16 agosto 2016

Racconti sensuali: Finalmente noi

 
 



“ Le occasioni non sono regali, sono solo gli istanti rubati, incertezze vestite di seta, di broccato e di perle preziose che tu indossi facendole tue. “ (bitw)

























Racconti sensuali: Come tu mi vuoi

 
 
 




“ Il fumo della mia sigaretta disegna il profilo delle ore che si fermano, mi avvolge, mi stordisce. Spirali di niente. dense di pensieri che magicamente si arrampicano per poi dissolversi, lasciandomi inerte, ma pronta a ricominciare, “ (bitw)






















4 agosto 2016

Racconti sensuali: Prelude

 
 
 


“ Ci vuole così poco per imparare a gioire di nulla, la stessa velocità con cui una lacrima sgorga dagli occhi in un impeto di emozione per poi asciugarsi sulle labbra distese in un sorriso. “ (bitw)
 
 



















 
 
 


N.B. I commenti qui di seguito, sono riferiti a un precedente scritto che ho eliminato per far posto a un nuovo post. Tali commenti non sono stati aboliti per il rispetto che nutriamo in chi li ha scritti. Lo stesso vale per molti altri post del nostro blog. I commenti sono fondamentali sia nel bene che nel male. Quindi continuate a lasciar scritto il vostro parere o pensiero e non abbiatene a male che un commento non si riferisca al nostro dire di quel momento, dato che è utile, di tanto in tanto, sostituire i nostri scritti con altri più vecchi o più nuovi. Grazie, massimo.

Racconti sensuali: Valzer remix

 
  



 “ Il sorriso accompagna le tue mani e le fa danzare, così io mi siedo all'ombra dei tuoi rami e accendo gemme profumate. “ (bitw)
 
 
 
 
















Racconti sensuali: Lezioni di tango

 
 
 


 
“ Ti amo al buio e al calpestio deciso dei giorni che passano, ti amo in silenzio quando il vento mi trasporta nei mondi incantati del ricordo. “ (bitw)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Racconti sensuali: Dark Lady

 
 
 




" ... sbatto la porta in faccia alle parole e mi isolo dentro le grida silenziose del mio animo.
All' improvviso, tutto mi sembra inutile. …”  (dal blog: Ad un passo dai Sogni, di Nair)


Lo invito a cena in un ristorantino a poche centinaia di metri da casa perché ho voglia di un uomo e lui lo è, sui quarantasette, alto,  maschio e forse bastardo, come li adoro io. Deve essere mio a tutti i costi e per questo qualsiasi posto è ideale; io sono per le cose complicate. Che nebbia sfrontata, più sfrontata di me, m’ avvolge tutta e s’ insinua in ogni angolo della carne e tra le cosce affusolate. Con i capelli neri, ondulati e ricci, sono proprio un’ ape regina che spinge l’ ape operaia verso il baratro. Mi stringo a lui strofinando il seno contro il suo braccio. Sono perfetta in questo tubino nero, attillato e scollato, autoreggenti nere, uno spolverino di pelle, rigorosamente, nero. Nell’ intimo, la mia nera nudità con il suo ciuffo appena accennato e sopra i capezzoli piccoli e rosa di donna non ancora divenuta madre. Attraversiamo il ponte dei venti archi, non una macchina, non un passante. E’ la nebbia a farla da padrona; ecco il settimo arco, con la rientranza che ripara un po' dagli sguardi indiscreti, ecco il posto dei miei amori liceali e dove di sera mi viene sempre il desiderio, rientrando a casa, di accovacciarmi per dare libero sfogo alla mia pioggia dorata. “ Massimo, ho bisogno di liberarmi, questo freddo pungente mi procura uno stimolo impellente, stammi vicino, puoi anche guardare se ti piace ”. Balbetta un specie di “ Si certo ”. Alzo il vestito fino al ventre, mi giro per dargli modo di assaporare con lo sguardo il culetto non più vergine e mi rigiro passando la mano sul ciuffetto nero, sorrido, mi accovaccio a gambe larghe stringendogli la mano e do sfogo al mio piacere. Mi alzo e metto la sua mano tra le cosce, dicendo: “ Asciugami e poi lecca le dita ”. Esegue, mentre m’ intrufolo tra le pieghe del pantalone, stringendo i testicoli. Mugola per il dolore, mi alza il vestito fino ai reni. Sbottono il pantalone e tiro fuori un sesso duro, caldo, umido e bitorzoluto. Mi chino per succhiarlo. ” No! ”. Alza una coscia, m’ incastra al pilastro freddo ed umido per la nebbia e mi “ violenta ” succhiandomi e mordendomi il collo e i capezzoli. In due minuti, tanto dura il tutto, vengo urlando più volte, mentre lacera l’ inguine con il membro assatanato. Siamo come due ubriachi, singhiozziamo e non riusciamo a parlar per l’ affanno. Ricomposti, ci affrettiamo verso il ristorante, ma  non più abbracciati. Sento il respiro e il battere del suo cuore. Entrati nel locale, sediamo all’ unico tavolo libero di fianco a una bella e giovane coppia che ci squadra sorridendo. Lui, stravolto, chiede di assentarsi per pulirsi e rinfrescarsi. Rimango sola e già vorrei fuggire. Ho portato a termine la mia voglia lasciva. La coppia di fianco guarda e parlotta, lui sta pagando il conto e lei alzandosi e fissandomi negli occhi parla, senza ritegno: “ Dai vieni, chiudiamo la serata a casa nostra, ti faremo provare cose piacevolissime ”. Sorrido ammiccando, mi alzo ed esco dietro loro. Io sono un’ ape regina, lui è solo un’ ape operaia, solo un mozzicone da schiacciare sotto il tacco della scarpa, come ho sempre fatto con la maggior parte degli uomini dopo aver estirpato dal loro inguine il massimo piacere. Lo stesso avverrà, con la coppia che mi sta precedendo abbracciata, attraverso questa sadica nebbia e poi, per dirla tutta: bastardo non lo era affatto!
- ilprincipedellemaree:01/09/2010;h.02.15 ( I diritti sono riservati ) –
 
