteranno, all' infinito. Ho dovuto tenerlo tre mesi a lezione privata e ora il mio uccello ha imparato benissimo a recitare la parte  del cinico, dell’amareggiato, del tormentato. In quella del tormentato è proprio un attore da oscar ed è la parte che recita meglio rispetto alle altre. Dell’ annoiato, non tanto, perché lo è sempre, dalla mattina alla sera. Ma il comico non era superiore al tragico? Mah! Cacchio, quel vuoto lo sento ancora più dentro, più giù, più giù, fino al fondo dell’ anima ed è proprio come un vuoto dell' anima. Che mi debba preoccupare? Forse farò bene quando rientrerò in ospedale, dalle ferie, a sottopormi a una seria e attenta gastro colonscopia. Non si scherza mai con i vuoti dell'anima. 
– massimo:16/08/2014 -

Miscellanea: Finchè le tue labbra sono ancora rosse




 
" ... e ... anche nei momenti  dove gli  attimi di serenità cercano di farsi largo, io … tendo a  rannicchiarmi nel Silenzio. ... (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair) "  
 

Amo il silenzio, potrei abituarmici e se lo amo significa che amo la solitudine, c'è un rapporto di amicizia, di parentela tra loro? non so, potrebbe darsi, non mi sono mai posto il problema. Ma via, sicuramente si, immaginate vivere il silenzio in un palazzo dello sport durante un’ accesa partita; lui, il silenzio è un ottimo maschio paludato, lei, la solitudine è femmina sensuale, donna intrigante, camminano dentro di noi come una coppia d’ amanti felice dopo ore e ore d’ amore lascivo. Silenzi, lunghi, discussi, a volte preoccupanti. E poi? silenzi, sicuramente i silenzi, assenza di rumori, voci, suoni. E d' improvviso, mi si presentano i suoni del silenzio che corrono nel vento: silenzio immenso, indescrivibile, silenzio fatto per essere ascoltato, prezioso, unico, rilassante, raro, insolito, intrigante, pieno d’ emozioni e tutto questo insieme, per me, è un puro e perfetto tributo all’ amore. Mi manca il tuo respiro, quel flebile alito che poggiavi sulla scapola nuda, che rimbalzava al mio collo. E mi manca quel bacio che ogni mattino uscendo di casa, affidavi al mio cuscino. E mi manca l' amore, graffiato sui muri, gridato per strada, che s' infrange al mio orecchio. Sto scrivendo qui, sul blog, d' impulso, al suono di questa musica celeste una marea di parole, forse senza senso ma che escono spontanee dall' anima mia. Silenzi carichi di sguardi, per scrutare, capire, carpire, parole che cercano d' uscire come cascata che arricchisce d' acqua un fiume già in piena. Parole bloccate, frenate a stento dalle labbra, parole che urlano sui denti, reclamando spazio e forma e che strozzi, affoghi e fai morire con la mente già tempestata da parole e parole che, nel passato, sono state disperse nel vento; facciamola finita con le parole, basta! solo silenzi. E io li ascolto i silenzi, quelli miei, solo questo desidero; voglio spogliarmi e stendermi nudo nell'erba, mescolato alle foglie e ai colori, ma, porca miseria, già so quello che chiedi, dirai di fermarmi a giocare, di riempire i tuoi spazi mentali ed offrirti qualche spiccio d' amore, è sempre così, sempre, da sempre. Spesso accade che il silenzio sa essere così intrigante, così astuto, così complice, così seducente, così intimo, così figlio di buona donna e che la solitudine sa essere così invitante, sfrontata, accogliente, così zucchero filato, talmente donna di malaffare da spingerti a serrare tutte le finestre e le porte, a chiuderti al mondo e allontanarlo facendo in modo di rifugiarti a vivere una realtà parallela, fino a cullarti, spesse volte, in una realtà virtuale, realtà fatta di silenzi pieni d' amore, d' ascolti, di battiti d' ali, di fremiti intimi. E' il dolore, è la solitudine che ti coccola, che ti adula, che ti protegge, che ti culla, che ti alimenta con cura. Comunque il silenzio è troppo bello, prezioso, unico per sprecarlo e pertanto nel silenzio io ti penetrerò fino a toccarti il cuore; ora non ho più parole e vivo il silenzio come scelta efficace, sensata, piena, strategica, lui è il mio bisogno; io il silenzio e la solitudine: tutti e tre in un lungo abbraccio sensuale, un triangolo perfetto, il triangolo dell' amore, anche se con le vuote parole che sto scrivendo, io l'ho distrutto, senza accorgermene, questo cacchio di silenzio. E rientro in me stesso, nella concentrazione, nella chiarificazione del silenzio e della solitudine, voglio dare nome ai miei sentimenti, far emergere emozioni, ritrovare la pace interiore, rigenerarmi, riscoprendo l'armonia, recuperando equilibrio, come in una cura dimagrante a cui ci si sottopone in un centro benessere. E mentre mi stai leggendo so di certo che già mi desideri senza affanni, spudoratamente. Abbandonati, sii felice di sentire il mio respiro sulla tua bocca dischiusa, entrerò in te fino ad abbracciare il cuore, poi ascolteremo i silenzi e ne ascolteremo i suoni. Solo questo io voglio da te: vivere nel silenzio questa solitudine celeste.
-  massimo:09/09/2015 -
 

