16 agosto 2016

Racconti sensuali: Finalmente noi

 
 



“ Io ti scrutai la fronte e gli occhi grandi ed aspettai che si facesse notte.” (bitw)
 
Non saprei descrivere il movimento dell’ anima e dell’ intelletto ogni volta che ti penso: è tutto un rigurgito di desiderio, di rifiuto, una corsa sfrenata a tenerti e una voglia, un' idea fantastica che prende forma in pensieri frammentati; dovrei conservarti preziosamente in un cofanetto, oppure lanciarti elegantemente nel mio immaginario fantastico dove hanno posto le cose libere che m' appartengono, che fanno corredo alla mia identità; mi raggiungi quando non ci sono e mi lasci languire quando ho bisogno di te, quando la mia anima allunga i tentacoli per afferrarti. Tu vuoi che sia così e così è, come è da sempre; ti adagi comodo tra i seni affermando il tuo spazio, il tuo rifugio, la tua isola e mi osservi mentre il caldo della pelle si confonde col fervore della tua immaginazione; tante volte mi hai presa, quante volte rincorsa e il mio fuggire era piacevole, come sentirmi preda desiderata, io  amo essere abbrancata; siamo entrambi gabbiani felici di spaziare nei cieli solitari, ma un richiamo fedele ci riunisce fatalmente. … Se solo chiedessi di darti un po’ di più, d' andare oltre, ti donerei l’ impossibile, il possibile è tuo ormai, già da tempo. Arriverei anche ad offrirti l’ infinito. E' mai possibile? Si, tra noi non c' è limite, perché il confine è stato oltrepassato nel tempo; finalmente noi, soltanto noi, infiniti; la tua mente ha fatto superare l' immaginazione, quando mi guardi vibro al solo pensare che possa chiedermi di fare questo o altro, oppure che possa sfiorare la pelle solo col tuo respiro. Un grande rapporto, una considerevole unione di menti, nasce da uno sguardo e così è stato tra noi fin dal primo momento che ti vidi con quella donna nel bar all’ ombra dei portici. So che mi puoi far godere al solo penetrarmi gli occhi, anche guardandomi da lontano, so che ti è possibile perché il mio desiderio è questo, perché io amo essere afferrata e i tuoi occhi sono calamita per il corpo affusolato, per la mia mente sottomessa. Il mio cuore, dunque, abita l’ anima tua, ci corre dentro, ci sguazza ridendo felice, soddisfatto d' averti incontrato, d’ essermi confusa negli occhi tuoi; dimmi quel che vuoi ch' io faccia, tutto farò per te, giocherò a rincorrermi con i tuoi capricci; vuoi che ti prenda? vuoi che ti penetri? che ti pieghi e ti prenda contro natura? Ho desiderato sempre fare questo gioco con te, l’ ho voluto tanto, io femmina, tu maschio virile, nei modi e nei giochi d’ amanti. … Danzerò nuda questo tango che tormenta la tua passione, ballerò con un altro, con uno sconosciuto, spierai seduto nella penombra; seguirai le nostre movenze eleganti e il mio corpo parlerà a te, soltanto a te; t’ offrirò il vero intrigo di questo ballo, con il linguaggio e la sensualità del corpo; guarda il ventre nudo che vibra impazzito, trascinato dalle mani decise di questo ballerino senza volto? vedi il desiderio e le gambe che scattano sui tacchi alti? questi sono i soli indumenti che indosso: le scarpe. Sono nuda come vuoi tu, spia tutto di me, non ti accorgi dell' eccitazione che sale? le mammelle che ondeggiano e il bacino che spalanca, al ritmo, il mio sesso intriso di sudore? t’ arriverà il suo odore? chiudi per un istante gli occhi e sentine il profumo inebriante; l' uomo ha tra le mani la mia pelle calda, i suoi muscoli scattanti m’  avvolgono e con le gambe, lo copro col sesso, gli procuro tormento e fremito; al suono della musica ci avviciniamo a te che osservi, impassibile. Mi fermo, mentre la musica và, slaccio la fibbia di una scarpa e offro il piede, tremo, ti desidero, cerco il tuo sesso, frugando, dolcemente, col piede tra le cosce ma tu interrompi questo gesto e lo porti, ingordo, alla bocca. ... Succhia, lecca le dita affusolate, le unghie laccate di rosso scarlatto, bacia la pianta intrisa di sudore e odore del cuoio, ti piace? t’ eccita vedere il mio partner che strazia e morde il collo, all’ attaccatura dei capelli? dai, assapora le caviglie, sali ai polpacci, lava le mie cosce sudate, sono calda, eccitata, lasciva, sono una cagna ripulita dalle vostre bocche, dai vostri desideri sfrenati, ora nulla ci è negato, le vostre lingue che quasi s’ incontrano, si scontrano prese dall’ impeto di riempire i miei buchi e tu, come sempre, che riprendi il tutto, inquadrando ogni scena di questo film. Ora tutto è possibile, perché noi siamo, noi siamo infiniti. Finalmente noi: io, tu e la mia mente che è il cuore del tuo pensiero.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:24/06/2015(I diritti sono riservati) -
 


Racconti sensuali: Come tu mi vuoi

 
 
 


 
“ E restare è sentire le tue mani grandi sulle mie guance che aspettano, infilarmi silenziosamente tra le tue braccia e poi soffocarti di baci.” (bitw)

 
Sono la corda di violino nella tua mente di compositore sfrenato. Io sono lo strumento pronto a vibrare solo se tu lo vuoi. Solleciti la mia volontà e il corpo risponde. Mi piego come una canna al vento e t' aspetto mio adorato vento. Sei il mio padrone e tutto ti è concesso. Ecco che affiorano alla mente i ricordi indelebili dei nostri primi passi. Si, ricordo la prima volta che sentii quella spinta, quella morsa allo stomaco che mi procurò la tua assurda richiesta. Mi chiesi se non stavi oltrepassando i limiti, ma tu già capivi come possedere la mia mente. Sprofondai, scivolando rovinosamente, in una palude di sensuale sottomissione. Mi parlavi al cellulare ed entravi nella carne con le tue parole. Frantumavi il tempo della reazione e io t' ubbidivo, come ti ubbidisco sempre, in ogni momento della giornata. ... Ricordi? "Voglio che tu esca di casa, ora, immediatamente, senza truccarti né pettinarti, pensandomi intensamente. Non indossare slip, fallo subito e fai ciò che ti chiedo. Fallo per me. E' un ordine il mio! " Non appena sentita la richiesta, le mani avevano già compiuto il gesto di denudarmi dello slip e in preda a una voglia ossessiva mi trovai per strada, in trance, camminando come un automa felice del mio coraggio, stupita della mia rapida risposta, convinta ogni istante di più di quel che facevo. Nel tempo mi avevi studiata così bene, da persona addestrata a gestire, organizzare e controllare altre persone, che riuscivi col tuo modo d' agire e di parlare con semplicità, a penetrarmi ogni giorno di più nella mente. Il tuo scopo principe era quello di unire le menti, poi con tutta tranquillità avresti sottomesso anche il corpo al tuo, se necessario. … Era un gioco talmente sensuale al quale non avrei rinunciato per nulla al mondo. Ti pensavo mentre camminavo per strada, rivedendo come in un film il nostro inizio, le nostre prime chiacchierate in chat, i primi passi verso una conoscenza che non era intesa a invadere la nostra privacy, ma intesa a possedere le menti e farle nostre, poi l’ uso della webcam, data la lontananza vivendo tu al nord e io in provincia, al centro. L’aria mi carezzava nell' intimo, lì tra le cosce. Chiudevo gli occhi e fremevo come sospinta dal tuo pensiero, eccitata dalla situazione, eccitata dall’ aver ceduto e trasgredito, eccitata dall’impulso che mi avevi trasmesso, eccitata della mia arrendevolezza. … Sentivo i tuoi occhi che mi seguivano, io li sentivo lì appoggiati a me così come il tuo fiato caldo che respirava la mia impudicizia. Pensai di rientrare in casa dato che avevo passeggiato intorno a tutto l’ isolato. Tornando a casa, non vedevo l’ ora di dirti ciò che avevo provato, che avevo eseguito il tuo ordine e il dirtelo mi eccitava ancora di più. Mi stupii quando dicesti che eri sicuro della mia ubbidienza. La ferma sicurezza del mio cedimento, la dipendenza era una cosa scontata e io che mi frugavo dentro per capire e più mi facevo domande, più mi sorprendevo. Aspettavo che tu dicessi una qualsiasi cosa che ti facesse piacere perché sarei stata pronta a dirti di si, senza aver tempo o diritto di replica. Mi struggeva assecondarti e tu sapevi che io godevo anche di questo. … Non usavi legacci con me, non usavi corde, forse per te era del tutto indifferente usarli, dato che utilizzavi soltanto la mente, come se tutto questo fosse un gioco dell' intelletto più che del fisico. Io sopra il letto contorcendomi con la spasmodica voglia di te, sono pronta e tu, al cellulare mi sussurri, mi inciti mi provochi, mi affondi. La tua frenetica fantasia sa comporre brani stupendi, quante anime hai rubato nel tuo vagolare infinito? Io attrice e interprete sono una pedina impazzita nei fili della tua mente e non riesco a resistere, a negare anche quando ordini, pur chiamandomi “ piccina mia ”. … Sei venuto più volte giù da me in treno, ricordi? Guidare e viaggiare da solo in macchina ti annoia, ricordi? Lì in quell' alberghetto, impassibile come una statua, mi hai guardata far l’ amore con un altro. Tu l’ ordinasti, pur sapendo che ero riluttante, ma la tua voglia imperiosa apriva sempre il varco alla mia e mentre regalavo un amplesso struggente, sublimavo il piacere donandolo a te e godevo e venivo solo guardandoti negli occhi, quegli occhi tuoi neri e penetranti. Forse è che la tua mente, più sensuale di una carezza o della tua bocca umida, mi possiede e mi conduce all’ Inferno. Io sono qui e aspetto, perché alla fine, so che tornerai, sempre, da me, come il vento che sibilando sconquassa la sua canna.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:14/02/2013;h.23.30 (I diritti sono riservati)



