11 agosto 2017

Racconti sensuali: Quei cinque metri

 
 
 



“Sorrido all'ombra di carezze regalate, rincorro tutto l'amore che rimane.
e riesco ancora come cera fusa, a disciogliermi al calore che mi porto dentro.”(bitw)
 
 
Cinque metri ci separano e la mia insicurezza non permette di varcarli. Così due volte la settimana è sempre la stessa musica. Ho appuntamento alle quattro del pomeriggio, ma sono lì almeno una quarantina di minuti prima e questo solo per guardare la magnifica donna che palpeggio e accarezzo con la mente, allungando una mano ma che in realtà una porta a vetri la rende irraggiungibile e la rappresenta come nella vetrina di un grande atelier di moda. Seduto nella solita poltroncina di velluto rosso sbiadito, l' osservo mentre è o finge di essere impegnata dietro quel tavolo bianco, asettico che permette di vederla nel suo splendore. E’ il mio idolo. Il pensiero fisso che domina ogni cosa e riempie tutte le giornate da quando frequento quel posto. Per darmi un tono metto gli auricolari ed ascolto solo e sempre questa musica che state sentendo anche voi, musica che mi trasporta fino a lei, al suo corpo e all' anima. Questa nenia straziante mi eccita al punto tale di portarmi con la mente tra le sue cosce e quando alzando lo sguardo mi sorride sono sul punto di impazzire di gioia. Avrei voluto amarla sopra ogni cosa, mordere le labbra, baciare gli occhi e le sopracciglia, passare dietro la nuca candida e profumata e lasciarle il mio sapore all’ attaccatura dei capelli e ancora la saliva lì, ai suoi lobi nudi di orecchini o altro. E quella collana di perle che le abbellisce il collo?! Sarebbe stata una cosa radiosa odorarla tra le ascelle, lasciare lì piccoli segni delle mie labbra umide. Oggi è splendente, tutta vestita di bianco come a voler scandire l’ ingresso di una calda estate. Potrebbe tranquillamente essere la mia geisha; la porterei sulle palme delle mani per valli e monti amandola come il suo cavaliere. Mi guarda, sorride, parla al telefono e continua a sbirciare verso di me mentre son sicuro che immagini che la sto spogliando con gli occhi. Ah questa nenia, è la quinta volta che l’ ascolto, vorrei che la sentisse con me e parlasse della mia dolcezza, accarezzando il suo fiore profumato. Le sto togliendo il reggiseno per mettere a nudo i seni, simili a pere. Che bello, passo la lingua su quei capezzoli rosa. Lo sguardo amoreggia coi miei occhi, li cattura; non è che finge di telefonare per tener la testa ritta e guardarmi? Il sesso si gonfia, diventa turgido, desidera, vola verso di lei con la cappella rossa e pronta per le sue labbra, ricche di saliva. Mi guarda intensamente; voglio urlare ed esplodere in un sol momento. Allarga le cosce, sempre col telefono incollato alle labbra e all’ orecchio, quasi a leccarlo, come fosse il mio sesso. Con un lieve gesto della mano fa salire la gonna. Sbircio senza ritegno, tra le cosce, lì dove ho poggiato con la mente, quel bouquet di calle profumato. Oh, la musica, questa musica è peggio di una droga; non resisto, metto la mano all' inguine e mi masturbo lentamente attraverso la stoffa della tasca del pantalone assaporando con la mia innata sensualità ogni discesa agl’ inferi e ogni risalita al cielo, come la risacca del mare che ci culla. Chiudendo gli occhi la tengo lì sulla riva del mare, è nuda e si offre tutta come una sirena sedendosi a cavalcioni sul mio sesso assetato. E mentre sospirando vengo aiutandomi con lo stringere i muscoli dei glutei e quelli del pene, lei sorridendo soddisfatta, mi lancia un piccolo bacio che purtroppo s’ infrange contro la vetrata.
- ilprincipedellemaree:10/03/2011(diritti riservati) –
 
 


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