30 luglio 2016

Miscellanea: La sottile bellezza








" Voglio un cielo di mille colori, con il vento che cambia la scena." (bitw)

 
Era tornata alle origini, era tornata alla verità, era tornata al villaggio dall’altra parte del mondo, dai confini della dimenticanza dove non era riuscita a integrarsi sia nel modo del dire che nel modo del fare. D’altronde non le interessava né mai l’avrebbe interessata visto che tutto il suo vivere era formato dallo spazio che il bosco assiepava, compreso il fiume ribelle che ne segnava una piccola venatura. Questo era l' universo e in questo mondo ci viveva a meraviglia. Elina era avvolta da una sottile bellezza, si sottile, non di quelle bellezze imbarazzanti o volgari e che, comunque, non manifestava in alcun modo e di cui forse non né era nemmeno consapevole dato che in lei non trovava spazio l’ansia del piacere né l’ansia di piacere. La bellezza faceva parte di sé ed era una situazione che non le creava disagio nei confronti degli altri e specialmente degli abitanti il villaggio. E così tutti l’amavano e anche essa si faceva avvicinare per i suoi modi gentili e poi la semplicità la rendeva apprezzabile. Non parlava mai con foga o passione di un argomento, anche se ai confini della dimenticanza aveva imparato cosa fossero, ma era sempre circondata da un’aureola di sobrietà e pacatezza e la cosa strana, per i più, sembrava che non fosse stata educata a questo modo d’ essere, ma che esso era nato in lei e con lei e chi l’ avvicinava veniva attratto da questa naturale pacatezza d’animo. Gli abitanti del villaggio dicevano e forse ci credevano realmente che la sua sottile bellezza li avrebbe salvati perché avrebbe salvato il mondo e lei ne rideva e se ne scherniva. Viveva sola in una casupola di legno di due stanze, una cucina e una con un letto e un piccolo patio dove era solita sedersi a rammendare le sue poche cose o a riposare la mente. Le stava, sempre, accucciata ai piedi Neve, la cagna bianca a pelo lungo, che la seguiva ovunque fin da quando l’aveva salvata, una mattina nevosa di quell' inverno inoltrato, dai vortici del fiume in piena che si era intestardita a voler attraversare. I genitori erano morti ai confini della dimenticanza mentre sudavano sangue in una miniera di rame e i soldi dei padroni, i ricchi, una volta tornata alle origini, ai confini della verità, le permettevano di condurre una vita modesta, lì nel villaggio, attorniata dalla gente che amava e l’amava e la rispettava per la sottile bellezza che l’ avvolgeva. E così passavano i giorni, uno dietro l’altro e tutti uguali, solo il clima influiva su l’ umore delle ventiquattrore, la pioggia, il sole, a volte cocente, il vento o la neve, rendevano la giornata diversa una a l’altra e l’umore degli abitanti variava al variare dell’umore del clima e dei suoi capricci. E una mattina di mezzo autunno, sferzata da un vento gelido che s’infiltrava, subdolo, tra le reni degli abitanti, alcuni sentirono latrare, simile a un pianto, la cagna Neve che videro correre per tutto il villaggio, come