4 agosto 2016

Racconti sensuali: Prelude

 
 
 

 



" Vorrei essere un passero sul ramo spoglio di un albero per gioire solo della luce che nasce. " (bitw)

E mi guarda come se non avessi la mia età, come se fossi una giovinetta in gita domenicale al mare. Mi guarda dentro, mette a nudo la mente, ne diventa padrone come a desiderar di renderla schiava. E' come se avesse aperto con le chiavi giuste una cassaforte. Si fanno trasportare entrambi, sollevati da un vento malizioso e invisibile che li travolge con veemenza e infinito trasporto. Lui domina la scena, guarda le forme dei seni al di sotto del largo pullover che, comunque, le lascia trasparire. Lei, sguardo dopo sguardo, scivola negli occhi e nelle sue parole, avverte la sensazione di essere sempre più spogliata e indifesa alle sue pupille imperiose. “Mi vuoi?” Abbassa lo sguardo arresa, “ Ti voglio. “ “Cavalcami come si cavalca un giovane puledro”. Si sfila, con gesto veloce, il pullover e mostra i seni pieni che carezza col palmo delle mani passandosi la lingua umida tra le labbra come fossero riarse dal sole. E ancora vincono gli occhi e i suoi piccoli gesti che vengono a mordermi e a scuotere nel profondo, come la saliva fatta cadere dall’alto delle labbra strette a cuore, sopra i miei capezzoli drizzati. Porge i seni come coppe a cui accostarmi per deliziare il palato ingordo. Bevo, mentre lei, con gli occhi chiusi mugola assaporando le mie labbra che vi si aggrappano avide. Allunga il braccio al mio viso dopo che ha scaldato la mano là nella sua intima piega nera e l’ avvicina piano al volto, alle narici, alle mie labbra e io sono qui che aspetto il suo fare. L’ odore intimo, quell’ odore che anche a lei piace al punto che si lecca la mano per inebriarsene e per eccitarmi. Ogni gesto è un’ offerta sensuale, un linguaggio inequivocabile e irrinunciabile che mi obbliga alle richieste di femmina mai sazia, di femmina che vive ogni angolo perverso del sesso. Passa la lingua ricca di saliva nell’ incavo delle mie ascelle e poi le succhia avida come una sanguisuga che s’ arricchisce del sangue della sua preda. Sono io la preda, io il suo sangue. Sento svuotarmi di piacere alla forza di quella bocca. Le labbra e le guance intrise di saliva e del mio sudore spennellano il petto che inarco per accoglierla, anche quando si accuccia dietro le spalle per dipingere con la punta della lingua la lunghezza della mia schiena e poi indugiare sui glutei coi denti e morsi violenti. Ancora labbra che bagnano, che scavano, che succhiano intorno e dentro il mio buco. La sento soltanto, non la vedo, sembra una fiera che assaggia il pasto e lo pregusta prima di divorarlo. Ascolto il ritmo del suo respiro affannoso dove la lingua frenetica percorre la pelle, m’ avvolge le gambe tra le sue cosce serrate e scalda il fondo schiena col sesso bagnato e bollente, ostenta una danza del ventre sfregandosi contro di me. Mi volto, afferro i polsi, lecco la bocca bagnata, contraggo i glutei. "Voglio! Ora, subito." Lei sguscia veloce e siede sul mio collo coprendomi la bocca con la sua fessura nera ricca d’umori misti a pioggia mattutina, muovendosi con calma come una maestra davanti al suo alunno. " Devi aspettare, devi farmi vibrare, poi verrai, ma solo quando lo deciderò. " Chiudo gli occhi e con le mani ancorate ai glutei pieni, che danzano sulla mia bocca, respiro e bevo, succhiando, tutto quel che ha dentro il ventre. Divoro e tormento quelle labbra e il clitoride mai sazio e prepotente, mentre urla e si dimena e i minuti si dilatano nell' attesa, come il mio membro turgido che aspetta, pieno di speranza.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:08/01/2014;h.19.50 (I diritti sono riservati)-

 
 
 
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Racconti sensuali: Valzer remix

 
  

 
 “ Il sorriso accompagna le tue mani e le fa danzare, così io mi siedo all'ombra dei tuoi rami e accendo gemme profumate. “ (bitw)
 
E ti vengo a cercare nelle ore che sono solo mie, nelle sere sottomesse all’ apatia che mi violenta. Vorrei dirti che ora sono pronta, che son calda e vibrante come vuoi, ma son qui a ricordarti ancora e a materializzarti solo col pensiero. Guardo attraverso il vetro appannato e disegno con la punta del dito il tuo nome, poi lo cancello con vigore e rabbia, tu sei con lei sempre, da sempre! Cosa può darti che io non ho, cosa ti ha stregato sottraendoti a me? Io sono tua e ora sono un’ ombra che imbratta i muri e insegue la tua che fugge. Scendo in strada come in trance, le pareti mi soffocano e ho bisogno di respirare, di scrollarmi di dosso la tua ossessione maledetta, fatta di desiderio, di nostalgia. Cammino con le mani in tasca e il bavero della giacca alzato sulla nuca, quella parte del corpo che tu ami baciare all’ attaccatura dei capelli e che mi procura brividi d’ eccitazione intensi. Il vento mi sferza la schiena, il naso è all’ insù per fiutare il tuo odore che ho perso con la mente frastornata e gli occhi fissi nella nebbia. Mi siedo su di un muretto e la luce del lampione m' accarezza con la sua inconfondibile malinconia. Chiudo gli occhi e ti respiro mentre quest’ aria fredda m' infonde gelida lucidità. Ora mi sento rinata dal torpore, questo vento assassino ha scosso la mia pelle ed ho voglia di reagire, di ferirti, anche se non ci sei. Io sarò di un altro. Ho deciso. Devo solo aspettare. Voglio sprofondare in un abisso dove solo il piacere mi porterà lontano. Non ho paura, sono pronta a tutto. Saranno le mani di uno sconosciuto a cancellare il ricordo delle tue, mi donerò spudoratamente come per purificarmi della tua idea che mi perseguita, ma mentre penso tutto questo m' accorgo che sto tremando e non solo di freddo. Si ti affogherò nella mente, donando il corpo a un uomo lascivo e violento che sconquasserà le mie carni imbrattandole della bava, degli umori, dei suoi liquidi. … Non ho avuto nemmeno il tempo di lavarmi pur di scappare dalla stanza in preda al pentimento e alle lacrime per il gesto insulso che ho fatto. Dove sei amore mio? Perché non hai sfondato la porta di quella gabbia per atterrirmi coi tuoi occhi, quegli occhi che mi rendono schiava in ogni momento della giornata? Perché hai permesso che mi vendicassi di te, offrendo il mio corpo a uno sconosciuto? Per godere del mio dolore? O l' hai messo tu sui miei passi? Sei capace anche di questo pur d’ allontanarmi da te. Ora ripensando al tutto, ne saresti stato capace, abile manovratore. Non so se ho goduto tra quelle braccia muscolose, villose, che sapevano di terra, di zolle, d’ arida terra. L' alito pesante, di liquori bevuti, così come la sua barba ruvida, sono stati per me come una scossa elettrica che mi sprofondava più giù dell’ inferno. Ho goduto dei suoi amplessi affrettati e continui? Non so, non ricordo, non voglio ricordare, si, ho goduto, forse. Nella penombra di quella stamberga si è consumato un pasto che in altra situazione, non mi sarebbe affatto dispiaciuto, se il gioco fosse stato condotto da te. Da te, abile prestigiatore, abile manovratore dei pezzi di una scacchiera. Ma io, solo io, ho voluto tutto questo, accettando le avances dell’ uomo dinanzi a quel bar. Ho bisogno di riposare, di sedermi su una panchina, per riflettere e rivedere nella mente, tutta la scena, le mie cosce divaricate, spalancate, mani che si accaniscono su e nel mio ventre, bocca aperta piena di lingua umida e sperma, il buco posteriore che ancora cola saliva mista a liquido. E così stordita, sconvolta e come in uno stato ipnotico, mentre scappavo, ho annusato le mani umide dei miei umori, come faccio sempre, dopo l' amore, per sentire la tua fragranza, ma non c' era il tuo odore, c’ era solo un nauseabondo retrogusto, solo un sapore amaro di vendetta. 
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:05/06/013;h.22.00 (I diritti sono riservati) –
 
