12 giugno 2017

Racconti sensuali: La stagione del cuore


 
 
 
 
 “… Cercami
negli occhi che luccicano bagnati d amore …” (bitw)
 
 
Ero quella che ero e questo, a volte, mi faceva sentire desiderata e richiedeva una certa spavalderia, sentivo come ci fosse un segreto che conoscevamo solo noi due ed ero convinta che avrei potuto dare tutta me stessa. Lui era un regalo del cielo, era come una bussola che diceva con precisione dove eravamo e dove stavamo andando, dove ci eravamo spinti e dove ancora potevamo inoltrarci. E noi respiravamo e quando respiravamo si ragionava e c' era una domanda che aleggiava intorno da sempre: avevamo bisogno l’uno dell’ altro? Si, certo, era essenziale. Ah, se solo avessimo aspettato la fine del viaggio, prima di dirci se in fondo valeva la pena mettersi in cammino. ... Ponevo tutto l’ impegno nel relazionarmi, nel dedicarmi a quel bastardo lussurioso, esaudivo con maestria e solerzia ogni desiderio, ogni comando e lui soddisfaceva ogni voglia, ogni mia richiesta, ma lavoro e pazienza portavano con se il desiderio di vincere, il desiderio, non la pretesa. Avevo bisogno di annusare il suo alito. Lui, la mia droga e quando era impossibile incontrarci, in quella specie di garage che aveva preso in fitto per noi, per i nostri incontri particolari, ne soffrivo e questa sofferenza la nascondevo nel fondo più recondito dell’ anima, per non distruggere tutto il resto. Riuscivo, ancora, a portare avanti questa storia, ma dove mi conduceva tutto questo? E fino a quando ne sarei stata capace? ... Aveva strane pretese e mi spingeva verso l’ ignoto da dove non ero sicura di poter tornare mentalmente integra. A volte resistevo, ma sapeva come prendermi, era convincente l’ infame, esperto nell’ ottenere e soddisfare ogni suo capriccio. Spesso mi chiedevo dove volesse andare a parare e spesso ancora m’ incuriosiva e provavo gusto a pensare e fare cose che mai mi sarei sognata di fare. Pretendeva mi masturbassi in videochiamata con lui, mentre mio marito dormiva di fianco a me e desiderava che riprendessi la scena che poi vedevamo durante gli incontri nel garage dove mi scopava a sangue e mi sfondava la mente. Metteva impegno nello spersonalizzarmi e vi riusciva. La stranezza era che, a volte, provavo un gusto bastardo nel seguirlo, non tentavo nemmeno più di decifrare le pulsioni che lo spingevano al raggiungimento del piacere, ogni processo era buono per lui. Provava immenso piacere nel sapere che mi stavo masturbando nel parcheggio di un supermercato, zeppo del via vai di macchine e persone che mi scorrevano di fianco lo sportello, diceva di scegliere un uomo o una donna o una coppia e di godere e venire pensando al piacere che potevano procurarmi, ognuno di loro. Lo facevo in un raptus di lussuria e di bestialità che in realtà non mi apparteneva e, come una cagna affamata, eccitata, lo chiamavo al cellulare mentre venivo, bagnandomi tutta, descrivendogli, fisicamente, la vittima da me selezionata per quella scopata virtuale. Ero proprio in uno stato di confusione e di disordine mentale. Ero la marionetta della sua fantasia  e lui muoveva i fili grottescamente facendomi strumento del suo piacere anche chiedendomi complicità nel fotografare a loro insaputa le mie  amiche, richiesta che avrebbe potuto crearmi problemi. ... Il godere mentale, più che fisico, era quello di sapere che potevo, a loro insaputa, fotografare o addirittura filmare, in pose ardite, le mie amiche, delle quali già conosceva, a menadito, ogni vizio e ogni loro recondito pensiero, che si faceva raccontare. E poi mi penetrava contro natura, come un toro infuriato e io ne godevo, si ne godevo come calda ninfomane. E anche in questo riuscivo, a volte, a soddisfare le sue voglie. Quante volte, al mare, inquadravo di sfuggita un capezzolo o il pube di una di loro e, in fondo, questo gioco, m’intrigava sempre più. Il proibito era, per me, eccitante se sapevo quale era lo scopo e spesso mi trovavo bagnata, proprio lì, tra le cosce. Ero perversa? Provavo piacere nel procurargli piacere? Stava pian piano rovinando la mia esistenza. Se rimanevo a dormire da una delle amiche, facevo di tutto per riprenderla in bagno, di spalle, sul bidet, o a letto in pose scomposte e sapevo che la sua eccitazione mi avrebbe ripagata, procurandomi ancor più immensi e sconci piaceri. Ero pervasa di libidine, la sentivo come il profumo sulla pelle. L’anima era persa, irrimediabilmente, la mente era sul punto di tradirmi del tutto. Ma per quale tortuoso sentiero mi ero inerpicata, dove diavolo stavo andando? A distruggere la mente e il mio cuore? Avevo giocato questa lurida, sporca partita che, sarebbe stata, anche l’ ultima, durata, in fondo, solo una stagione. Ma sono qui anche stasera, mentre mi dico che tanto è l' ultima volta e ti aspetto con lo stesso fremito e desiderio di sempre. La mente si è annodata, e non riesco a tornare più indietro, ma questo mi ripaga e mi getta nelle braccia del tuo inverecondo inferno. 
– blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:18/11/2014 –
 



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