fosse uscita di senno. La povera bastarda cercava di portare gli abitanti verso un luogo da lei scelto e così alcuni uomini e donne, stringendosi tra loro per darsi forza e coraggio la seguirono fin sotto la tettoia dove, svenuta giaceva la bella Elina. La cagna guaiva e leccava il viso tumefatto e sporco di sangue ormai raggrumato così come le vesti strappate e le cosce nude dove era colato dal pube sangue oramai rappreso. Elina era stata violentata e chissà da quanto tempo giaceva seminuda al gelo sferzante del vento. Aveva lottato, si era difesa, lo si capiva dalle vesti strappate, dalle unghie insanguinate e lacerate, ma solo la sua fragilità, l'aveva fatta soccombere, facendole perdere la verginità. Fu una brutta mattina, una mattina indimenticabile per le memorie di tutti gli abitanti del villaggio. Elina, la loro sottile bellezza, brutalizzata, sventrata, violentata, le avevano rubato la sua illibatezza, la sua intimità e la gente umile capì che c’era più amore nella bellezza per le cose fragili, molto di più che nella sottile bellezza di Elina e cercarono in ogni modo di non farle soffrire la solitudine, tutti le furono vicini e armati di grande solidarietà. Era venuta alla luce una nuova bellezza, la bellezza delle cose fragili che pur non avendo intaccato la sottile bellezza, certamente l’aveva scossa, nell’ intimo più profondo. La fragilità, come il riverbero tremulo di una candela, un niente. E i giorni, sempre uguali, continuarono a scorrere e non c’era bisogno nemmeno di sapere quali fossero, dato che era il clima che li rendeva diversi l’uno a l’ altro e ormai anche l’inverno era sopraggiunto. E non si sentiva più la ragazza di prima, la ragazza che da sola aveva avuto il fermo coraggio di tornare alle origini, di tornare alla verità, al suo villaggio, dai confini della dimenticanza. Essa che poteva essere un regalo per gli altri, era fragile, la sua sottile bellezza era diventata sofferenza, solitudine. Lei pervasa, ormai, da questa nuova bellezza delle cose fragili, poteva decidere di rialzarsi e ricominciare. Ne soffriva dentro, in lei era subentrata l'ansia, la paura del buio, le batteva il cuore, la malinconia, aveva perso fiducia nel prossimo e nulla le interessava più, nemmeno mangiare per poter continuare a vivere. Ecco, aveva conosciuto questa fragile bellezza. E tutto questo solo per aver dato asilo a due viandanti. E così Elina si recò al fiume, dopo aver fatto mangiare, vicino al fuoco, la sua adorata cagna, e lì, riempì di grossi ciottoli un sacco che fermò più volte con della corda robusta alla vita e si lasciò possedere dalla corrente, si donò, quasi a purificarsi, ai vortici di quel fiume ribelle che, sulla mappa del villaggio, ne segnava una piccola venatura proprio ai confini della verità. 
– massimo:14/08/2014 -



28 luglio 2016

Miscellanea: In un abbraccio





“ I versi, arrivano piano e si posano nei pensieri senza far rumore. Spesso li tengo lì, perché, non so... ho come una timidezza nel dirli. “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair) 


