4 agosto 2016

Miscellanea: Tanto qui sotto nulla è peccato.








"C'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non 
la smetto di ricordare ... " (Manuale d'amore 2)



Ho scoperto il sentimento in un battere di ciglia. Non c' eri, esistevi? Dov' eri? Le menti unite, sei qui vicina solo nel desiderio. Vale la pena donarti il cuore. Lo vuoi il mio tutto per te? Ti ho amata da sempre, da subito. Emozioni forti mi hai dato ogni notte. Ricordi? Sensazioni dolci, piacere. L’ attesa di poterti sentire, la gioia di darti il mio respiro. Il bisbiglio affannato all'orecchio, ascoltare la tua voce vibrare. Queste le mie emozioni. Le tue? L' intrigo delle menti. Noi simili nel nostro orgoglio. E il tuo pensiero continuo, costante, quotidiano come a voler dirmi: " Sono qui ". E io bugie, buttate lì a mo' di verità, per ferirti, per farti e farmi male. T' abbraccio con il cuore, pensami nel tuo letto, un momento ogni notte. Dopo dieci mesi di prendersi e lasciarsi, questo le scrisse Francesco. Lei, Francesca, lo aveva amato tanto, ma lui non aveva saputo ricambiare il dono che gli era piovuto dal cielo; esaudiva ogni desiderio e riusciva a farlo proprio, come se lo avesse elaborato la sua mente, non quella di Francesco. Ma lui voleva di più. Cosa voleva poi? E la donna diceva: “ Hai tutto, hai me, non ti basto? Perché compari e poi scompari? Vai vagabondando in cerca di che? E mi dici che riesco a portarti all’ oblio! Non posso accettare tutto questo, dici di adorare il mio corpo e la mente e poi sparisci per giorni. La noia, quell' immensa noia, che togli e metti come un soprabito, a tuo piacimento, mi da tanta agitazione e questo non me lo posso permettere perché in casa crea problemi con lui, ma, soprattutto, non sono serena e libera mentalmente nel lavoro. Io non sono il tuo gioco e se vuoi questo, solo questo, d’ora in poi il mio gioco sarai tu ”. Che sciocco, cosa desiderava ancora che già non aveva? Perché si faceva prendere dall’ irrequietezza, perché vagava e poi, in cerca di che, di cosa? Che altre emozioni poteva provare che non aveva già provato con lei? Francesca andava letta nelle frasi che non pronunciava e, principalmente, negli sguardi, in quei profondi occhi verdi, che l’ avevano inebriato fin dal primo momento che se l’ era trovata di fronte, seduta, con le gambe accavallate e la gonna leggermente sopra il ginocchio, lì nella sala d’attesa della Radiologia del suo ospedale. E poiché la bellezza è un bene pubblico e quindi un bene necessario, aveva attorno un pubblico che, a stento, si tratteneva dall’ applaudirla. Possedeva, a quarant’ anni, una boutique in via Montenapoleone e si era fatta desiderare e prendere in moglie da uno svedese, ricco e molto avanti negli anni, conosciuto in un viaggio di lavoro a Londra. Con lui, da subito tanta sincerità, nessun amore nè trasporto, ma solo caro affetto e calda amicizia che li faceva vivere in una tranquilla serenità, coccolandosi. Seducente, distinta, signorile, spiritosa, fin da giovane si era costruita una maschera che, agli occhi degli estranei e dei superficiali, la rendeva aggressiva e la faceva primeggiare in tutto e porre al centro dell’ attenzione, come un’ ape regina, gelosa e possessiva. E così la chiamava Francesco. Con lui era se stessa, era la gatta docile e mansueta che gli faceva le fusa, poggiando il muso su i suoi piedi nudi, ma sapeva cacciare gli artigli se necessario. “ Sarai il mio futuro, preparerò la cena solo per noi due e siederemo abbracciati al riverbero del nostro camino. Solo con te mi vedo, quando lascerò mio marito. “ Il fatto che fosse lei a preparare la cena per il suo uomo era di fondamentale importanza. Le lunghissime telefonate, i bisbigli notturni, le ore d'amore e di sesso sfrenato. Si erano capiti immediatamente, senza bisogno di preamboli, finzioni o parole superflue. Si erano intesi subito e subito s' erano presi. Lui, medico quarantatreenne, interessante e piacente, a detta di chi gli stava attorno, si era lasciato condurre per mano e dedicato a lei senza indugi. Le novità erano la sua quotidianità e fin da giovanissimo amava solo situazioni intricate, le più delicate e a volte rischiose, in quelle troppo semplici, facili per lui, non ci si metteva proprio o fuggiva subito addossandosi ogni tipo di colpa. La gelosia insita in Francesca e la possessività erano l’ ostacolo e per lui una montagna invalicabile, lo voleva tutto per se, guai se un’ altra donna mostrava semplice gentilezza. Certe storie non nascono per quello che sono e non sono nate per durare. Aveva timore di tutto questo e, pur amandola, si era ritratto pian piano, delicatamente e con educazione, com' era solito fare in queste situazioni. Aveva paura d’ impegnarsi e quasi non vedeva futuro con lei. Una cosa era amare una donna già vincolata e con una vita propria, un’altra il convivere, quotidianamente, pur lavorando entrambi tanto e fino a tarda ora. Il vecchio marito, per Francesco, era un’ ancora di salvezza e il suo esistere era fondamentale poiché, presente lui, la convivenza si allontanava. Anche nei loro giochi erotici, nel miniappartamento preso in fitto per i loro incontri, volando con la fantasia a volte, per una più profonda eccitazione, veniva evocata la sua presenza passiva. Da oltre un anno, non la sentiva più, l’ ultima telefonata, fatta per educazione, solo per sapere come andava, insomma le solite sciocchezze, dettate più dalla curiosità che da altro, lei aveva accennato, tra una risata stridula e una battutina acida, a problemi di salute, a detta dei medici, da approfondire senza perder tempo e con molta serietà e a vari appuntamenti prenotati in uno degli ospedali cittadini, per delicatezza aveva evitato quello dove lavorava lui, per sottoporsi ad accurati accertamenti diagnostici. Attualmente viveva sola, il marito era tornato, definitivamente, in Svezia, dove aveva dei parenti. Stordito dalle notizie, con una scusa banale aveva interrotto la comunicazione salutandola. Era molto turbato, come se una forte scossa di terremoto l’avesse colto inerme, nudo, impreparato a rifugiarsi all'aperto e in un moto nervoso, addirittura, cancellò dalla rubrica il numero del cellulare di lei. Come fare per distrarsi e non pensare alla telefonata? Come fare per dimenticare la sua magica donna? Cosa inventarsi per dimenticarla? E’ passato altro tempo e Francesca è scomparsa da ogni dove, sparita senza lasciare un segno, niente. Francesco ha chiesto informazioni a chi poteva, a chi sapeva di loro, ma senza alcun risultato e per darsi una risposta positiva, diceva a se stesso che, sicuramente, era andata a vivere con un uomo attraente, certamente un architetto, ingegnere o un ricco industriale e la sera preparava la cena, sedendo poi, abbracciati, al riverbero del loro accogliente camino. E solo convincendosi di questo, poteva sorridere sereno. E pensava che non sarebbe mai più riuscito ad essere felice, sbagliava perché c’era sempre la speranza così come vi erano cose che sarebbero rimaste scritte nel suo cuore.
- massimo:21/04/2015
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