12 giugno 2017

Racconti sensuali: Come tu mi vuoi

  
 



“Il fumo della mia sigaretta disegna il profilo delle ore che si fermano, mi avvolge, mi stordisce. Spirali di niente dense di pensieri che magicamente si arrampicano per poi dissolversi, lasciandomi inerte, ma pronta a ricominciare.” (bitw)


Sono la corda di violino nella tua mente di compositore sfrenato. Io sono lo strumento pronto a vibrare solo se tu lo vuoi. Solleciti la mia volontà e il corpo risponde. Mi piego come una canna al vento e t' aspetto mio adorato vento. Sei il mio padrone e tutto ti è concesso. Ecco che affiorano alla mente i ricordi indelebili dei nostri primi passi. Si, ricordo la prima volta che sentii quella spinta, quella morsa allo stomaco che mi procurò la tua assurda richiesta. Mi chiesi se non stavi oltrepassando i limiti, ma tu già capivi come possedere la mia mente. Sprofondai, scivolando rovinosamente, in una palude di sensuale sottomissione. Mi parlavi al cellulare ed entravi nella carne con le tue parole. Frantumavi il tempo della reazione e io t' ubbidivo, come ti ubbidisco sempre, in ogni momento della giornata. ... Ricordi? "Voglio che tu esca di casa, ora, immediatamente, senza truccarti ne pettinarti, pensandomi intensamente. Non indossare slip, fallo subito e fai ciò che ti chiedo. Fallo per me. E' un ordine il mio!" Non appena sentita la richiesta, le mani avevano già compiuto il gesto di denudarmi dello slip e in preda a una voglia ossessiva mi trovai per strada, in trance, camminando come un automa felice del mio coraggio, stupita della mia rapida risposta, convinta ogni istante di più di quel che facevo. Nel tempo mi avevi studiata così bene, da persona addestrata a gestire, organizzare e controllare altre persone, che riuscivi col tuo modo d' agire e di parlare con semplicità, a penetrarmi ogni giorno di più nella mente. Il tuo scopo principe era quello di unire le menti, poi con tutta tranquillità avresti sottomesso anche il corpo al tuo, se necessario. … Era un gioco talmente sensuale al quale non avrei rinunciato per nulla al mondo. Ti pensavo mentre camminavo per strada, rivedendo come in un film il nostro inizio, le nostre prime chiacchierate in chat, i primi passi verso una conoscenza che non era intesa a invadere la nostra privacy, ma intesa a possedere le menti e farle nostre, poi l’ uso della videocam, data la lontananza vivendo tu al nord e io in provincia, al centro. L’ aria mi carezzava nell' intimo, lì tra le cosce. Chiudevo gli occhi e fremevo come sospinta dal tuo pensiero, eccitata dalla situazione, eccitata dall’ aver ceduto e trasgredito, eccitata dall’ impulso che mi avevi trasmesso, eccitata della mia arrendevolezza. … Sentivo i tuoi occhi che mi seguivano, io li sentivo lì appoggiati a me così come il tuo fiato caldo che respirava la mia impudicizia. Pensai di rientrare in casa dato che avevo passeggiato intorno a tutto l’ isolato. Tornando a casa, non vedevo l’ ora di dirti ciò che avevo provato, che avevo eseguito il tuo ordine e il dirtelo mi eccitava ancora di più. Mi stupii quando dicesti che eri sicuro della mia ubbidienza. La ferma sicurezza del mio cedimento, la dipendenza era una cosa scontata e io che mi frugavo dentro per capire e più mi facevo domande, più mi sorprendevo. Aspettavo che tu dicessi una qualsiasi cosa che ti facesse piacere perché sarei stata pronta a dirti di si, senza aver tempo o diritto di replica. Mi struggeva assecondarti e tu sapevi che io godevo anche di questo. … Non usavi legacci con me, non usavi corde, forse per te era del tutto indifferente usarli, dato che utilizzavi soltanto la mente, come se tutto questo fosse un gioco dell' intelletto più che del fisico. Io sopra il letto contorcendomi con la spasmodica voglia di te, sono pronta e tu, al cellulare mi sussurri, mi inciti mi provochi, mi affondi. La tua frenetica fantasia sa comporre brani stupendi, quante anime hai rubato nel tuo vagolare infinito? Io attrice e interprete sono una pedina impazzita nei fili della tua mente e non riesco a resistere, a negare anche quando ordini, pur chiamandomi “ piccina mia ”. … Sei venuto più volte giù da me in treno, ricordi? Guidare e viaggiare da solo in macchina ti annoia, ricordi? Lì in quell' albergo, impassibile come una statua, mi hai guardata far l’ amore con un altro. Tu l’ ordinasti, pur sapendo che ero riluttante, ma la tua voglia imperiosa apriva sempre il varco alla mia e mentre regalavo un amplesso struggente, sublimavo il piacere donandolo a te e godevo e venivo solo guardandoti negli occhi, quegli occhi tuoi neri e penetranti. Forse è che la tua mente, più sensuale di una carezza o della tua bocca umida, mi possiede e mi conduce all’ Inferno. Io sono qui e aspetto, perché alla fine, so che tornerai, sempre, da me, come il vento che sibilando sconquassa la sua canna.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:14/02/2013(diritti riservati) -

 

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