16 aprile 2017

Racconti sensuali: Angelique

  
 



“ Non può intercedere l' assenza a quello che ha creato il sole nei miei occhi, non può sedersi sul selciato mendicando suoni, ricordi o nostalgia. “ (bitw)


Era stata sempre una ragazza ribelle sin da quando era piccola. I maschi avrebbero fatto follie per stare una mezzora con lei, poiché li provocava al punto da farli impazzire di desiderio. Ma non si concedeva e mai si sarebbe concessa. Aveva un debole per gli uomini avanti negli anni, era un retaggio che si portava dietro da sempre e il sogno era quello di sposarsi o convivere, come minimo, con un cinquantenne, lei che non arrivava nemmeno ai trenta. Bella, un sorriso smagliante che, sicuramente, tra i suoi fan le era valso il nomignolo di “dolce sorriso”. Ogni uomo, per un suo sorriso, si sarebbe volentieri accarezzato di fronte a lei e lei, per tutta risposta, guardandolo si sarebbe eccitata e sarebbe venuta senza nemmeno toccarsi come se avesse avuto dentro il suo ventre quelle sferette a forma di frutta che ti fanno star bene ogni volta che ti muovi, insomma per intenderci quegli attrezzi che vanno per la maggiore nei nostri sexy shop. Venne a Torino un pomeriggio e lì la vidi, per quella prima e ultima volta, nella saletta passeggeri, interna al bar della stazione centrale. Ero intento a leggere il mio quotidiano, aspettando di far rientro a casa in treno, dopo il lavoro, quando la vidi entrare: bella, femmina, coi capelli rossi, ricci e lunghi, un sorriso invitante, due seni liberi ché ondeggiavano ad ogni passo, un vestitino leggerissimo sbottonato sul davanti sia alle gambe che al petto. Sedette a un tavolino e cominciò a guardarmi attentamente. Accidenti, mi sentivo in imbarazzo. Sorrise anche quando il ragazzo del bar le servì una limonata e mentre usciva dalla saletta, si sbottonò di più il vestitino facendomi vedere due seni bellissimi, da sballo, una quinta sicuramente. Sorrise e buttò l’occhio alla porta, stando attenta che non si aprisse all'improvviso. Ero tra l’inebetito, l’eccitato e l’esterrefatto. Disse: “Devi la tua fortuna al colore dei capelli, all'età e al fatto che ho voglia di vederti godere, ma non muoverti e non parlare, resta immobile. Voglio che vieni qui, sul tavolino, lo devi riempire col tuo piacere bianco e vischioso. Lo voglio vedere imbrattato della tua voglia, capito?”.Con mossa velocissima tolse lo slip, lo porto al naso ed aspirò chiudendo gli occhi, allargò le cosce mostrando una peluria rossastra. Tirò fuori i seni e cominciò a carezzarli. Mi spogliava nudo con gli occhi e fremeva dal desiderio, ”Dai tiralo fuori, fammi vedere se il tuo sesso è all’altezza del mio fiore così caldo, sono sicura che non hai mai visto una rosa rossa come la mia, vero?” Si che lo era, mi disse, incitandomi a toccarmi. Era caldo, gonfio, immenso, turgido, bagnato e bruciava come un tizzone ardente. Feci cadere sulla punta un po' di saliva e spostando i miei occhi dai seni scesi fino alla sua intimità tra le cosce, bianche e lentigginose e in un minuto, gemendo, godetti lì sul tavolino. Una goccia del liquido schizzò sul suo ginocchio, con l’indice lo raccolse e lo portò alle labbra, leccandolo. Si alzò sorridendo e disse “Caro, paghi tu la consumazione, vero?” Uscì dalla saletta interna al bar della stazione centrale, senza mai voltarsi e lisciando il leggerissimo vestitino.
- ilprincipedellemaree:25/04/2010(diritti riservati) -


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