 
E nei giorni di pioggia ci stringiamo l’ un l’ altro in un caldo abbraccio, chiudendoci in casa e dedicandoci ai nostri sapori, assaggiando gli umori, respirando i nostri odori. Allora e solo allora mostri l' anima e metti a nudo quello che senti dentro e m' appare quel che sei realmente. Hai bisogno di serena intimità, di tranquilli abbandoni, di beate emozioni, hai certezza del mio calore, della mente che libera le tue pulsioni e ti trasforma nella donna che esaudisce le mie voglie. E allora nessuna vergogna, nessuno sconcio, si frappone tra noi e qualsiasi gesto, qualsiasi atto, su mia richiesta o su tua personale iniziativa tu mi regali, si purifica e si libera delle possibili scorie sconce di cui gli stereotipi lo ritengono incrostato. Hai quella curiosità capricciosa che spinge l’ essere umano a voler conoscere e capire, avendo scoperto che possiedi quella forma di crescita che il più delle volte è innata nell’ intelletto. Da sempre ti ho chiesto di soddisfare e da sempre hai esaudito ogni desiderio, dai più intriganti ai più intimi particolari ed eccessivi e li hai fatti divenire possibili, semplici, naturali, perché li hai raccolti tutti in un abbraccio, limpido e naturale, spontaneo. Il nostro rapporto è racchiuso in un abbraccio, l’abbraccio che mi desti quando decidesti di vendermi la mente e l' anima. Noi uomini pensiamo che il mondo ci giri attorno e per voi diventa stancante fingere che sia vero. Senza di te, dei tuoi si, dei tuoi va bene, io non sono un cacchio di niente. E' l'amore, l' amore, l' amore che ci cambia la vita. E non ti chiesi mai di restarmi accanto, né mai  di non lasciarmi; io sono nato libero, fluido come acqua di roccia e ho lavato scorie di una mente impigrita. Sono passati i giorni sopra i miei occhi stanchi che a sera poi ti cercano e penso a tutti quei momenti fatti di trepide attese dove la stretta del tuo abbraccio si unisce forte alla mia. Non si cancella il tempo che ha regalato perle, io chiudo le finestre per non far raffreddare il caldo, il tepore che mi hai lasciato addosso, conservo le tue mani che cercano i miei fianchi. Io sono ciò che hai voluto, ciò che vuoi e ciò che vorrai, ho ancora memoria di esserlo per sempre, dimmi che ancora il giorno o le tue notti bianche, ti narreranno di me. E' questa specie d’ amore che ci ha cambiato la vita; è questo intrigo che ci tiene avvinti in un unico caldo abbraccio. Sei forza che mi contrae o mia necessità mentale, so solo che sento e percepisco tutto, ancor prima che tu riesca ad aprir bocca e mi basta afferrare la tua crescente attenzione per sentirmi circondato di te. E tu ci sei sempre, pronta ad abbrancarmi fino in fondo, fino a dove il cuore si scioglie con le voglie più assurde e impossibili. E’ l’ amore, l’ amore, l' amore che cambia la vita. Mi chiedo dove incomincia e dove finisce un abbraccio quando la mente non vuole altro e non si concede la pausa o l'inganno, è forse in me il bisogno o sei tu che non vuoi fuggire. E ancora mi chiedo dove inizia e dove si perde un abbraccio, se non nei tuoi occhi che sono soltanto per me.
- massimo:25/03/2006 -

27 luglio 2016

Miscellanea: Torneranno i prati verdi

 
 
 

 

“ … Ho Piccole Cose che mi catturano l’animo, danzano con me, spazzano tristezze …
(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair) “

