4 agosto 2016

Miscellanea: Il profumo del pane caldo.







“ Tra me e il Silenzio c' è sempre stata un' attrazione particolare. … E' una necessità che mi fa star bene. … Quando lo cerco, è per ricevere le Sue carezze. “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)



E mi giunge, nel bel mezzo della notte, il profumo del pane caldo, sicuramente appena sfornato, un aroma fragrante che invade tutta la stanza. Le serrande dei balconi sono alzate, protetto dalle zanzariere mi stendo sul letto tra le mura amiche, tra queste quattro pareti che raccolgono tutta la mia vita, che raccontano in un soffio il passato, il presente e certamente anche il mio futuro; queste mura cariche di libri, che parlano di studio, di poesia, di letteratura, di critica, di narrativa, ricchi di cultura e senza alcun dubbio di grande interesse per me e per chiunque voglia sfogliarli, anche se sono stati rarissimi i momenti in cui una donna o un amico li abbia stretti nel palmo della mano anche per pochi istanti o passati in rivista, con l’indice della mano, i titoli impressi sul dorso. E penso a quest’ eterna ruota che gira: gira la ruota, gira e riparte. Altro giro altra corsa, grida l’ imbonitore tentando di avvincere gli astanti sorridenti ma pigri nel pagar moneta e chi prende il fiocco rosso vince una nuova ma breve e intrigante avventura, un altro giro in regalo, suvvia, avvicinatevi, altro giro altra corsa. La notte afosa è carica d’ umidità. Non ricordo o forse provo fastidio a rovistare negli angoli della memoria anche perché il tempo è un venditore d’ ingannevoli realtà. Quante donne sono passate per questa stanza per un semplice intrigo o per più tempo, quanto zucchero filato ho assaporato baciando le loro labbra, steso di fianco a loro? Quanti fiocchi rossi ho vinto? Molti, veramente tanti. Ogni cosa ha un suo tempo, anche le favole e non si può apparire per quel che non si è, e visto che non sono indifferente ai sentimenti e alla morale comune, ne sono seguace di quella scuola di pensiero, ho  bisogno di rivedere la mia vita, questa ancor giovane vita, come un montatore seziona alla moviola le scene di un film, fotogramma per fotogramma. Sembrava possedessi ricchezze immense, invece, purtroppo, stringevo tra le mani solo le redini di un calesse, un misero calesse con la ruota fuori asse, vecchio e sgangherato. In ogni prestazione ho solo ragionato freddamente, ho schierato la mente, mai il cuore, mai ho messo in campo, anche a partita iniziata, l’ anima, nemmeno un minuscolo pezzetto di quell’ anima mia, colorata dei colori pastello dell’ arcobaleno; ho dato immenso piacere, il piacere è stato il fine di ogni mia interpretazione e nell’ offrirlo, poi, ho ricavato gioia, ho ottenuto massima soddisfazione. Quante foto sbiadite si accumulano nell’ album dei ricordi, tante, come un deposito di scatole vuote, mancate; siamo quello che resta, quel che sono riuscito ad arraffare. Rimane solo la notte, sopravvivono soltanto i ricordi e tra le mani non ho nulla di più bello di questi. Io sono un po' come quei ragazzini che riescono ad accontentarsi di bere alla fontana vicina e godere di quella bevuta d’ acqua fresca pur di non percorrere cinquecento metri e bere, avendone la possibilità, al bar dietro l’ angolo, una ricca coca cola ghiacciata, con l' aggiunta di una fettina di limone. Non voglio più godere di quello che passa il convento e che seleziono con mente fredda! Non voglio più dissetarmi di semplice acqua. Devo andare al di là dei lustrini, delle perline e delle paillettes, al di là dei personaggi di carta pesta, spesso ingigantiti e resi intriganti anche e solo, dalla mia fervida fantasia. Se questa continuerà ad essere la mia linea di condotta, non posso far altro che strappare il cuore dal petto, perchè sarà un modo d’ essere sicuramente perdente per i cento e cento anni che ancora mi restano da vivere; suggerisco a me stesso d’ aprire, una volta per tutte, gli occhi: la realtà si sta nitidamente srotolando. La speranza è l'ultima a morire, ho bisogno di vero amore, di un amore intenso, che mi porti allo sfinimento al solo pensarci e sconvolga la mente e mi metta brividi solamente al sentire la sua voce intensa, più di una qualsiasi notte d’ amore lascivo, più di cento bastoncini di zucchero filato; ma, dicono i saggi: chi di speranza vive disperato muore. E così non mi resta che questa notte afosa con la sua maledetta umidità e quel profumo di pane caldo, appena sfornato, che invade la stanza e penetra fin dentro le narici. Speriamo non arrivi l’ inverno, carico di rami secchi, colmo di foglie cadute e morte, che al solo calpestarle procura un leggero malessere, così come il freddo e la pioggia e le nuvole che incombono minacciose sulla mia casa e che disturbano e intristiscono tutto il mio essere. Speriamo non arrivi il vento, quel vento violento, spietato, assassino, ma splenda, soltanto, il sole così come nella mia anima e la mente sia invasa da questo profumo di pane caldo, sicuramente, sfornato da poco e l’ aroma fragrante che riempie tutto il mio studio, m’ allaghi il cuore. Perché il pane caldo diffonde profumo d’ amore, di bontà, commuove, è un odore atavico della nostra, della mia infanzia, pervade tutti noi d’ amore e ci stordisce e ci culla piacevolmente. Questo è l’ unico rovello che mi rode. Sono in cerca di uno splendido amore, non sono in cerca d’ altro. 
- massimo:17/06/2015 -

 
 

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