20 dicembre 2017

Life is beautiful

 
 




“ Natale, gioia del mondo che lo lubrifica con mille canditi e uvetta sultanina, con musiche colorate che parlano d'amore. Ma, oramai, resta sepolta quella fiaba, mai rimossa, di quando il Natale era nella nostra innocenza, quando a noi bimbi era permesso di vivere nella luce.” (bitw, ilpdm)



Un colore dell’ anima

Cominciò tutto una sera d’ autunno quando nei pressi della casa dei miei genitori, la luce dei fari della mia macchina, affrontando una curva, illuminò degli esserini che saltellavano giocando tra loro. Fermai la macchina e m’ avvicinai, ma i tre mici forse di nemmeno due mesi scomparvero dietro un albero, nell’ erba alta. La sera dopo ripassando non vidi nulla e rientrato a casa chiesi a mia madre se ci fosse qualcosa da mangiare o del latte. M' incamminai verso l’ albero e misi per terra quel che mia madre mi aveva dato e una ciotola, piena di latte. In pochi secondi comparvero i tre monelli e si gettarono su quei resti della cena. Li avevo trovati e non li avrei mai più lasciati. Erano i primi tre di una lunga serie di amici felini che tuttora, quando ritorno nella casa dei miei, mi circonda. Astra, Stellina e Leon, il più fifone e dolce, il bicolore bianco e nero. Naturalmente i nomi dei magnifici sette sono stai scelti tutti da mia sorella, che vive con i miei cari. Tutti ricevettero le cure di un ottimo amico veterinario e in seguito furono sterilizzati e vaccinati. Anche oggi sono seguiti, naturalmente, perché se si decide di circondarsi di un animale domestico, bisogna crescerlo come si cresce un figlio. Pian piano, si aggiunsero Maia, la mezza siamese, poi Micio il tutto nero che amava trascorrere la giornata nel nostro giardino e solo al calar della sera faceva ritorno dalla sua padrona, una vedova che abita in fondo alla strada, fino a quando decise di abbandonarla per vivere con gli altri miei gatti. A questi seguì Neve, tutta bianca, un’ albina, con un occhio semichiuso, lasciatami davanti al cancello di casa, in uno scatolo di scarpe, con buchi nel coperchio, fatti per farla respirare. Aveva un briciolo di cuore il delinquente che me la lasciò in dote.  Ora è uno splendore, con due occhi celesti e quando faccio ritorno a casa dai miei, la porto a passeggio e se non le metto il guinzaglio, non esce dalla casa/recinto che ho fatto costruire per accoglierli tutti. Il 18 maggio del 2015, ho fatto la conoscenza di Demian, il mezzo persiano di color champagne, che vive nel mio letto ora vuoto  o disteso sulla mia scrivania, non più invasa dai libri di studio e tra non molto, son sicuro che si siederà a tavola, anche di fianco a me, con la forchetta e il coltello tra le zampe e il tovagliolo al collo. Ma di lui vi narrerò in futuro, dato che, da tempo, vive con me. - ilprincipedellemaree -



 ... ancora
 
Un colore dell’ anima

Volevo intensamente un micio, lo desideravo con passione e tenerezza, ma la perdita dolorosa del precedente aveva chiuso il cuore del mio compagno che si era barricato nel rifiuto assoluto di rivivere una seconda convivenza. Aveva paura di soffrire un altro distacco e per un assurdo meccanismo di difesa rifuggiva con caparbietà l' idea di affezionarsi a un' altra bestiola. Il mio amore era più forte e il bisogno superò le sue paure tanto che decisi da sola di adottarne uno. Lo avrei preso dove capitava, non mi interessava la razza, la provenienza, né il pedigree. Pregavo che mi capitasse grigio, ma sapevo che non avrei potuto scegliere. Dissi a lui che avrei deciso da sola e così la  mia determinazione produsse il miracolo. Spargendo la voce sul luogo di lavoro fui contattata da una collega che aveva trovato un cucciolo per strada. Era malato, e si trovava presso una clinica veterinaria quasi in fin di vita per una gastroenterite. Quel miracolo era grigio cenere e con mezzo pelo. Accettai senza condizioni e senza vederlo aspettandone la guarigione. Arrivò un pomeriggio nella mia casa, guarito e ruspante, un batuffolo di tre mesi  che guardavo commossa e incantata. La mia attesa, a scatola chiusa, mi aveva premiata. Il mio compagno ombroso e riluttante per il mio colpo di testa era a letto che riposava. Non volle nemmeno vederlo arrivare. Appena  andata via la persona che mi portò il gioiello a cui misi nome Sbigol, uscì dalla camera, si fermò a guardare la creaturina, poi senza profferir parola, si chinò, lo prese tra le mani mi voltò le spalle e lo portò a letto con sé. Lo seguii in silenzio. Erano lì sdraiati e lui lo aveva adagiato al collo e lo carezzava con tenerezza. Avevo le lacrime agli occhi, quel gesto d' amore era segno di un' accettazione silenziosa. Aveva ceduto la sua durezza davanti a quello scricciolo impalpabile e indifeso e non occorsero parole, né commenti. Da allora lo amò parossisticamente e così mi rese felice e appagata. - blowing_inthe_wind -