4 agosto 2016

Miscellanea: E ancora amore, nihil difficile amante.




 

“ Oggi la campagna  mi sta concedendo un assaggino d'estate.
Un vento leggero la sfiora e lei danza con lui. E' incantevole. 
Ringrazio ogni giorno la Vita per avermi concesso il privilegio del suo amore.” 
(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Crisi di gelosia. Mal d' amore. L' amore non ammette un solo tradimento sia pure dopo anni e anni di forte legame, l' amore è così! Rode. Allora è inutile prendersela con se stessi, basta aspettare un po' di giorni, l ' ira sbollisce e il tradimento è svilito ad equivoco e si torna a ragionare. Ma che dici? sarebbe semplice vero? Non bisogna dimenticare mai che la vita di ognuno di noi è fatta d’ amore, odio, invidia, generosità, lealtà, tradimenti. Sicuramente è stato veramente strano il rapporto tra quei due, la passione esplosa. E ancora amore, trentanove anni lui, ventitrè lei. Quell’ amore richiama Ovidio: “ Nec tecum nec sine te vivere possum. Non riesco a vivere ne con te ne senza di te; lei ventitrè, lui trentanove! Amore amaro, amore che può far morire dentro. “ Buonanotte anima mia, ora spengo la luce e così sia ”; sarebbe stato più signorile interrompere la relazione subito e invece l’ uomo, questo rapporto non riusciva a troncarlo anche se aveva sempre avuto problemi nel portare avanti una storia d’ amore e di conseguenza cercava nella donna solo sesso; quest’ amore se lo spalmava addosso come una crema, se ne beava quasi fosse il salvatore di situazioni intricate e desolanti. Perché lui come persona mediamente normale, tendenzialmente colta, essenzialmente mite e moderata, quando si trattava di relazionarsi a un amore, perdeva lucidità, senno e ragione. Era molto passionale, si donava troppo, s’ immedesimava nella parte e totalmente ne era coinvolto, pareva l' Ivanhoe che in sella al suo destriero guerreggia per i miseri e i derelitti! E se fosse stata la differenza d’età? Lei ventitrè, lui trentanove! Si, la risposta era non solo nella differenza d’ età ma nel tipo di donna con cui aveva a che fare e della quale si esaltava. Un piccolo cuore non supera gli ostacoli, ma il suo era immenso; aveva donato da subito e senza alcun dubbio il suo, ma molto di più la mente e conservava lei, fasciata come un cristallo in uno scatolone da trasloco; una bella donna, procace, intrigante, sessualmente porca, nera in tutte le parti pelose del suo corpo, nell’ anima e negli occhi rivolti sempre verso il basso, di poche parole durante la conversazione e mai banali, senza fronzoli. Fin troppo sagace, astuta e accondiscendente con le donne che reputava intelligenti e più scaltre di lei, servile ma insinuante nei modi con gli uomini, tutti. E con  lui aveva usato queste armi e se lo era bevuto come si beve un bicchiere d’ acqua fresca, tutto d’ un fiato. Piano piano le era entrata dentro le ossa, passo dopo passo, con calma: un’ amplesso, una chiacchierata, un secondo amplesso, una seconda chiacchiera; parlava sempre e solo di se stessa, della famiglia, della vita già rovinata da quattro anni di matrimonio con un uomo, molto bello, molto corteggiato, di poco più grande di lei che, a detta sua, aveva bruciato le tappe verso il matrimonio, solo per unire il suo stipendio a quello di lei. Ma non rivelava che, il bel marito, ai miei occhi il classico giovane che sfila sulle passerelle della moda, l’ aveva trovata nuda ad amoreggiare, nella loro camera da letto, con un amico di famiglia, rientrando improvvisamente in casa. Lei cantilenava che non c’ era amore, che l’ amore non era mai sbocciato. Nihil difficile amanti: nulla è difficile per chi ama; al semplice spettatore, poteva sembrare che il rapporto che si stava instaurando tra la giovane e l’ uomo, lo stavano vivendo sopra le righe e che giunti al quid, sarebbe finito, come sempre, nel peggiore dei modi. Lei non era mai banale, insinuava nella mente dell’ uomo il concetto del “bisogno”: bisogno di lasciare il marito, bisogno di certezze future, bisogno d’ amore e più in là nel tempo: bisogno di sicurezza e stabilità per i genitori e i fratelli tutti; si vedeva in un bell’ appartamento arredato e in zona centrale. Lo aveva stravolto, passava, con estrema noncuranza dall’ amore fisico a quello a distanza. La notte era simile al giorno che trascorreva veloce in un’ eterna telefonata. Se si amavano in macchina alle diciotto, alle venti, lei, tornata a casa, si barricava nel bagno e con la bocca incollata al cellulare voleva sentirlo godere mentre lui in macchina girovagava, per strade poco frequentate, nell’ attesa di lei e lo faceva venire godendo di nuovo pazzamente. Che storia bastarda, quanto sporca è la vita e le lacrime andavano verso il cuore. Fortunatamente non aveva figli, invece lui era già separato e con un figlio. Salviamo un briciolo del salvabile, almeno questo; le lacrime scorrevano come pioggia verso la mente; oddio che brutta storia! In lei vedeva la giovinezza, la freschezza che lui, seppur giovanissimo, non poteva ne voleva accettare perdere nel tempo; il sesso sfrontato, sfrenato, sempre al limite e in pericolo come sul filo di un rasoio; sperimentava, con lei, sensazioni emozionali erotiche mai provate prima e che in casa non avrebbe mai potuto assaporare. Era ninfomane? E allora? Gli era indifferente, tanto si comportava come fosse il suo tutor, il suo anfitrione, il suo rifugio, la sua ancora di salvezza, il suo tutto. Era condizionato emotivamente, non riusciva a giudicare con equilibrio questa storia dolceamara, questa triste nenia. Cinicamente indifferente: era questo l’ unico modo per uscirne indenne. Era dilaniato dalla mancanza di carattere e in questo frangente, dalla presunzione d’ essere il salvatore della patria, dalle parole dette da lei e che lei sapeva centellinare pur di devastargli l' anima. La passione lo spingeva a esagerare i toni e non poteva essere diversamente, non ricordava che per troppo amore si può arrivare a odiare. E poi i molti sogni finiscono nel cassetto, le delusioni si sommano e il troppo sesso non soddisfa più, anzi nausea e al buio del proprio letto si comincia a tirar le somme e la mente già squartata, comincia a sprigionare giudizi secchi e definitivi. Il rapporto tra i due pareva ormai ai titoli di coda; lei, per la verità aveva da offrirgli solo trasgressione e lui di cosa aveva bisogno? Era stato travolto da qualcosa di più, sotto l' aspetto emotivo, stava vivendo un' esperienza emozionalmente significativa. In fondo era stato il suo schiavo devoto ma non nel senso erotico, in un vortice che l’ aveva travolto, che l’ aveva fatto ubriacare, drogare, allontanandolo dalla realtà creata dalla mente, da quel caos infinito di combinazioni possibili che vagavano nel suo cervellino, da quel dannato mattino in cui, vedendola passare in lontananza e a capo chino nella cornice del suo balcone aperto, l’ aveva fatta chiamare al telefono facendole dire di salire, nella sua stanza; non erano trascorsi nemmeno tre minuti che già sedeva sulla poltrona di fronte alla grande scrivania dal vetro nero, offrendosi allo sguardo penetrante come una promessa certa, come un dono già scontato. Giungere al suo richiamo lo avrebbe annodato incondizionatamente, come ad una piovra avvolgente e strisciante da cui era difficile liberarsi. E quindi doveva finirla, troncare, doveva espellerla come si espelle un calcolo renale che una volta eliminato, cade, non visto, lungo la colonna di scarico e non ti permette nemmeno lo sfizio di sapere la dimensione, ma ti fa sorridere felice solo per il fatto di essertene liberato e alla fine di tutta la storia doveva, assolutamente, seguire il consiglio che gli aveva dato, sa sempre, suo padre: “ non tornare nel posto dove sei stato felice “. 
- massimo:25/05/2015 -


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