 
Passo dopo passo ho cominciato a ripercorrere per l' ennesima volta la lunga strada verso casa. Troppo spesso e molto volentieri me ne sono allontanato, il più delle volte senza nemmeno sapere il perché e a volte, forse, per la mia maldestra, infantile abitudine o forse per la tanta sicumera. Ma si, sono un eterno ragazzo che ama il vento che carezza l’ erba che calpesta, che ama l' aria fresca, l' aria novella come il vin dolce e s' incammina in cerca di mondi nuovi e diversi e delle sensazioni, delle emozioni, degli intrighi di cui sono pervasi. Ora è il tempo giusto, è Novembre e già m’ attende il brillare degli occhi nel coinvolgimento reciproco, il calore dell' accoglienza, della rappresentazione, dello stare insieme, della vicinanza e dell’ appartenenza, della fratellanza, della buona compagnia, la frenesia del giorno, la serenità della sera, la pace della notte, la sicurezza totale. Vorrei tornare alla mia stanza, vorrei liberarmi del mantello che ha protetto, come scudo, il cuore dall’ ignoto. Avrei desiderio di cercar nuove parole, mai pronunciate, non le solite, oramai, desuete e stronze parole, ma sarà necessario acquistare un dizionario privo dell’ indice alfabetico, solo così potrei scovarle. Vorrei sfilarmi dai piedi questi stretti calzari che, certamente, mi hanno protetto, ma anche rallentato il passo nel vagolare tra fango e neve, tra valli e monti e, infine, scaraventare sulla scrivania il vecchio copricapo, che ha riparato la fantasia dalle tante contrarietà. E ora m' appaiono lontani i giorni in cui mi chiedevo, sconcertato, come fosse possibile ripetere gli stessi errori commessi in precedenza, naturalmente in situazioni assai diverse l' una dall' altra. E, come un povero deficiente, mi sforzavo di giustificare questa condotta strampalata, insomma per ogni situazione mi arrovellavo nel trovare la giustificazione adatta, mi sottoponevo a un lavaggio continuo del cervello, l’ importante era che ogni azione non fosse riconducibile esclusivamente all’ improvvisa e inspiegabile smania che s’ impossessava della mia mente. So per certo, ringraziando il cielo, che non sbaglierò più. E tutto questo mi rinfranca, mi rigenera. Vorrei dire parole nuove, nuove nelle sillabe e nelle vocali, impararle a memoria, una volta per sempre, per parlare a chi mi è d' attorno, a chi mi fa sentir protetto, al caldo della sera. Questo è l’unico modo di sfuggire tutte le cose che hanno fatto di me quello che ero e che non vorrei si ripetessero mai più. Son sicuro d’essere un uomo di libertà, godo del crogiolarmi nella mia intimità, nel rifugiarmi tra le mie cose e nel vivere, mentalmente, da solo, in questa fetta di mondo che già posseggo, di cui, solo io, sono l' assoluto padrone. Novembre è già alle porte, è tempo di ritrarsi nel sonno dell' inverno, ora la linfa deve  rinnovarsi col riposo. Novembre, tempo di castagne; è il tempo d’ inebriarsi del profumo delle caldarroste, lì agli angoli delle strade o sotto i portici, nelle grandi piazze. E' tempo di vendemmia, il tempo è adatto alla conta delle olive, ora bisogna ricreare olio novello e vin nuovo. Novembre ricco di proverbi. C' è l' esigenza ch' io mi fermi. Novembre co' i suoi funghi e detti antichi. E già l' inverno incalza, definitivamente e vento e gelo spadroneggiano. E' d' obbligo che mi decida a interrompere queste parole, questi pensieri. Li riprenderò; aspetterò la prossima primavera, quando ritorneranno a splendere di verde i prati. Ora la mia presenza qui è necessaria.
- massimo:03/11/2016 -
 

15 luglio 2016

Miscellanea: Vaghe stelle dell’ Orsa






“ Il pianto della pioggia è il solo che lava la terra, quello degli uomini la rende feconda. E' dalle lacrime che partoriscono fiori di rinascita.” (bitw)


