16 marzo 2017

Racconti sensuali: Era simile al sole







“Felice giornata a chi ora apprezza questo sole incerto schiaffeggiato dal vento!” (bitw)
 

Il salmone era affumicato, a corredo un quadratino di burro e prezzemolo finemente tritato, infine crostini ancora caldi. Faceva bella mostra di se su di un carrello, dove si accompagnava ad una fetta di gorgonzola dolce, la mia passione. Due punte di questo prelibato formaggio da spalmare sui suoi capezzoli duri, anche per la leggera brezza che sfiorava la terrazza dove sedevamo. La bella insalata con erbette di campo, pomodorini cherries, uva passa, pinoli, noci, mela verde, olio extravergine e un po' di soia era già in tavola alla mia destra, pronta per rinfrescare la grigliata di crostacei che sfavillava da tempo alla mia sinistra e mandava un riverbero lungo il suo volto simile al sole. Il tutto innaffiato, sicuramente, da un Müller Thurgau dal sapore fruttato, che vedevo svettare insieme al prosecco che mi stava servendo in un flute di cristallo in cui si rifletteva la fiamma delle candele posizionate con una strana geometria sul tavolo. Non conoscevo la donna che mi aveva proposto l’ invito; l’ avevo incontrata per la prima volta quando mi aveva aperto la porta del suo appartamento dicendomi con una punta di ironia: “Massimo?! “. Avevo visto il sole, si, era simile al sole. Entrata nel mio mondo una notte come un uragano, distratta, ironica, intelligente, viziata, commentando una mia poesia postata in un social network. Chiedeva amicizia e faceva apparire come se a chiederla fossi io. Da subito mi aveva detto di non amare il virtuale e dopo una decina di messaggi già mi parlava al cellulare, dicendomi: “Sabato prossimo, 18 Aprile, alle 22.00 da me, Via Giulio Cesare, ultimo piano, naturalmente al civico 31. Non ti affaticare, usa l’ ascensore. Castana, occhi verdi, un vestitino leggero e affusolato, sbottonato con cura sul petto e che lasciava vedere le ginocchia, ai piedi ciabattine bordeaux con piccolissimi strass. Un filo di perle al collo, orecchini simili, ai lobi delle orecchie. Non molto alta, era il mio sole. Raccontava di lei, del suo lavoro di architetto, della sua vita, dei viaggi frequenti, delle speranze, non poneva limiti alla provvidenza ma non aveva più certezze. Mi serviva con la dolcezza di una geisha, mi circondava di premure e di affetti, mi penetrava col profumo e i suoi occhi grigi, si ora erano grigi, mutavano a seconda del vento. Ero frastornato da tutta quella meraviglia ed ero preso da lei, moltissimo. Poi la sua cultura, l' ironia, mi eccitavano; insomma volevo, volevo essere io lo schiavo, desideravo che ordinasse di inginocchiarmi di fronte alla sua poltroncina, di alzarle fin su le spalle il vestitino per far emergere i seni pieni, di bere vino e d' assaporarlo in bocca per un poco e riversarlo con delicatezza sui seni, poi di asciugarla tutta, mammelle e ventre. Si, di asciugarle con la lingua tutto il vino che scorreva stando attento a non farle bagnare il vestitino, guai, disse, se si fosse macchiata col vino. “Dai succhiami ora, lecca i seni, bevi il vino misto a saliva e al mio odore di femmina, fammi estasiare, ma non toccarmi, solo labbra e la tua lingua vellutata, bada bene di non toccarmi”. Oddio non capivo più nulla, la baciavo, la leccavo, succhiavo, mordevo delicatamente il clitoride, inginocchiato tra le sue cosce. Aveva le mani avvinghiate ai braccioli e dimenava la testa mugolando e incitandomi. Aveva scariche per tutto il corpo che la lasciavano esausta. Alzai lo sguardo e notai che gli occhi erano castani, cambiavano al mutare del vento. “Dai, mordimi, così, ora, sono tua, ecco, oraaa, vengooo”. Si rilassò, chiuse gli occhi, io immobile, eccitatissimo, quasi impaurito. Prese la mia testa tra le mani, baciò le labbra e disse: “Sei stato divino, delicato, mi hai dato piacere e quello che più amo del sesso, meriti di passare la notte qui con me”. Era simile al sole. Era lei il mio solo e unico sole. – ilprincipedellemaree:18/04/2010 –
 

5 marzo 2017

Miscellanea: Il dono dell' amore

 
 



“ E quando le mie labbra si stampano sulla tua fronte, quando sciolgo i capelli al tuo sorriso, vorrei che tutto questo fosse eterno. “(bitw)
 
  
Quando conobbi l' amore, fu talmente improvviso che mi piegò in due, svuotò la volontà e l' ideazione, rimosse lo scorrere dei giorni in virtù del mio intelletto e mi lasciò genuflessa a umori e sensazioni dalle quali non ero capace di fuggire. Mi tolse la capacità di osservare e di gestire il mio tempo con la coordinazione e il ritmo di sempre. Quell' amore che mai mi aveva alleggerita da cupe paure e banalità tinteggiate da effimere passioni, quell' amore che mi rincorse mentre io giocavo e mi abbandonavo ai venti capricciosi della mia pelle. Mi travolse e mi lasciai trasportare da tutto ciò che accadeva, un tumulto nei semplici gesti, un nodo alla gola che mi stringeva quando eri lontano, una corsa frenetica per raggiungerti e la gioia che urlava quando mi eri accanto accecato dal desiderio. Anche il sudore era un pegno d' amore, un simulacro, energia  che si materializzava sulla tua pelle e si mescolava alla mia. Mi chiesi allora quale uragano mi avesse afferrato e scosso così a fondo fino a increspare le grinze più dure dell' abitudine e della quotidianità e più scorrevano i giorni, più rimbalzavo da discese e risalite inebrianti. Presto mi accorsi di come era grande e vero, ormai mi apparteneva e brillavo come un pianeta della sua luce riflessa su di te, mi nutrivo di dolcezze eterne e di forti emozioni e il tempo scorreva levigando le contrarietà,  rivestendole di comprensione, affetto e tenerezza. Tenevo stretto a me questo amore, perché vedevo crollare intorno certezze e riferimenti, lui no, rimaneva solido e granitico, mi avvolgeva sempre e non mi sentivo mai stretta da quella morsa, sempre gradita e inebriante. Mi sono chiesta a volte, tutto questo non finirà mai, io, ho conosciuto l' amore ed esso mi appartiene, noi ci apparteniamo, fusi in un universo che filtra solo luce. Mi appartenne il tuo decadimento, il tuo sfiorire sobrio e disincantato, le mie rughe tu non le vedevi, conservavi di me quella perenne gioia che veste a festa anche le ombre. Tante lune nacquero e tramontarono sui nostri volti contratti dalla vita, ma sempre pronti a distendersi con la complice volontà di protezione, di bisogno reciproco. E quando l'amore ha preso e dato tutto come avvenne, rimase la sua impronta nell' anima e non si arrese all' abitudine e al clamore del tempo, si vestì con prepotenza del suo abito più bello, regalandoci la serena condivisione dei nostri giorni. E per questo che ancora oggi ascolto la tua voce che mi accarezza e consola e ho bisogno di ricordare sempre come esplodesti dentro di me, dell' opportunità più bella che ho avuto, della grande tempesta e della più dolce bonaccia.
-  rosalba:04/03/2017 -