 


Racconti sensuali: Lezioni di tango

 
 
 


 

“ Ti amo al buio e al calpestio deciso dei giorni che passano, ti amo in silenzio quando il vento mi trasporta nei mondi incantati del ricordo. “ (bitw)
 
 
 
Le dico di mettersi in piedi a cavallo del water, offrendo le spalle. La fronte e le mani poggiate alle piastrelle fredde come in posizione di resa, col bacino leggermente curvo e nuda, naturalmente. La posizione non è comoda ma ubbidisce perché desidera soddisfare la richiesta. Sa cosa voglio vedere, ma ancora non mi rende partecipe dei suoi intimi pensieri. Non rivelerebbe mai il desiderio d’ offrire alla mia carne ogni goccia dorata e poi con labbra calde, asciugare in tutti gli angoli la pelle fino a divorare il mio buco virgineo e a penetrarlo con la punta della lingua. Aspetta paziente che le sveli i bisogni. M’ offre tutta la parte posteriore del corpo che porta, ancora, i segni del suo mare d’ estate. Il bianco dei glutei sodi sui fianchi pieni e il bianco della striscia del reggiseno. Sono belle le spalle, larghe e forti, i capelli rossi nascondono il collo, non vedo l’ incavo delle ascelle, nascondiglio della lingua e della mia saliva. E’ già bagnata solo al pensarmi immobile alle sue spalle, aspetta impaziente che il dito medio, esplori il forellino rosa che m’ appare ogni volta che si piega in avanti. Conoscendola so che vorrebbe altri occhi, oltre i miei, che possano ammirare tutta la scenografia allestita. Altre mani che possano applaudire le movenze e altre fasciate di guanti bianchi che lievemente passino i polpastrelli sulla sua carne scossa da fremiti violenti. Aspetta che la penetri contro natura, questo è l’ atto sessuale che ama profondamente, il suo cuore rosa s' apre al desiderio del mio sesso più duro che mai. Ha dei tremiti e in un lieve mugolio sussurra che aspetta, con pazienza, il mio dare e ancora che è stancante la posizione in cui l’ obbligo e che a piedi nudi ha freddo. Vorrebbe correre in strada per invitare un passante, uno sconosciuto; il gioco sensuale e lascivo è questo, solo un passante potrebbe procurare piaceri mentali e fisici tali da lasciarla sfinita. Un uomo, che una volta soddisfatte tutte le voglie sparisca nel buio. Un uomo che s’ impegni a riempire, più e più volte, di seme caldo, il fondo schiena impazzit0. Ora è come cagna in calore; i miei sguardi per lei sono pari al mio sesso; lo so da sempre; e mi dice che finalmente ha soddisfatto la mia richiesta, entrando ieri in un negozio timida e titubante e uscendone soddisfatta con un pacchetto sotto braccio. Ride di gusto, felice dell' impresa. Mi chiede di prenderlo dove lo ha nascosto a qualche occhio indiscreto, nell’ armadietto dei trucchi. Eccolo grosso e nodoso tra le mie mani, del color della carne, possente, pronto a vibrare. Inarca i fianchi e mostra il suo buchetto gentile, bagnato per le contrazioni e gli spasmi. Mi dice che è gelido al contatto, ma so che lo scalderà dei suoi umori. Le toglie il fiato mentre contrae il ventre per trattenerlo. Aumento il ritmo e lei s' espande, completamente abbandonata, in un atto di totale sottomissione; dolce, piena e lasciva offre le natiche allo zenith. Porta le dita tremanti, tra le pieghe del fiore bagnato e comincia a giocare col clitoride, poi dice: “Amore, sono tua. Sei il tango argentino della mia fantasia, dammi piacere e fai di me quel che vuoi.” 
– ilprincipedellemaree:22/12/2013;h.21.00 (I diritti sono riservati)  –
 

 

Racconti sensuali: Dark Lady

 
 
 


" La percezione sfugge, poi si concede strozzata dalla rabbia o dal rimpianto e non hai voce per raccontare, solo stupore e ricordi che saltellano. " (bitw) 


 
Lo invito a cena in un ristorantino a poche centinaia di metri da casa perché ho voglia di un uomo e lui lo è, sui quarantasette, alto,  maschio e forse bastardo, come li adoro io. Deve essere mio a tutti i costi e per questo qualsiasi posto è ideale; io sono per le cose complicate. Che nebbia sfrontata, più sfrontata di me, m’ avvolge tutta e s’ insinua in ogni angolo della carne e tra le cosce affusolate. Con i capelli neri, ondulati e ricci, sono proprio un’ ape regina che spinge l’ ape operaia verso il baratro. Mi stringo a lui strofinando il seno contro il suo braccio. Sono perfetta in questo tubino nero, attillato e scollato, autoreggenti nere, uno spolverino di pelle, rigorosamente, nero. Nell’ intimo, la mia nera nudità con il suo ciuffo appena accennato e sopra i capezzoli piccoli e rosa di donna non ancora divenuta madre. Attraversiamo il ponte dei venti archi, non una macchina, non un passante. E’ la nebbia a farla da padrona; ecco il settimo arco, con la rientranza che ripara un po' dagli sguardi indiscreti, ecco il posto dei miei amori liceali e dove di sera mi viene sempre il desiderio, rientrando a casa, di accovacciarmi per dare libero sfogo alla mia pioggia dorata. “ Massimo, ho bisogno di liberarmi, questo freddo pungente mi procura uno stimolo impellente, stammi vicino, puoi anche guardare se ti piace ”. Balbetta un specie di “ Si certo ”. Alzo il vestito fino al ventre, mi giro per dargli modo di assaporare con lo sguardo il culetto non più vergine e mi rigiro passando la mano sul ciuffetto nero, sorrido, mi accovaccio a gambe larghe stringendogli la mano e do sfogo al mio piacere. Mi alzo e metto la sua mano tra le cosce, dicendo: “ Asciugami e poi lecca le dita ”. Esegue, mentre m’ intrufolo tra le pieghe del pantalone, stringendo i testicoli. Mugola per il dolore, mi alza il vestito fino ai reni. Sbottono il pantalone e tiro fuori un sesso duro, caldo, umido e bitorzoluto. Mi chino per succhiarlo. ” No! ”. Alza una coscia, m’ incastra al pilastro freddo ed umido per la nebbia e mi “ violenta ” succhiandomi e mordendomi il collo e i capezzoli. In due minuti, tanto dura il tutto, vengo urlando più volte, mentre lacera l’ inguine con il membro assatanato. Siamo come due ubriachi, singhiozziamo e non riusciamo a parlar per l’ affanno. Ricomposti, ci affrettiamo verso il ristorante, ma  non più abbracciati. Sento il respiro e il battere del suo cuore. Entrati nel locale, sediamo all’ unico tavolo libero di fianco a una bella e giovane coppia che ci squadra sorridendo. Lui, stravolto, chiede di assentarsi per pulirsi e rinfrescarsi. Rimango sola e già vorrei fuggire. Ho portato a termine la mia voglia lasciva. La coppia di fianco guarda e parlotta, lui sta pagando il conto e lei alzandosi e fissandomi negli occhi parla, senza ritegno: “ Dai vieni, chiudiamo la serata a casa nostra, ti faremo provare cose piacevolissime ”. Sorrido ammiccando, mi alzo ed esco dietro loro. Io sono un’ ape regina, lui è solo un’ ape operaia, solo un mozzicone da schiacciare sotto il tacco della scarpa, come ho sempre fatto con la maggior parte degli uomini dopo aver estirpato dal loro inguine il massimo piacere. Lo stesso avverrà, con la coppia che mi sta precedendo abbracciata, attraverso questa sadica nebbia e poi, per dirla tutta: bastardo non lo era affatto!
- ilprincipedellemaree:01/09/2010;h.02.15 ( I diritti sono riservati ) –
 
