29 luglio 2017

Racconti sensuali: Nocturne

 
 
 




“E quello che mi manca, oggi mi manca ancor di più e non ci sono vinti, né perdenti, solo vuoti a perdere nell'anima.”(bitw)

 
Accadde al mare, tempo fa e avvenne tutto come in un sospiro. Mi sentivo piena di vita. Era la prima notte, ero sola e m' accorsi di avere qualcosa di strano che serpeggiava tra il corpo e la mia sensualità. Spalancai la finestra e mi distesi sul letto completamente nuda. Così avevo l’ impressione di essere carezzata da quella leggera brezza che veniva dal mare. Solo il gatto faceva da cornice, disteso sul lenzuolo di fresca cotonina. Passai il palmo della mano sui seni: i capezzoli erano appuntiti, doloranti e li bagnai con la mia fresca saliva. Le mani si mossero da sole percorrendo il corpo di carezze ardenti. Il clitoride mi sbocciò tra le dita come un fiore. Non mi carezzavo più da quando ero ragazza, eppure lo feci nel modo più completo che mi fosse capitato. Col clitoride dolcemente pizzicato fra l’ indice ed il medio della mano destra mentre mi spingevo nel fiore carnoso tre dita della sinistra. Venni, fremendo in tutto il corpo e ingoiando i gemiti. Mi addormentai felice, a gambe larghe, tra gli umori e i fili d’ oro che scorrevano lungo l’ interno delle cosce, nel fresco della notte, non avendo neanche la forza di alzarmi per lavarmi. Fu una notte piena di libidine, perché la lussuria che si era impadronita di me, mi portò a sognare di una lingua calda che s' intrufolava tra le cosce e picchiettava, come un martelletto impazzito, il clitoride e poi più giù tra le labbra del mio fiore che tenevo spalancato con le dita delle mani. E con che velocità mi stuzzicava e com' era ardita: non era forse la lingua bifida di un serpente? Non lo so e non m' importava, perché io godevo, godevo, godevo, come mai era successo in vita mia e venivo, una, tre, quattro, sei, oh che bellezza, ne perdevo già il conto. Ero in balia degli avvenimenti, distrutta e inerme. Ero squassata, come una barca nella burrasca, da questa lingua impazzita che mi privava della volontà di reagire e legava impotente al letto, sprofondandomi giù con esso, come nel vortice di un uragano. Il mattino, pur se stanca nel corpo, ero mentalmente felice perché avrei goduto ancora di una settimana di vacanza, prima del ritorno alla quotidianità e alla famiglia. Sentivo il cuore in gola ed un persistente bruciore tra le cosce. Mi sembrava che il clitoride fosse molto più tumido e dolente così come il fiore rosso che era anch’ esso come addormentato per la dolenzia, gonfio e arrossato. Volevo alzarmi ma mi mancavano le forze. Guardai verso i piedi del letto e vidi il mio bellissimo gatto che russava beatamente, accoccolato tra i piedi. Sorrisi soddisfatta e girandomi sul fianco, chiusi gli occhi per riposare ancora.
- ilprincipedellemaree:19/02/2011(diritti riservati) -


 


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