 
 
 

Racconti sensuali: Incrocio sensuale

 
 



“ Voglio tornare alle mie verdi colline dove il grano copriva d'oro all'improvviso tutto quanto, dove gli occhi si perdevano nella danza del vento, dove solo l'armonia e la quiete mutano lo scorrere delle stagioni, Voglio esser spiga che ti cresce accanto. “ (bitw)


 
Il mio sesso predilige l' odore e io pretendo il suo odore. Dovrà dirmi se mi vuole ora, più tardi o stanotte. Dovrà chiederlo se mi desidera, dovrà pregami, implorami e poi, ai titoli di coda lo farò godere e berrò tutto il nettare misto a gocce di pioggia. E' la mia mente devota che chiede di lui ed è solo per una questione di gusto del proibito. Le dita della mano sono affusolate e lunghe, così come il dorso e quindi il palmo che riesce a possedere e dirigere verso l’ alto e il basso il sesso, mentre lui, completamente nudo, è steso, da tempo, sul letto già tutto disfatto. Lo stringo forte come a volerlo affogare e la cappella s’ incendia a un primo contatto, simile a un sole di un tramonto purpureo. Voglio dargli e darmi piacere, voglio svegliarlo e renderlo vivace ad ogni carezza, amo questo gesto sessuale che m’ attrae fin da ragazza. Ho deciso di portarlo al limite del sopportabile; l’ affogo nel palmo della mano, stringo il glande purpureo, ricco del sangue che rimane imprigionato tra le mie dita laccate di rosso scarlatto; lo stesso che ho sulle labbra, queste labbra carnose e sensuali che amano succhiare, che amano, sfrontatamente, leccare i membri arroganti dei miei corteggiatori questuanti, diversi tra loro, ma non dissimili nel profondo. Lo tengo dentro, sveglio, tra le mani; fra non molto farò piangere la sua cappella, si, piangerà calde lacrime bianche, lacrime vischiose che inonderanno le mie labbra e che tratterrò nella bocca, mischiandole a saliva. Chiude gli occhi per immaginare, per fantasticare con la mente sensuale, quella mente lasciva che si ritrova anche quando vaga, come un cacciatore di menti, per strada o dove sa di trovar prede.  Vorrà legarmi i polsi lasciando libere solo le mani, specialmente i palmi, vorrà farmi accucciare con le caviglie legate, mani e caviglie, in un semplice atto di sottomissione. ... Non sa che è del tutto inutile, che sono sottomessa a lui perché è la mente che lo vuole, che lo desidera da sempre, non ho bisogno di legacci, non ho bisogno di barriere e poi in questa tenera notte di maggio, in questo preciso istante sono io che lo domino, sono io che gestisco le pulsioni, sono io che regolo il suo piacere. Oh com' è caldo, lo rinfresco facendogli cadere sopra un pizzico di saliva e come freme stretto nel mio palmo, sto prolungando questo immenso piacere, questa goduria per gli occhi di chi vuole capire, sapere, di chi vuole vedere. Sono vestita solo della pelle bianca e lentigginosa, di seni armoniosi e del pube rosso come il colore dei miei capelli lunghi e ricci, le ascelle, rigorosamente depilate, sono pronte per essere spalmate della sua saliva. Come amo questo gesto e come amo riceverla sulla punta della lingua che fuoriesce tra le labbra dischiuse. Lo sento, mugola, vuole eruttare la sua lava biancastra, forse è il momento; la mano è pari ad un ascensore mal governato che sale e scende senza alcuna sosta; eccolo è mio, è in mio potere. E se fermassi il ritmo della mano bruscamente? Se uscissi velocemente dalla stanza? No, non è nella mia indole far questo, lui è sempre il mio signore e tale resterà. Accosto le labbra al glande per ricevere tutto il seme, il fiotto è abbondante e lo diluisco con la saliva per poterlo trattenere meglio nella bocca. “ Esci dall' ombra tesoro, vieni, sei il nostro desiderio proibito, avvicinati al letto, spogliati, stenditi tra noi due, qui nel mezzo e offri il tuo corpo superbo, donaci piacere, noi, in cambio, ti faremo vibrare, ti offriremo gioie. Apri la bocca, bevi dalle sue labbra il mio seme misto a saliva. Ecco così, le vostre bocche unite in un lungo bacio e poi i nostri tre odori mescolati in un solo e unico odore”. 

- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:24/05/2014;h.23.40 (I diritti sono riservati) –

 


Racconti sensuali: Amore nudo

 
 
 



“ Vorrei stare sempre nella mia vera realtà, quella che si scioglie alla percezione profonda e vivida del sogno.”  (bitw)

 

E mi dici di portarti al massimo, di farti provare gioie intime e fuori dall' ordinario, dalla routine quotidiana, dai soliti gesti e movenze, preparativi e ouvertures e dopo il the end, dopo i credits, ecco i soliti cerchi avvolgenti del fumo di sigaretta o lo squillare del cellulare o l' appuntamento inaspettato e via di corsa a gambe levate, per sentirsi sollevati dal non dover confrontarsi. E mi dici di spingermi dove è possibile, senza sobbalzi, senza strafare. E io che ti leggo l' anima e so quel che non dici, per un residuo e intimo briciolo di pudore, so già dove sospingerti, so già dove vuoi andare e pregusto i desideri, senza lacci né inibizioni. Questo è il tempo adatto per iniziarti e ci metterai del tuo per venirmi incontro. Già mi hai dato qualche prova della silenziosa partecipazione, del saper gustare questo insieme di piaceri sottili, del coinvolgimento sereno della tua mente. Sai essere spettatrice e attrice a seconda dei momenti partecipativi; sai di piacere e di piacerti, immensamente, quando sei tu al centro dell' attenzione. ... Sto qui seduto in macchina, fermo alla luce del lampione e fumo l' ennesima sigaretta e mentre aspetto che scendi, parlo di te e solo il mio pensiero m' ascolta. Ti guardo mentre t' avvicini alla macchina, la tua figura già è un impeto di tempesta; invito ad aprire le ali della mia mente assetata di te, delle tue fantasie dove interpreto passi di danza, di qualsiasi ballo tu decida ch' io raffiguri; non dici nulla, sorridi soltanto, non chiedo dove e cosa faremo, sento le tue mani calde scendere piano lungo il seno e il tormento che gli procuri stringendo i capezzoli, come a me piace, mentre sussurri all' orecchio parole sconce. Dove mi porti, va bene comunque, adoro i salti nel buio, basta che tu sia il mio paracadute. Basta che alla fine dei giochi, io cada con la mia bocca vogliosa e spalancata sul tuo membro sontuoso. Non c' è buonanotte tra noi se non dopo aver bevuto il tuo latte, ogni sera, come fosse valeriana per la mia insonnia. ... Mentre la strada si snoda tortuosa, tengo gli occhi chiusi per ascoltarmi meglio, per pregustare quel che offrirai. La tua mano sconcia è maledettamente invischiata tra le mie cosce con le dita bagnate del mio umore, che guazzano nel mio intimo, ormai, ricco di voglia e che mi fai leccare, sfregandole tra le labbra e i denti. Fermi la macchina e fai cenno di essere arrivati. Dici “voglio che godi stasera per me, immensamente”. Spalanco gli occhi e provo a pensare cosa potrà mai esserci in quel posto. Io che amo essere accarezzata, toccata, palpata da più mani semiaperte, avvolte in guanti bianchi; io che adoro la penetrazione degli occhi, degli sguardi, più di ogni altra cosa, già penso che mi stai studiando e dirigi i passi timidi su percorsi tortuosi di cui ne sono immensamente eccitata. ... “ Vedrai, tutto ti piacerà, ho parlato molto di te e ho descritto i desideri, ma anche i turbamenti nel metterli in pratica. Ci sarà tanta serenità “. Provo a parlare per rompere il clima di incertezza che sto vivendo, ma mi volto a cercare i tuoi occhi che danno un assenso tacito a ciò che mi aspetto. So che avrai fatto del tuo meglio per far si che mi senta a mio agio. Stacco così la mente dal razionale e mi affido all' emozioni che tu vuoi che viva. Non saprò mai fino al mio ingresso cosa mi aspetterà, cosa farai e soprattutto come aprirò per l' ennesima volta la mente ai tuoi giochi sottili; mi sento pronta per qualsiasi sorpresa basta che il corpo esulti con te, anche se questa breve attesa procura un vago tormento, un' ansia feroce. " Non sarà che andrai via e mi lascerai lì sola, vero?". 

- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:26/10/2012;h.16.00 ( I diritti sono riservati) –
 


Racconti sensuali: Mambo libre

  
 
 
“ Mentre tendi le mani potrai accarezzare le vibrazioni di chi ti è vicino o sentire il soffio di correnti benefiche che accorrono a sgombrare gli spazi affollati della tua mente e toccherai con dolcezza fino a dove il cuore spinge la tua voglia.” (bitw)


Una sera mi dice che c’ è un vecchio spasimante tornato a farsi vivo dopo anni e che rompe con insistenti telefonate e richieste di nuovi e futuri appuntamenti. Le rispondo di accettare senza pensarci troppo, che le fa bene svagarsi un po' con la mente che ha tra le gambe. Mi risponde: “ Deficiente! ” Allora ci vado giù duro e le dico che due sono le cose: o il resuscitato non ha materia prima per le mani, dato che il tempo logora ogni cosa e uno, pur decrepito, si convince che per lui non passerà mai, o che è sicuro della fragilità sessuale di lei, perché è insito nell’ uomo che l’ aver fatto sconcezze e porcherie una volta nella vita, abbondantemente ricambiate, queste si potrebbero rifare fino alla fine dei tempi. E no bello mio, sai quanta acqua è passata sotto questi ponti? Dico che mi va un limoncello e lei risponde di farlo insieme, io intendo che mi va di berlo ma non la deludo e dico: “ Sei una maiala, nata, cresciuta e pasciuta! “ sapendo che le piace da pazzi essere chiamata così e infatti risponde: “ Certo che lo sono, sono la tua maialina e tu il mio pappone “. Oddio pappone!? Un professionista del mio calibro!? Perché, a volte mi vado a infilare in situazioni così particolari? “ Andiamo in Viale Brianza e lì filmi mentre mi faccio scopare da uomini di mezza età che mi ricorderebbero il vecchio spasimante" e ride di gusto. Io: “ Se ora entra tuo marito e ti vede così sguaiata da strofinarti il fiore nero sul bracciolo del divano, mentre io ti guardo, che direbbe? ” “ Nulla, si metterebbe in ginocchio lo stupido, per masturbarsi a sangue ” e mentre sorride ancora, mi spinge verso la cucina, accende la luce, apre il balcone e si piega in avanti sul tavolo alzando la gonna e rimanendo in piedi. Ha lo sguardo fisso sui balconi e sulle finestre del palazzo di fronte e offre come in calore il suo didietro stupendo. Naturalmente non porta mutandine e allarga le cosce per darmi libero accesso ed esaudire ogni mio sfizio sessuale, sia con le mani, la bocca o il sesso che già è attentissimo. “ Non venirmi dentro, lo sai che non mi piace, non mi da gusto.” Certo che lo so, neanche io trovo più gusto nel penetrarti e su e giù fino a godere, no! il piacere deve essere ricercato, sottile, ma anche lascivo, sguaiato, deve essere un miscuglio di gesti e parole sconce da parte di entrambi. Mi chino per leccarle il buchino rosa e bagnarle le grandi labbra con la saliva, nella speranza che qualcuno di fronte ci guardi e questo mi mette brividi lungo la schiena e così la penetro contro natura, sculacciando le sue belle natiche bianche. “ Scopami porco, fammi venire nella tua mano, mettila tra le mie gambe, dopo ti regalerò anche la pioggia dorata. Scopami, padrone mio”. E la scopo nella speranza che la signora del terzo piano, si stia masturbando, dietro i vetri, con la mano destra il clitoride e con tre dita della sinistra il fiore carnoso e mentre lo dico ad alta voce, viene riempiendomi la mano di umori e pioggia dorata. Che bello mi dice, che bello le dico mentre la giro e la faccio salire sul tavolo stendendola di schiena e la scopo, a pancia su, poggiando le caviglie sulle mie spalle, con tale veemenza da far traballare il tavolo. Urla di piacere e mi incita, stracciandomi con le unghie i capezzoli, “Porca!” grido tra dolore e voglia e le dico che si è aperto il balcone di fronte e una rossa sui cinquanta, in sottoveste ci guarda con insistenza e mentre lei dice: “ cazzo, finalmente!”, viene urlando per la seconda volta. Non posso chiedere più straordinari al mio sesso sporco dei suoi umori, gonfio e ricurvo, salgo sul tavolo, guardo con voglia la rossa di fronte e con il pene in bella mostra le riverso sul volto  sperma che l’ inonda, sporcandola tutto il viso. Sfiniti, salutiamo con la mano la signora del balcone di fronte che con un cenno ci sorride, rientra nella stanza e chiude le imposte, tirando le tende.
– ilprincipedellemaree:15/08/2014;h.15.45 (I diritti sono riservati ) -