 
 

Racconti sensuali: Incrocio sensuale

 
 



“ Voglio tornare alle mie verdi colline dove il grano copriva d'oro all'improvviso tutto quanto, dove gli occhi si perdevano nella danza del vento, dove solo l'armonia e la quiete mutano lo scorrere delle stagioni, Voglio esser spiga che ti cresce accanto. “ (bitw)


 
Il mio sesso predilige l' odore e io pretendo il suo odore. Dovrà dirmi se mi vuole ora, più tardi o stanotte. Dovrà chiederlo se mi desidera, dovrà pregami, implorami e poi, ai titoli di coda lo farò godere e berrò tutto il nettare misto a gocce di pioggia. E' la mia mente devota che chiede di lui ed è solo per una questione di gusto del proibito. Le dita della mano sono affusolate e lunghe, così come il dorso e quindi il palmo che riesce a possedere e dirigere verso l’ alto e il basso il sesso, mentre lui, completamente nudo, è steso, da tempo, sul letto già tutto disfatto. Lo stringo forte come a volerlo affogare e la cappella s’ incendia a un primo contatto, simile a un sole di un tramonto purpureo. Voglio dargli e darmi piacere, voglio svegliarlo e renderlo vivace ad ogni carezza, amo questo gesto sessuale che m’ attrae fin da ragazza. Ho deciso di portarlo al limite del sopportabile; l’ affogo nel palmo della mano, stringo il glande purpureo, ricco del sangue che rimane imprigionato tra le mie dita laccate di rosso scarlatto; lo stesso che ho sulle labbra, queste labbra carnose e sensuali che amano succhiare, che amano, sfrontatamente, leccare i membri arroganti dei miei corteggiatori questuanti, diversi tra loro, ma non dissimili nel profondo. Lo tengo dentro, sveglio, tra le mani; fra non molto farò piangere la sua cappella, si, piangerà calde lacrime bianche, lacrime vischiose che inonderanno le mie labbra e che tratterrò nella bocca, mischiandole a saliva. Chiude gli occhi per immaginare, per fantasticare con la mente sensuale, quella mente lasciva che si ritrova anche quando vaga, come un cacciatore di menti, per strada o dove sa di trovar prede.  Vorrà legarmi i polsi lasciando libere solo le mani, specialmente i palmi, vorrà farmi accucciare con le caviglie legate, mani e caviglie, in un semplice atto di sottomissione. ... Non sa che è del tutto inutile, che sono sottomessa a lui perché è la mente che lo vuole, che lo desidera da sempre, non ho bisogno di legacci, non ho bisogno di barriere e poi in questa tenera notte di maggio, in questo preciso istante sono io che lo domino, sono io che gestisco le pulsioni, sono io che regolo il suo piacere. Oh com' è caldo, lo rinfresco facendogli cadere sopra un pizzico di saliva e come freme stretto nel mio palmo, sto prolungando questo immenso piacere, questa goduria per gli occhi di chi vuole capire, sapere, di chi vuole vedere. Sono vestita solo della pelle bianca e lentigginosa, di seni armoniosi e del pube rosso come il colore dei miei capelli lunghi e ricci, le ascelle, rigorosamente depilate, sono pronte per essere spalmate della sua saliva. Come amo questo gesto e come amo riceverla sulla punta della lingua che fuoriesce tra le labbra dischiuse. Lo sento, mugola, vuole eruttare la sua lava biancastra, forse è il momento; la mano è pari ad un ascensore mal governato che sale e scende senza alcuna sosta; eccolo è mio, è in mio potere. E se fermassi il ritmo della mano bruscamente? Se uscissi velocemente dalla stanza? No, non è nella mia indole far questo, lui è sempre il mio signore e tale resterà. Accosto le labbra al glande per ricevere tutto il seme, il fiotto è abbondante e lo diluisco con la saliva per poterlo trattenere meglio nella bocca. “ Esci dall' ombra tesoro, vieni, sei il nostro desiderio proibito, avvicinati al letto, spogliati, stenditi tra noi due, qui nel mezzo e offri il tuo corpo superbo, donaci piacere, noi, in cambio, ti faremo vibrare, ti offriremo gioie. Apri la bocca, bevi dalle sue labbra il mio seme misto a saliva. Ecco così, le vostre bocche unite in un lungo bacio e poi i nostri tre odori mescolati in un solo e unico odore”. 
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:24/05/2014;h.23.40 (I diritti sono riservati) –

 
 
 

Racconti sensuali: Amore nudo

 
 
 



“ Vorrei stare sempre nella mia vera realtà, quella che si scioglie alla percezione profonda e vivida del sogno.”  (bitw)

 
E mi dici di portarti al massimo, di farti provare gioie intime e fuori dall' ordinario, dalla routine quotidiana, dai soliti gesti e movenze, preparativi e ouvertures e dopo il the end, dopo i credits, ecco i soliti cerchi avvolgenti del fumo di sigaretta o lo squillare del cellulare o l' appuntamento inaspettato e via di corsa a gambe levate, per sentirsi sollevati dal non dover confrontarsi. E mi dici di spingermi dove è possibile, senza sobbalzi, senza strafare. E io che ti leggo l' anima e so quel che non dici, per un residuo e intimo briciolo di pudore, so già dove sospingerti, so già dove vuoi andare e pregusto i desideri, senza lacci né inibizioni. Questo è il tempo adatto per iniziarti e ci metterai del tuo per venirmi incontro. Già mi hai dato qualche prova della silenziosa partecipazione, del saper gustare questo insieme di piaceri sottili, del coinvolgimento sereno della tua mente. Sai essere spettatrice e attrice a seconda dei momenti partecipativi; sai di piacere e di piacerti, immensamente, quando sei tu al centro dell' attenzione. ... Sto qui seduto in macchina, fermo alla luce del lampione e fumo l' ennesima sigaretta e mentre aspetto che scendi, parlo di te e solo il mio pensiero m' ascolta. Ti guardo mentre t' avvicini alla macchina, la tua figura già è un impeto di tempesta; invito ad aprire le ali della mia mente assetata di te, delle tue fantasie dove interpreto passi di danza, di qualsiasi ballo tu decida ch' io raffiguri; non dici nulla, sorridi soltanto, non chiedo dove e cosa faremo, sento le tue mani calde scendere piano lungo il seno e il tormento che gli procuri stringendo i capezzoli, come a me piace, mentre sussurri all' orecchio parole sconce. Dove mi porti, va bene comunque, adoro i salti nel buio, basta che tu sia il mio paracadute. Basta che alla fine dei giochi, io cada con la mia bocca vogliosa e spalancata sul tuo membro sontuoso. Non c' è buonanotte tra noi se non dopo aver bevuto il tuo latte, ogni sera, come fosse valeriana per la mia insonnia. ... Mentre la strada si snoda tortuosa, tengo gli occhi chiusi per ascoltarmi meglio, per pregustare quel che offrirai. La tua mano sconcia è maledettamente invischiata tra le mie cosce con le dita bagnate del mio umore, che guazzano nel mio intimo, ormai, ricco di voglia e che mi fai leccare, sfregandole tra le labbra e i denti. Fermi la macchina e fai cenno di essere arrivati. Dici “voglio che godi stasera per me, immensamente”. Spalanco gli occhi e provo a pensare cosa potrà mai esserci in quel posto. Io che amo essere accarezzata, toccata, palpata da più mani semiaperte, avvolte in guanti bianchi; io che adoro la penetrazione degli occhi, degli sguardi, più di ogni altra cosa, già penso che mi stai studiando e dirigi i passi timidi su percorsi tortuosi di cui ne sono immensamente eccitata. ... “ Vedrai, tutto ti piacerà, ho parlato molto di te e ho descritto i desideri, ma anche i turbamenti nel metterli in pratica. Ci sarà tanta serenità “. Provo a parlare per rompere il clima di incertezza che sto vivendo, ma mi volto a cercare i tuoi occhi che danno un assenso tacito a ciò che mi aspetto. So che avrai fatto del tuo meglio per far si che mi senta a mio agio. Stacco così la mente dal razionale e mi affido all' emozioni che tu vuoi che viva. Non saprò mai fino al mio ingresso cosa mi aspetterà, cosa farai e soprattutto come aprirò per l' ennesima volta la mente ai tuoi giochi sottili; mi sento pronta per qualsiasi sorpresa basta che il corpo esulti con te, anche se questa breve attesa procura un vago tormento, un' ansia feroce. " Non sarà che andrai via e mi lascerai lì sola, vero? ". 
" - blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:26/10/2012;h.16.00 ( I diritti sono riservati) –