Notte di un’ estate appena cominciata e un cielo terso; si mettono da parte le ansie per dare spazio e sfogo a qualche pensiero leggero, un poco frivolo. E’ ora d’ incominciare a sognare e allora cosa chiedere a queste stelle che brillano nell’ immenso cielo? vaghe stelle notturne, vorrei chiedervi anche qualcosa d’ effimero nell’ immediato, magari un meritato riposo in qualche isola poco navigata, tra pace, silenzi, divertimento non troppo estremo, non tanto eccessivo e qualche notizia lieta, finalmente positiva. E ancora a queste mirabili stelle chiederei la restituzione della mia felicità perduta, ma poi esiste davvero questa felicità che passa i suoi giorni sulla bocca dei filosofi e di qualche poeta vate? e infine di non impormi più notti insonni, cariche di calura maleodorante, inerzia mentale e d’ abulia. E che altro chiedere se non del vento malefico, di questo vento inutile e lontano dal portar benefici alla comunità, che ci fa rinchiudere in noi stessi, ci fa star lontani gli uni dagli altri, ci fa diventare cinici come lo è esso stesso. Perché rivolgo lo sguardo alle stelle così poche volte dimenticando che il cielo ne è costellato? Perché di notte cammino a capo chino e silenzioso e non mi distendo, da anni, nel mezzo di un prato verde, ripensando a me stesso? e, per dirla tutta, questo è un peccato davvero assai mortale; forse perché sono limitato, chiuso mentalmente, potrebbe anche darsi; sprango la porta per impedire l’ accesso a qualsiasi influenza esterna e manco completamente di elasticità nell' accettare che altri possano avere opinioni, percorsi mentali ed esperienze diverse dalle mie, senza la presunzione di credermi unico detentore della saggezza e della verità assoluta, mi rendo limitato perché la realtà è che non sono niente e non so proprio un bel nulla; sono semplicemente un uomo imperfetto che s’ arrangia, sarà già un miracolo apprezzabile se riuscirò ad afferrare una briciola di conoscenza durante l'arco di tutta la mia vita. Forse perché sono come il cartellino con il prezzo imposto che rimane presuntuosamente esposto su di un bellissimo vestito anche in tempo di saldi, ma che può diventare un abito che resta nella vetrina per anni e, non venduto, ogni sera alla chiusura viene riposto con cura, inutilmente, fino a perdere inesorabilmente tutto il suo valore e a passar di moda. Ma da lassù le stelle afferrano il mio sguardo e mi scuotono da questa pietosa autocritica, mi abbandono al magnetismo ineluttabile che emanano e ancora ritorno fanciullo quando il vederle luccicare mi confondeva e mi animava la fantasia, quando bastava il loro baluginare a inventarmi il Paradiso e come lucciole, sempre vagabonde, provavo a contarle e ricontarle, perdendomi inevitabilmente. Voglio come allora sospendere il mio pensiero; perché confessare a queste vaghe stelle i miei propri limiti eviterebbe talvolta lo spiacevole stare a guardare la felicità degli altri; il tempo, quello necessario, sarà la migliore medicina per guarir le ferite, poi verranno i giorni della riflessione perché a volte bisognerebbe andare oltre le cose e nessuna gradazione intermedia mi sarà consentita e per un suggerimento sul futuro almeno quello prossimo mi rivolgerò agli astri. Venere ne è un esempio perché porta consiglio proprio in questi momenti, in queste sere è più luminosa dato che è molto vicina a noi e un po’ più lontana da altri pianeti affascinanti. In un bisbiglio di stelle periferiche, mi guarda infatti, voltandosi indietro, un’ orsa, mi vorrei addentrare negli abissi celesti per poi fermarmi accanto a lei e riposare carezzandole quella sua testa tonda. Allora stelle, io non v' interrogo, risponderei solo io, oggi, a me stesso, ma datemi l’ illusione della magia e smantellate le tenebre della notte e dei miei pensieri, fatevi femmine incantatrici che ammiccano e consolano. Vaghe stelle dell’ Orsa, non mi dimenticate. 
– massimo:08/07/2015 -



