10 agosto 2017

Racconti sensuali: Quinta Ginnasio, Sez. D

  
 


 
"La mia vita è tessuta coi fili di canapa grezzi e profumati e il rincorrersi delle stagioni che si siedono tra le mie gambe e mi dicono, ti ricordi?(bitw)

 
"Ormai dura da tempo ed è sempre la stessa musica: penna che cade per sbaglio, sul pavimento, io che mi chino e da sotto il banco guardo in diagonale le cosce della professoressa di lettere del quinto Ginnasio, di quella scuola in collina, la professoressa L. C., nubile intorno ai quaranta, bionda, capelli corti, non alta, occhi azzurri, rossetto e unghie rosse, occhiali fermati al collo da una catenella. Per strada, nemmeno per l' anticamera del cervelletto, mi sognerei di voltarmi a guardarla né sopra l’ autobus tenterei “la mano morta”, come faccio quasi sempre, no, ne sono certo. Ma è la donna dei miei pomeriggi passati in bagno a violentarmi a sangue. Il mio ucceellone somiglia al radiatore di una macchina, senz’ acqua, che bolle e fuma. Brucia talmente che devo bagnare il glande, gettandogli saliva dall’ alto della bocca. Sono diventato talmente esperto da centrare da più di un metro la cappella rossa come un carbone ardente. E la fantasia lavora, lavora. Ecco che mi sussurra, mentre le chiedo di poter uscire per i miei bisogni, di andare a casa sua per una tazza di te. Oddio è lì che la mia mente vive, nel suo salottino o nel suo ingresso. La prendo, appena varcata la soglia, in piedi, senza nemmeno riuscire a raggiungere la camera da letto, tanta è la voglia, tanto il desiderio che s’ impossessa di entrambi. Lei sconcia e sensuale, sicuramente in cerca di avventure passeggere, si dona sguaiatamente di spalle appoggiandosi alla cassapanca. Il pene duro, di giovane quindicenne, lo dono tutto a lei, la mia Donna. E vengo, vengo e godo, godo, chiuso nel bagno di casa, col jeans abbassato fino alle caviglie, il pullover che arrotolo, sopra l’ombelico, insieme alla t-shirt; fisico da giovane atleta  di pallavolo e già bello a detta delle compagne di classe, in piedi con il membro d’ acciaio mi sbatto a sangue, arrivando dentro il lavandino e schizzando d' attorno, il latte bianco. E già la voce di mia madre mi riporta alla realtà delle mie giornate noiose e solitarie; stanotte la prenderò ancora in tutte le posizioni che vorrà. Così trascorro i pomeriggi e le notti preso dalla bramosia di lei, L. C., professoressa di Italiano, Latino, Greco, Storia e Geografia, la mia Figa, con la quale trascorro più tempo reale e con la fantasia, che con mia madre durante tutto l' arco dell' anno, Gli occhi sono incavati e cerchiati di nero come se mi avessero dato due bei pugni senza guantoni. Povero figlio mio che studia sempre! L'eccitazione a volte, comincia già alla prima ora, eccola che entra, scarpe col mezzo tacco, gonna un pizzico sopra il ginocchio, che bello non indossa mai pantaloni, giacca corta e camicetta, il tutto denota il vestire sobrio di una donna posata. E i suoi desideri? E le sue voglie represse? E' sempre lo stesso gesto a distanza di un cinque metri, stando seduto al primo banco, in diagonale, il libro che si sposta verso sinistra, la penna cade, io che mi chino e lì rimango a guardarla mentre accavalla le cosce e sapendo che sul davanti nessuno la può vedere dato che la cattedra è chiusa, si lascia andare in pose scomposte, fino a farmi vedere la carne nuda all’ attaccatura della calza e a volte anche lo slip. Oddio che spettacolo piacevole, che si fa più eccitante quando, presa da qualche discorso più interessante, si lascia andare e allarga le cosce in pose scomposte e mostra tutte le sue bellezze. Si gira a guardarmi, mentre sono in apnea con il pene duro, pronto a bagnare lo slip che non riesce a trattenere tutto il mio giovane latte senza bagnare anche il jeans, poi si volge verso gli altri alunni e le sue cosce sembrano ballare una samba tanto le muove, mentre la cattedra le fa da scudo. Entra il bidello con una pianta avvolta nella carta da regalo e dice: “Auguri di buon compleanno professoressa, un pensiero da parte dei colleghi. Ragazzi chi di voi accompagna la professoressa a casa, per portarle la pianta?” ”Iooooooooooo”, urlo: “Io l’ accompagno, chi altri!?” Lei, sorridendo: ”Certo Del Bene ne sarei soddisfatta, si, veramente felice se m' accompagni tu, aspettami nel parcheggio, sicuramente conosci la mia macchina”.
-ilprincipedellemaree:14/01/11(diritti riservati)–

 

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