Racconti sensuali: Mambo libre

  
 
 
“ Mentre tendi le mani potrai accarezzare le vibrazioni di chi ti è vicino o sentire il soffio di correnti benefiche che accorrono a sgombrare gli spazi affollati della tua mente e toccherai con dolcezza fino a dove il cuore spinge la tua voglia.” (bitw)


Una sera mi dice che c’ è un vecchio spasimante tornato a farsi vivo dopo anni e che rompe con insistenti telefonate e richieste di nuovi e futuri appuntamenti. Le rispondo di accettare senza pensarci troppo, che le fa bene svagarsi un po' con la mente che ha tra le gambe. Mi risponde: “ Deficiente! ” Allora ci vado giù duro e le dico che due sono le cose: o il resuscitato non ha materia prima per le mani, dato che il tempo logora ogni cosa e uno, pur decrepito, si convince che per lui non passerà mai, o che è sicuro della fragilità sessuale di lei, perché è insito nell’ uomo che l’ aver fatto sconcezze e porcherie una volta nella vita, abbondantemente ricambiate, queste si potrebbero rifare fino alla fine dei tempi. E no bello mio, sai quanta acqua è passata sotto questi ponti? Dico che mi va un limoncello e lei risponde di farlo insieme, io intendo che mi va di berlo ma non la deludo e dico: “ Sei una maiala, nata, cresciuta e pasciuta! “ sapendo che le piace da pazzi essere chiamata così e infatti risponde: “ Certo che lo sono, sono la tua maialina e tu il mio pappone “. Oddio pappone!? Un professionista del mio calibro!? Perché, a volte mi vado a infilare in situazioni così particolari? “ Andiamo in Viale Brianza e lì filmi mentre mi faccio scopare da uomini di mezza età che mi ricorderebbero il vecchio spasimante" e ride di gusto. Io: “ Se ora entra tuo marito e ti vede così sguaiata da strofinarti il fiore nero sul bracciolo del divano, mentre io ti guardo, che direbbe? ” “ Nulla, si metterebbe in ginocchio lo stupido, per masturbarsi a sangue ” e mentre sorride ancora, mi spinge verso la cucina, accende la luce, apre il balcone e si piega in avanti sul tavolo alzando la gonna e rimanendo in piedi. Ha lo sguardo fisso sui balconi e sulle finestre del palazzo di fronte e offre come in calore il suo didietro stupendo. Naturalmente non porta mutandine e allarga le cosce per darmi libero accesso ed esaudire ogni mio sfizio sessuale, sia con le mani, la bocca o il sesso che già è attentissimo. “ Non venirmi dentro, lo sai che non mi piace, non mi da gusto.” Certo che lo so, neanche io trovo più gusto nel penetrarti e su e giù fino a godere, no! il piacere deve essere ricercato, sottile, ma anche lascivo, sguaiato, deve essere un miscuglio di gesti e parole sconce da parte di entrambi. Mi chino per leccarle il buchino rosa e bagnarle le grandi labbra con la saliva, nella speranza che qualcuno di fronte ci guardi e questo mi mette brividi lungo la schiena e così la penetro contro natura, sculacciando le sue belle natiche bianche. “ Scopami porco, fammi venire nella tua mano, mettila tra le mie gambe, dopo ti regalerò anche la pioggia dorata. Scopami, padrone mio”. E la scopo nella speranza che la signora del terzo piano, si stia masturbando, dietro i vetri, con la mano destra il clitoride e con tre dita della sinistra il fiore carnoso e mentre lo dico ad alta voce, viene riempiendomi la mano di umori e pioggia dorata. Che bello mi dice, che bello le dico mentre la giro e la faccio salire sul tavolo stendendola di schiena e la scopo, a pancia su, poggiando le caviglie sulle mie spalle, con tale veemenza da far traballare il tavolo. Urla di piacere e mi incita, stracciandomi con le unghie i capezzoli, “Porca!” grido tra dolore e voglia e le dico che si è aperto il balcone di fronte e una rossa sui cinquanta, in sottoveste ci guarda con insistenza e mentre lei dice: “ cazzo, finalmente!”, viene urlando per la seconda volta. Non posso chiedere più straordinari al mio sesso sporco dei suoi umori, gonfio e ricurvo, salgo sul tavolo, guardo con voglia la rossa di fronte e con il pene in bella mostra le riverso sul volto  sperma che l’ inonda, sporcandola tutto il viso. Sfiniti, salutiamo con la mano la signora del balcone di fronte che con un cenno ci sorride, rientra nella stanza e chiude le imposte, tirando le tende.
– ilprincipedellemaree:15/08/2014;h.15.45 (I diritti sono riservati ) -



 
 

Racconti sensuali: La mente, solo la mente

 
 
 



“ Felice giornata a chi ora apprezza questo sole incerto schiaffeggiato dal vento!”  (bitw)

 
Ti amo a modo mio, in modo sgangherato e voglioso, così come sei tu, una virgola impazzita della mia esistenza. Appari scalza, spettinata e con la luna in fondo agli occhi, ancora calda dell’ ultimo amplesso rubato alla strada e so che te lo sei cercato tu, avidamente, come un’ ubriaco cerca l’ ultimo bicchiere di vino. Sei la reincarnazione d’ una prostituta di quell’ antica e libertina Pompei, che offriva la carne nei postriboli gioiosamente e naturalmente con la normalità che era intrisa di sesso raffinato e selvaggio. Ma dopo l’ incontro urlato e consumato, ecco che vieni a me, impaziente, corri da me che aspetto avido solo d’ averti  ancora bagnata di sudore e di sesso umido del tuo precedente atto voluttuoso. M’ affogo in quegli occhi sempre ubriachi di piacere e silenziosamente mi faccio trasportare dall’ impeto della rabbia e della voglia nel pensarti all’ incontro che hai avuto un attimo fa. Sei appannata, distratta e barcollando mi vieni incontro col sorriso della sfinge che ostenta sfida e provocazione, ma è così che ti prendo ogni notte dopo che hai diviso il tuo corpo con estranei, perché di te io posseggo la mente, quella mente pazza e ciò che il tuo corpo non lascia agli altri. Ti sdrai davanti a me con le braccia aperte, come in croce e io ti chiedo come sarebbe se, alla fine, non ci fossi più e ti dico che tutto passa, tutto, anche i ricordi che a volte si riportano alla luce solo come quei dipinti che, a piacimento, si appendono e si tolgono da una parete per poi nasconderli in soffitta. Tu ridi sguaiatamente e dopo aver mostrato quella fila di denti bianchissimi mi dici soltanto che vuoi finire il tuo pasto, che l’ affondare del mio sesso in te è come sprofondare dalla melma vischiosa a un tappeto di foglie adagiate a mo’ di giaciglio in terra. La muta follia si perde tra le tue gambe e tra i seni  dove  lascio, ogni notte la mia ragione. ... Mi accontento d’ averti ogni volta che ritorni a me, anche all' alba t’ aspetto, mentre il tormento di saperti sguaiatamente offerta a uomini volgari e sudici nell’ animo, mi procura brividi e forti pulsioni. Il godere è nel piacere di saperti tra le braccia d’ altri, perché loro è solo il corpo mentre la mente è ben lontana da quei giacigli. Guai se così non fosse, la mente è solo mia. E se tu non mi sfiori il pene con le dita affusolate io appassisco, cerco il contatto con le mani calde e la tua lingua, so che ci sei sempre, mai stanca o appagata mia ombra ribelle. Ti guardo, seduto, mentre ti attorcigli come una serpe distesa a terra, t’ aggrappi alle mie gambe e alla tua furia che aspetto come un fiume in piena mentre lascio andare ogni pensiero per far posto alla tua bocca ricca di piacere. Cosa vuoi donarmi di te ora? Si lo so, vuoi succhiarmi, tenerlo tra le dita mentre gli parli con la tua lingua bifida e insinuarti tra i miei glutei caldi. Ti stendi per terra, di fronte a me, con indosso la corta sottoveste nera che lascia trasparire tracce di seni pieni e pelo che hai, volutamente, lasciato crescere per il mio piacere carnale. Spingi l’ ascella fino alla mia bocca e aspetti che la lingua e le labbra ci ricamino attorno e ci dipingano sopra. Mi stai portando al punto di non ritorno, pian piano, con la tua impudicizia ti stai eccitando, mentalmente, al pensiero di toccarti il fiore, per farmi vedere come sei brava a titillarti e godere, penetrando i miei occhi con i tuoi occhi neri. Vuoi essere guardata ma non toccata e così sarà, mentre già ti muovi ansimando e dimenandoti tutta e il tuo sguardo sconcio che mi preannuncia, dolci piaceri e già la tua lingua che muovi ad accarezzarti le labbra, mi eccita al punto di potermi far venire godendo senza alcun contatto fisico. Ma è la lingua che mi darai, stanotte, la lingua e la bocca, mai sazia, che ingoierà tutto il mio essere. 
– blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:29/08/2014 (Diritti riservati) -
 