8 luglio 2016

Miscellanea: L' uomo dell' armonia, riflessioni







“ Oggi pioviggina,
un vento leggero mi sta offrendo in dono il profumo della terra bagnata. 
E' un profumo particolare, piacevolmente intenso, simile alla passione, 
è quasi come se la terra stesse facendo l'amore con la pioggia. " 
(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


E’ nella mia natura, nella mia innata inclinazione il bisogno d’ alleviare le sofferenze degli altri, il fine, lo scopo è far sorridere chi m’ ascolta, chi crede in quello che dico, nelle parole che la mia mente elabora. Questo stupido spettacolo viaggiante sono io. Sono un clown? non saprei, un filosofo? non direi, uno psicologo? assolutamente! Sicuramente una persona qualunque, un qualsiasi soggetto di quelli che si confondono tra la folla. Ma ovunque vado porto serenità, perché in me è di casa la serenità, grande pace della mia mente sicura, tanta tranquillità e la gente mi cerca, m’ acclama, mi corteggia, m' incoraggia, perché ha bisogno di quel che è in me, nel mio corpo, delle pulsioni, degli stimoli, dell’ energia che si fa strada per uscire allo scoperto, insomma, dell’ armonia. Ha bisogno di rilassarsi, di riposare, ha bisogno di ridere, di dimenticare, di lasciarsi alle spalle le preoccupazioni. E io faccio ridere chi vorrebbe piangere e felice chi sta per soffrire, rendo gaio chi è preoccupato, sereno chi è confuso, perchè accetto le cose così come devono andare. Sono l’ acchiappanuvole, sono l’ acchiappaistanti, colui che ferma il tempo con una risata, l’ uomo dell’arcobaleno, l’ uomo dell’ armonia. Offro desideri e regalo speranze, non vendo chiacchiere ne spargo fumo in questo mondo dei potenti, in questo mondo bastardo, in questo mondo malvagio, in questo mondo malato. Io conosco i confini delle mie possibilità e mi amo così come sono. La gente m’ invita nei suoi rifugi, m’ offre latte per rinfrancar loro lo spirito, mi spinge al capezzale degli amici affranti e per ognuno ho la parola giusta e alla fine m’ allontano lasciando in dote un sorriso carico di gioia che s’ affaccia sulle loro labbra raggrinzite. Sono felice di portare, di donare, d’ offrire serenità in ogni dove, in ogni rivolo sperduto del tempo, in ogni meandro maleodorante di questo fottuto villaggio. La mia fantasia vola più in alto dell’ arcobaleno, tant’ è che m’ appisolo, a volte, su di una nuvola, proprio più in su del verde di uno degli archi dell’ arcobaleno e ancora vagolo e poi vagolo spensieratamente, per monti e per valli e m’ allontano dalle preoccupazioni del presente, dato che ho acquisito una serenità interiore che mi cresce dentro ogni giorno e sempre più come una conquista. Può sembrare in apparenza, che io rimanga solo, isolato, ma non è così, perché ho in me i pensieri sereni che m’ accompagnano, pensieri carezzevoli che mi cullano, pensieri positivi che si distendono al mio fianco e giacciono con me. E così non potrà mai accadere che io rimanga solo e gli uditori, i discepoli, i compagni di viaggio, i passanti, i ricchi, i poveri, finanche i distratti, gl' indifferenti, gli ipocriti, i malfidati, i cinici, i perversi, i dannati, i ladroni, si fermeranno a guardare e riposeranno, stringendosi attorno al mio giaciglio e nel tempo si prenderanno anche cura di me, in questo mondo affannato. Ho bisogno di tutto questo e so che così sarà. Io sono l' uomo della serenità.
- massimo:26/07/2014 -