10 agosto 2017

Racconti sensuali: Lungo la ghiaia del fiume, in questa notte d’ aprile

 
 



“Buonanotte amore, che il buio ti carezzi gli occhi appesantiti di stanchezza dalla polvere sporca della vita, buonanotte, a te che sei presenza e nuvola, odore di muschio abbracciato alla terra. Vorrei cullarti, ma non ho più le braccia.”(bitw)
 

Lungo la riva del fiume, sulla ghiaia in questa notte d’ aprile in questa notte d’ incanto, vieni tenero amore, sai, ti sto aspettando. Il riverbero della luna che si specchia nell’ acque mi parla di te. E’ da tempo che aspetto mentre le lucciole mi fanno compagnia e portano alle narici il ricordo del tuo odore inebriante. Con il morbido ventre, i seni bianchi e ricchi, stenditi qui al mio fianco, con la sottoveste di seta bianca. Solo il rumore dei nostri respiri, solo i nostri occhi chiusi, noi, solo noi. … Socchiudo gli occhi. Mi lascio trasportare da questa musica sublime, musica soave che mi dice di te, musica che mi spinge come su una nuvola fino a te. Non mi sei mai stato vicino ma, l' amore, la passione mi ha travolta subito, già quando ti parlai per la prima volta. Nelle notti fredde, distesa sul mio letto, mentre di fuor la nebbia, padrona assoluta, tenta di penetrare per le porte e gli anfratti anche del mio cuore, tu mi culli, mi coccoli e mi carezzi teneramente, come fai, ormai, da sempre. Sei la coperta che riscalda il cuore. Il riuscire a sentire, persino, il tuo respiro seppur lieve all’ inizio, ma poi, sempre più forte fino a divenire ansimare, mi rende una donna molto fortunata ed è per me un dono assai invitante. … L’ esser sdraiata al riverbero della luna lì vicino all’ acqua ancora fredda, vestita solo della sottoveste bianca, come tu vuoi che sia. La spallina sdrucita, tu che l’ annodi perché non ti scopra il seno, quella mammella fatta solo per essere guardata, solo per esser ammirata e non sciupata da mani lascive o impertinenti. Quella mammella dove poggia il labbro, solo a calmare i brividi mentre con la mano aperta, carezzi i miei capelli quasi fossero quelli di un figlio e poi sussurri: “ Vieni, ti aspetto, io e te per sempre, io e te, un solo e unico cuore, un solo e unico odore ”. … Quanto è strano questo amore forse solo platonico, così distante e irraggiungibile, ma per entrambi così forte da entrare nelle nostre vene, simile a plasma, come linfa vitale, che rigenera i sentimenti. Ti sento, ti sento in quest’ istante, amore, sei dolce e delicato. La mano sfiora il piede e sale, lungo la gamba; alle ginocchia si ferma e lì che poggia le labbra, proprio nell’ incavo, dove la carne tenera pare più bianca. Cento e poi mille piccoli baci, io girata di spalle. I tuoi occhi che mirano i miei fianchi sodi, il desiderio rovente di poggiarci il sesso e poi più su, sulle spalle costellate di piccoli nei, sparsi qua e là, poggi le mani delicate e carezzi con le labbra umide e aperte. … La bacio, mentre distesa si offre di spalle. A piccoli baci raggiungo l’ incavo dell’ ascella, il mio quieto rifugio, il porto agognato, il desiderio ancestrale e lì altri baci, i più appassionati, i più desiderati. La mia lingua è un pennello delicato che sfiora la tua tenera pelle. Dolce amore, prenderai tutto da me e mi darai tutto il tuo nettare, assaporo il tuo corpo. Oltrepasso ogni limite, fino a farmi desiderare come non mai. Questi mille piccoli baci sono solo il preludio, voglio sentire i gemiti mentre ti bevo, lì nel tuo intimo, prima di straziare la tua intimità, nella posizione che adori. … Mi volto e nei tuoi occhi avverto una strana luce, un guizzo che t’ accende tutto, un lampo che mi avverte che sei pronto, che vuoi, desideri, mi vuoi. Simile a gatta, sinuosamente, con le movenze mi accoccolo, mi siedo a cavalcioni sul tuo bacino, mi sdraio e t’ imprigiono i fianchi, come a domare con le cosce il mio puledro irrequieto. Lo sento dentro di me, che pulsa come battiti del cuore, come il nitrito che s’ alza in questa notte d’ aprile. Guardo gli occhi per leggere ciò che ora mi stai donando. Sei imprigionato nella mia morsa divina; mi muovo con dolcezza dall’ alto verso il basso e t' offro tutto il paradiso. Ti sovrasto, fiera e domino con il mio ventre caldo ed avvolgente. Sei mio, solo mio, io la tua regina, io, primadonna, tua domatrice, io, nessun’ altra. … Mentre ti muovi non lasci mai i miei occhi e io mi sciolgo nella danza dei tuoi seni abbondanti. Stringo i glutei e accarezzo e mordo i seni spavaldi, simili a quelli di Venere. Voglio morire della danza tua, muoviti ancora e non fermarti mai. Fammi godere come solo tu sai fare. Le gambe serrano le mie e t' abbandoni sfrenatamente, dannatamente, prendendo un ritmo che m' accorcia il respiro. Tu bruci e bruci il sesso mio, tu avvolgi, coinvolgi e, sensualmente, travolgi. Sei la cavallerizza impazzita, che non controllo più. Il tuo fiore rosso è ora la mia dimora e mentre ti muovi, irrigidisco le gambe e ti trattengo per non farti sgusciar via, sento la vita che pulsa dentro di te, sento gli spasmi, le contrazioni, i nostri odori sono un tutt’ uno. ... Vedo il viso tuo acceso mentre mordi i miei seni, vedo i tuoi occhi socchiusi nell' estasi, ora posso solo impazzire di te nel lago profondo dei tuoi occhi, del tuo sesso bagnato che ora si contrae e mi stringe, mi beve e mi consuma. Ecco il mio urlo liberatorio, io vengo, vengo e urlo, vengo in questa notte stregata, in questa notte d’ aprile, lungo la ghiaia, sulla riva del fiume. Tu mi tormenti con le tue parole, mentre godi in un tremito infinito che ti sconquassa e che ti fa vibrare in tutto il corpo. Questa musica sublime sta terminando sul mio sogno infinito, riapro gli occhi, davanti a me solo lo schermo del computer e la tua immagine ingrandita sopra il desktop. Dov’ è il riverbero della luna nell’ acque e la ghiaia lungo il fiume? Anche se nessun sogno è mai solamente un sogno, oh che tristezza penso, oh che malinconia mi dico. Amore mio, solo in un soffio riesco a sussurrare: “ Buonanotte, ti voglio bene, a domani."
 - io besos (Tittyvichy) e ilprincipedellemaree:10/04/2011(diritti riservati) -
 
 

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