Racconti sensuali: La stagione del cuore

 
 
 



“ Quando penso ai tuoi occhi io vedo mare verde profondo e mi ci immergo felice fino toccare i fondali. Ed è lì che voglio posarmi prima di chiudere i miei. “ (bitw)

Ero quella che ero e questo, a volte, mi faceva sentire desiderata e richiedeva una certa spavalderia, sentivo come se ci fosse un segreto che conoscevamo solo noi due ed ero convinta che avrei potuto dare tutta me stessa. Lui era un regalo del cielo, era come una bussola che diceva con precisione dove eravamo e dove stavamo andando, dove ci eravamo spinti e dove ancora potevamo inoltrarci. E noi respiravamo e quando respiravamo si ragionava e c' era una domanda che aleggiava intorno da sempre: avevamo bisogno l’ uno dell’ altro? Si, certo, era essenziale. Ah, se solo avessimo aspettato la fine del viaggio, prima di dirci se in fondo valeva la pena mettersi in cammino. ... Ponevo tutto l’ impegno nel relazionarmi, nel dedicarmi a quel bastardo lussurioso, esaudivo con maestria e solerzia ogni desiderio, ogni comando e lui soddisfaceva ogni voglia, ogni mia richiesta, ma lavoro e pazienza portavano con se il desiderio di vincere, il desiderio, non la pretesa. Avevo bisogno di annusare il suo alito. Lui, la mia droga e quando era impossibile incontrarci, in quella specie di garage che aveva preso in fitto per noi, per i nostri incontri particolari, ne soffrivo e questa sofferenza la nascondevo nel fondo più recondito dell’ anima, per non distruggere tutto il resto. Riuscivo, ancora, a portare avanti questa storia, ma dove mi conduceva tutto questo? E fino a quando ne sarei stata capace? ... Aveva strane pretese e mi spingeva verso l’ ignoto da dove non ero sicura di poter tornare mentalmente integra. A volte resistevo, ma sapeva come prendermi, era convincente l’ infame, esperto nell’ ottenere e soddisfare ogni suo capriccio. Spesso mi chiedevo dove volesse andare a parare e spesso ancora m’ incuriosiva e provavo gusto a pensare e fare cose che mai mi sarei sognata di fare. Pretendeva mi masturbassi in videochiamata con lui, mentre mio marito dormiva al mio fianco e desiderava che riprendessi la scena che vedevamo durante gli incontri nel garage dove mi scopava a sangue e mi sfondava la mente. Metteva impegno nello spersonalizzarmi e vi riusciva. La stranezza era che, a volte, provavo un gusto bastardo nel seguirlo, non tentavo nemmeno più di decifrare le pulsioni che lo spingevano al raggiungimento del piacere, ogni processo era buono per lui. Provava immenso piacere nel sapere che mi stavo masturbando nel parcheggio di un supermercato, zeppo del via vai di macchine e persone che mi scorrevano di fianco lo sportello, diceva di scegliere un uomo o una donna o una coppia e di godere e venire pensando al piacere che potevano procurarmi, ognuno di loro o entrambi. Lo facevo in un raptus di lussuria e di bestialità che in realtà non mi apparteneva e, come una femmina affamata, lasciva, lo chiamavo al cellulare mentre venivo, bagnandomi tutta, descrivendogli, fisicamente, la vittima da me selezionata per quella scopata virtuale. Ero proprio in uno stato di confusione e di disordine mentale. Ero la marionetta della sua fantasia  e lui muoveva i fili grottescamente facendomi strumento del suo piacere anche chiedendomi complicità nel fotografare a loro insaputa le mie  amiche, richiesta che avrebbe potuto crearmi problemi. ... Il godere mentale, più che fisico, era quello di sapere che potevo, a loro insaputa, fotografare o addirittura filmare, in pose ardite, le mie amiche, delle quali già conosceva, a menadito, ogni vizio e ogni loro recondito pensiero, che si faceva raccontare, eccitandosi. E poi mi penetrava, contro natura, come un toro infuriato e io ne godevo, si ne godevo come una cagna in calore. E anche in questo riuscivo, a volte, a soddisfare le sue voglie. Quante volte, al mare, inquadravo di sfuggita un capezzolo o il pube di una di loro e, in fondo, questo gioco, m’ intrigava sempre più. Il proibito era, per me, eccitante se sapevo qual'  era lo scopo e spesso mi trovavo bagnata, proprio lì, nel mio intimo. Ero perversa? Provavo piacere nel procurargli piacere? Stava pian piano rovinando la mia esistenza. Se rimanevo a dormire da una di loro, facevo di tutto per riprenderla in bagno, di spalle, sul bidet, o a letto in pose scomposte e sapevo che la sua eccitazione mi avrebbe ripagata, procurandomi ancor più immensi e sconci piaceri. Ero pervasa di libidine, la sentivo come il profumo sulla pelle. L’ anima era persa, irrimediabilmente, la mente era sul punto di tradirmi del tutto. Ma per quale tortuoso sentiero mi ero inerpicata, dove diavolo stavo andando? A distruggere la mente e il mio cuore? Avevo giocato questa lurida, sporca partita che sarebbe stata l’ ultima, durata, in fondo, solo una stagione. Ma sono qui anche stasera, mentre mi dico che tanto è l' ultima volta e l' aspetto con lo stesso fremito, con lo stesso desiderio di sempre. La mente si è annodata e non riesco a tornare più indietro, ma questo mi ripaga e mi getta nelle braccia del suo inverecondo inferno. 
– blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:20/09/2014;h.21.40 (I diritti sono riservati) 
 
 

Racconti sensuali: Il giovin signore

 
 



“ E mi agito quando soffia quel vento,
quel vento implacabile che mi spoglia del mio tempo. “ (bitw)
 
 
Il nostro fattore, avanti negli anni, aveva sposato una giovane di nemmeno venticinque. Ogni fine settimana, con i miei genitori ci recavamo in campagna, verso la collina, dove mio padre aveva ereditato una fattoria con bestiame e terra, che faceva coltivare. Lì trascorrevamo più tempo che nella casa di città dove frequentavo il primo anno d’ Università. Dovevo controllare l’ andamento di tutta l’ azienda, ma in questo compito ero distratto da lei, la mia dolce ossessione, la giovane moglie. Fremevo quando le ero vicino e annusavo il suo odore, la guardavo e sbirciavo ogni movimento; d’ estate indossava vestitini leggeri scollati e corti alle ginocchia, abbottonati sul davanti e, per comodità nei movimenti, usava tenere libera l’ ultima asola alle ginocchia; sedeva con mia madre sotto il pergolato e smuovendo l’ aria col ventaglio cercavano il fresco, dedicandosi alla lettura. Sicura, serena, tranquilla, accavallava le gambe senza badare a me nè a chiunque altro si trovasse lì, dato che era nata tra quella gente e cresciuta nella fattoria. La mente fervida vagava e immaginava situazioni eccitanti, le più intriganti, tutto quello che sarebbe potuto accadere tra noi, in fondo avevo solo sette anni meno di lei. La sera, rischiando, aspettavo che per ultima si recasse nel bagno che prediligeva sulla terrazza, dove il vetro smerigliato rifletteva i lineamenti sbiaditi e la pensavo discinta, seduta sul water o sul bidè; spiavo dal buco della serratura che proiettava visioni parziale di una mammella ben tornita o di una coscia nuda. La mano correva a masturbare il pene che svettava turgido e riuscivo a venire tra i brividi di paura intrisa a piacere. Di pomeriggio mi stendevo in una delle camere da letto, indossando solo lo slip, lei entrava e si sdraiava di fianco con il vestito che le saliva fin quasi all’ inguine. C' era una tale intimità fra tutti noi che la situazione rasentava una noiosa normalità. Raggomitolata al mio fianco, con la scollatura che mostrava l’ attaccatura dei seni abbondanti, circondava il mio collo col braccio e mi posava la fronte sulla guancia, addormentandosi; vedevo le perle di sudore sulla fronte e sentivo l’ odore forte che emanava l' ascella dove  avrei voluto posare le labbra per ore, ma non succedeva assolutamente nulla e così m' addormentavo spossato dalla calura delle prime ore di quei pomeriggi d' agosto. E venivano i giorni in cui rimanevo solo in casa perché tutti si recavano di mattina presto al mare, per far ritorno all' imbrunire. Di solito veniva a preparar da mangiare e riordinar le stanze, una vedova di circa quaranta anni. Aspettavo con ansia quei momenti perché preso dal desiderio della mia dolce ossessione, frugavo nelle stanze e tra le sue cose, in cerca di indumenti intimi, un reggiseno, autoreggenti, reggicalze o mutandine che odoravo passandole tra le labbra e avvolgendole al pene, mi masturbavo con ardore. Era un frugare spasmodico, intimo, proibito, mi spogliavo nudo e camminavo per le stanze col pene duro che strofinavo contro il muro, sul suo letto matrimoniale, sulle poltrone, finché non mi stendevo sul letto e venivo contro il cuscino che la sostituiva indegnamente. Un giorno col sesso duro e all’ insù, entrai in cucina per prendere una bottiglia d’ acqua e non m’ accorsi che c’ era la vedova intenta ai fornelli che vedendomi nudo, cacciò un urlo. Scappai in camera tuffandomi sul letto, sperando che non riferisse la cosa ai miei. Sull’ uscio della stanza, sentii la voce chiedermi cosa desiderassi, le spiegai che volevo dell’ acqua fresca del frigo e che pensavo di essere solo in casa. In un attimo, entrò e mi porse, sedendo su una sedia di fianco al letto, una bottiglia d’ acqua, scostò il lenzuolo e ingoiò tutto il mio sesso fin giù la gola, succhiava avida e lo picchiettava con la punta della lingua, così bene, da farmi venire, urlando, in pochi secondi. Disse che avremmo potuto farlo ogni volta l’ avessi desiderato e che viveva sola. Oddio cosa stava succedendo? Non ero ancora sazio, così la presi per le spalle, facendole poggiare le mani allo schienale della sedia, le alzai la gonna e inondai, della mia voglia, il suo fiore nero. Andò via carezzando le mie guance rosse. Continuammo a far sesso ogni giorno e per lungo tempo; spesso, mi partivo dalla città, in macchina,  per recarmi da lei; le piaceva esser presa stesa sul tavolo, a pancia all' aria, con le caviglie ancorate alle mie spalle; mi donava tutto quel che volevo, esaudiva ogni desiderio, anche il più sfrenato, senza far domande; era sensuale, intrigante, sottomessa e lei, calda e sensuale, godeva più di me e per più volte, chiamandomi, il suo piccolo padrone, il suo giovane signore; quando ero stanco, dopo averla posseduta tre, quattro volte di seguito, mi rimpinzava di cibo e latte fresco; era sottomessa a ogni mio volere. Nessuna ragazza di città, sapeva soddisfare la voglia di sesso come la mia giovane vedova, in fondo ero soddisfatto, sazio, ubriaco, ma non riuscivo a possederla completamente. Io, ogni volta che la penetravo, facevo l’ amore con l’ immagine della giovane moglie, che avevo imprigionata, da sempre, nella mente.
– ilprincipedellemaree:26/01/2013;h.22.30 (I diritti sono riservati) –
 




2 agosto 2016

Racconti sensuali: Rosso tango

 
 
 



“ Afferrai per la gola la mia tristezza e la scaraventai nel deserto della mia ricchezza, facendola inaridire.” (bitw)

 
Muovo le gambe tra le coperte per cercare ancora un po’ di quel tepore che il tuo corpo regala mentre giaci sonnecchiando. Ma tra le lenzuola, con ancora il tuo ricordo impresso, non ci sei più. Dove sei mio dolce ardore? Allungo un braccio e il materasso è vuoto. Fuori piove e la pioggia lo sai mi dona, smetto di guardare il soffitto per gustarmi il tintinnio dell' acqua sulla strada interrotto qua e là da un' auto, il saliscendi del petto è ormai cadenzato da quelle goccioline lente e costanti, frenetiche e veloci. Mentre piego e subito allungo una gamba, mentre le cosce si sfiorano, mentre le mani accarezzano le floride curve dei fianchi e il morbido del ventre, scorrono le dita gustando ogni centimetro di pelle in risveglio. Mi scopro un seno, mi piace la percezione del lenzuolo di seta sul capezzolo duro. La mente viaggia, divaga, pensa al tuo sesso, alle vene in rilievo, alla sua punta che lacrima. Immagino quel nettare denso scorrermi dal mento, gocciolare sul petto. La pioggia incalza là fuori come la mia voglia qui dentro ed allora che sfioro il leggero tessuto degli slip già intrisi d' umori, la leggera peluria e poi il fiore, già oscenamente in subbuglio, grondante. Un leggero gesto delle dita e la stoffa si stacca dalle grandi labbra gonfie, impaziente affondo una, due, tre dita, dondolo tutta tra quelle lenzuola e il respiro s' affanna e lievi mugugni fanno a braccetto con la pioggia, infastidisco il mio sesso fino a che gli umori colano, le gambe tremano e un suono di piacere lascia l' ugola. Intenta a darmi piacere, un fruscio improvviso mi distoglie. ... Son fermo sotto l'arco della porta, ti osservo mentre ancora distesa sul letto spendi, scoprendoti un capezzolo, questi ultimi istanti di pigra beatitudine. Di certo hai imprecato accorgendoti che non sono al tuo fianco a respirarti tra i seni. Tu che ami accucciarti in me, tu che mi dai quiete e quel benessere che mi fa dimenticare il mondo. Ti guardo allungare le gambe e guardo le mani che carezzano quelle floride curve dei fianchi che sono solo mie e dove solo io vagolo con le labbra umide e la mia bocca affamata. Mio è il tuo morbido ventre come il latte. Mia sei tu, solo mia. Impazzisco di piacere quando sussurri che sei mia, solo mia. Ecco che il sesso svetta e si gonfia per l' affluire del sangue alla sua testa rossa e piena, già pronta e lubrificata. Il desiderio mi prende, sale su per la schiena. Ti farò giacere carponi, con mani e ginocchia poggiate su queste, ancor calde, lenzuola di seta. Leccherò per interminabili minuti il tuo buchetto rosa e poi con garbo m' introdurrò in te, aggrappandomi ai seni pieni. Stai giocando col tuo fiore rosso, io col mio sesso impazzito che già vuole spruzzare ovunque il suo nettare bianco. E fuori piove e spio la tua bellezza, mentre sento il respiro affannoso e i mugolii che non riesci ad affogare nel cuscino. Voglio venire, ora, con te, dai. Il desiderio è talmente intenso che basta un leggero tocco delle dita per godere, con tutto il corpo ai tuoi sussurri e ai suoni di piacere che il battere della pioggia sui vetri non riesce a zittire.
- babettekalimera e ilprincipedellemaree:06/11/2012;h.18.00 (I diritti sono riservati) -

 
 

Racconti sensuali: Nel silenzio

 
 
 



“ E ora cosa rimane dei tramonti cuciti con il cielo pronti a d acciuffare il cuore dei semplici, quelli che sanno goderne la carezza profonda? “ (bitw)


Eccomi ancora qui tra queste pareti silenziose che odorano di me, che sanno tutto di me, che proteggono e riparano, che sono complici della mia intima natura. Mi cerco nel buio e ascolto col battito del cuore che accompagna il tumulto dei pensieri; le mani sono calde così come il ventre e il sangue fluisce alle tempie, mentre distesa sulla poltrona, abbandono la mente al rincorrersi d’ idee vagabonde e intime in questa mente ricca di pensieri affollati. Ho voglia di sentire l’ uragano dentro me, quell’ uragano che sconquassa tutte le parti intime; ho voglia di stupirmi, di esaltarmi, ho voglia di amarmi qui distesa, ora si, ora, in questo momento. … La musica che martella l’ anima, simile alla mano di un musicista che batte cadenzata sulla pelle di un tamburello; questa musica, come è da sempre, mi incita, mi spinge e mi trasporta lontano, sognando ad occhi aperti fino a sollevare il velario dell’ oblio. Accarezzo i seni con dolcezza come a prepararli per questa tua bocca assetata e in preda ai morsi della fame. Sono duri i capezzoli, oh si, come sono duri e con quella pigmentazione marrone che li fa risaltare e che ha eccitato ogni donna li abbia assaporati. Essi reclamano labbra, io però immagino le tue di labbra. .… Chiudo gli occhi per guardarti meglio e ti vedo, mentre con mano esperta accarezzo il clitoride tenendolo stretto tra l'indice e il medio. Siete vicini l’ uno all’ altra e danzate, annoiati, questa musica beffarda e particolare che sollecita e m’ intriga la mente e libera, come una donna di malaffare, la fantasia. Sono io ciò che tu desideri, sono io che ti accendo la mente, è il mio odore la fragranza che ami, la saliva e la pioggia dorata sono la bevanda che ti dissetano. Lo so ormai da tempo e il pensarti con lei procura un’ insofferenza atroce come un senso di privazione, ma allo stesso modo eccita e accresce il desiderio di riaverti presto tra le braccia più avido e affamato che mai. … Affondo le mani con forza tra le cosce e m' abbandono al più tenero e dolce tocco delle dita; penso che tu sapresti farmi gridare solo al contatto delle tue e il ritmo del movimento fa sussultare il diaframma spezzato dai sussulti e i respiri. Le cosce contratte sono divaricate ma ogni tanto si chiudono come per prolungare quell’ attesa divina che trattengo a fatica. … I fianchi sussultano esausti, la mano ora accelera il ritmo. Mentre stai vivendo la noia io m' invento la voglia di te; domani sarai di nuovo qui tra le mie cosce che t’ avvolgeranno e la bocca berrà quest’ umore che ora esce dal fiore nero, mentre sento la vita che urla e spasmi veloci che accompagnano il piacere bagnato. Appoggerò le dita umide alla tua bocca e tu ad occhi chiusi le leccherai ad una a una, succhiandole. Così ti accoglierò quando verrai da me. … Ora che sto godendo so di certo che la stai penetrando, vero? L’ hai fatta voltare di spalle piegandola sul tavolo della cucina. Lo stai facendo affogando i tuoi pensieri nei miei, sapendo che sto venendo e godendo di te, solo al pensiero di te e certa che domani berrai tutto di me con quella bocca avida e affamata. Mi farai sedere sul water con le cosce divaricate, come so che tu mi vuoi. E lì procurerai gioie tali da essere conservate in un piccolissimo angolo della mente. Sarai in piedi a pochi centimetri da me e strofinerai il sesso pieno e duro tra i miei seni, sui capezzoli, sul collo, sul viso, tra i capelli. Vorrai sentire e vedere il liquido uscire come una pioggia dorata dal fiore, con le sue piccole labbra gonfie e rosse come il sangue; la musica sfuma insieme ai miei umori e ai pensieri mentre tu accanto a lei, ora, dormi annoiato e cullato da una nenia che io conosco bene.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:24/11/2012;h.20.50 (I diritti sono
riservati)





Racconti sensuali: Tango per due

 
 
 




" Un dolore non si cancella mai, ne col tempo ne con voli di fantasia.”  (bitw)

 
La luce soffusa nella stanza avvolge la mia nudità, riesce a controllare la voglia e il timore di lui, il mio padrone, in questo gioco lo è, anche se poi alla fine chissà chi sarà il padrone o la padrona di noi due. Mi regala timidezze ancor più di madre natura e nessuno mi rende così irresistibile come il suo sguardo. Attendo la mia mossa, l' ordine! Mentre la mente galoppa fantasie, lo sguardo si perde nel luccichio di un bicchiere di cognac, la lieve luce di un' abajour lascia percepire più che vedere la sua possente figura accomodata in una poltrona, le dita della mano destra contornano l' oscillare di quel liquido ambrato. Giaccio lì contro la parete, in quell' angolo di una stanza non mia, contemplo la sua figura come lui sta facendo con la mia, immagino il suo perdersi tra i floridi seni, so che sono oggetto del suo contemplare. L' impazienza sale mentre gusto il profilo delle spalle, è in controluce ma riesco a percepire che porta la cravatta, allentata, mmmhhh, dai muoviti, dimmelo, dimmelo, cosa devo fare, voglio venire da te, dai dimmelo. ... La guardo con aria di sfida, la bocca abbozza un sorriso e i miei occhi sono socchiusi per spingersi nella profondità della sua  impazienza, del suo fremere. Non parlo, il silenzio la esaspera, voglio che si agiti nell’ attesa di un mio cenno, voglio vederla ancora lì in penombra, in piedi contro la parete anonima di questa stanza. E’ contro quella parete che voglio vedere la mia piccola geisha, di fronte a me che prolungo un’ attesa infernale, godendo della sua curiosa inquietudine. Le ordino di accucciarsi lentamente scivolando contro il muro e di mettersi carponi sinuosamente come un animale devoto, piano, come un felino e lei allieta i miei desideri mentre la mia durezza pulsa svettando tra le pieghe del pantalone di lino color tabacco. Mi perdo immaginandomi tra i suoi seni e le braccia che desidero leccare lì dove lei ha provveduto a depilare, prima d’ incontrarmi. Guardo i suoi  occhi accecati dalla voglia. Ora riesco  a vedere lo sguardo illuminato vicino alla luce, ma ancora la guardo e aspetto, impaziente, il suo odore. … Le viscere quasi fanno male, mi scosto senza volerlo dalla mia posizione, sai che fremo ma non vuoi che tutto finisca subito, godi più in questi istanti che nel penetrarmi, godi nel prolungare la mia agonia, ti metti ancor più comodo, accavalli lentamente la gamba, come sei bello in quel vestito di lino color tabacco. Mi ordini di accovacciarmi lì sul tappeto ed io esaudisco il comando. Lo fai apposta, prolunghi i tempi e i movimenti, sorseggi lascivo ancora un goccio di quel liquore, percepisco il sorriso diabolico mentre cogli lucide movenze tra le mie cosce. Cosa vuoi che io faccia, dimmelo. ... T’ inonderò il fiore tra le cosce, con questo fondo di cognac e vivrò la tua smorfia di bruciore mentre il liquido colerà tra le grandi labbra turgide. Voglio che t' accarezzi ora avanti a me lì stesa a cosce larghe sopra il tappeto, voglio vederti pulsare e implorare un mio intervento. Il mio sesso ormai è impazzito. Ti tocchi, sei sudata e il bruciore aumenta come il mio desiderio. Io seduto ti domino dall’ alto, mentre tu mugoli come un cucciolo che chiede pietà. … Affondo le dita che grondanti d' umori scivolano impazzite tra le gambe aperte ai tuoi occhi avidi delle mie movenze, maltratto a tratti il clitoride gonfio e non posso fare a meno di perdermi nelle tue pupille mentre i fianchi continuano sinuosi a darsi in pasto al tuo sguardo, tremano le gambe per trattenere quel piacere che mi hai ordinato di non lasciare, sto cercando di obbedire, i sussulti del ventre rivelano il mio cedere quando il sesso mi sventola davanti fiero e la tua mano lo cinge avvicinandosi, finalmente accontento il mio padrone, servo il padrone e avida ingoio senza smettere di toccarmi, dolcemente soffoco sotto i colpi delle tue mani che stringono la mia fluente chioma e mentre lacrime di fatica accarezzano il viso, godo silenziosa dei tuoi spasmi, dei tuoi occhi, dei tuoi respiri.
– babettekalimera e ilprincipedellemaree:09/10/2012;h.1.50 (I diritti sono riservati) -