 
 
 

Racconti sensuali: La mente, solo la mente

 
 
 



“ Felice giornata a chi ora apprezza questo sole incerto schiaffeggiato dal vento!”  (bitw)

 
Ti amo a modo mio, in modo sgangherato e voglioso, così come sei tu, una virgola impazzita della mia esistenza. Appari scalza, spettinata e con la luna in fondo agli occhi, ancora calda dell’ ultimo amplesso rubato alla strada e so che te lo sei cercato tu, avidamente, come un’ ubriaco cerca l’ ultimo bicchiere di vino. Sei la reincarnazione d’ una prostituta di quell’ antica e libertina Pompei, che offriva la carne nei postriboli gioiosamente e naturalmente con la normalità che era intrisa di sesso raffinato e selvaggio. Ma dopo l’ incontro urlato e consumato, ecco che vieni a me, impaziente, corri da me che aspetto avido solo d’ averti  ancora bagnata di sudore e di sesso umido del tuo precedente atto voluttuoso. M’ affogo in quegli occhi sempre ubriachi di piacere e silenziosamente mi faccio trasportare dall’ impeto della rabbia e della voglia nel pensarti all’ incontro che hai avuto un attimo fa. Sei appannata, distratta e barcollando mi vieni incontro col sorriso della sfinge che ostenta sfida e provocazione, ma è così che ti prendo ogni notte dopo che hai diviso il tuo corpo con estranei, perché di te io posseggo la mente, quella mente pazza e ciò che il tuo corpo non lascia agli altri. Ti sdrai davanti a me con le braccia aperte, come in croce e io ti chiedo come sarebbe se, alla fine, non ci fossi più e ti dico che tutto passa, tutto, anche i ricordi che a volte si riportano alla luce solo come quei dipinti che, a piacimento, si appendono e si tolgono da una parete per poi nasconderli in soffitta. Tu ridi sguaiatamente e dopo aver mostrato quella fila di denti bianchissimi mi dici soltanto che vuoi finire il tuo pasto, che l’ affondare del mio sesso in te è come sprofondare dalla melma vischiosa a un tappeto di foglie adagiate a mo’ di giaciglio in terra. La muta follia si perde tra le tue gambe e tra i seni  dove  lascio, ogni notte la mia ragione. ... Mi accontento d’ averti ogni volta che ritorni a me, anche all' alba t’ aspetto, mentre il tormento di saperti sguaiatamente offerta a uomini volgari e sudici nell’ animo, mi procura brividi e forti pulsioni. Il godere è nel piacere di saperti tra le braccia d’ altri, perché loro è solo il corpo mentre la mente è ben lontana da quei giacigli. Guai se così non fosse, la mente è solo mia. E se tu non mi sfiori il pene con le dita affusolate io appassisco, cerco il contatto con le mani calde e la tua lingua, so che ci sei sempre, mai stanca o appagata mia ombra ribelle. Ti guardo, seduto, mentre ti attorcigli come una serpe distesa a terra, t’ aggrappi alle mie gambe e alla tua furia che aspetto come un fiume in piena mentre lascio andare ogni pensiero per far posto alla tua bocca ricca di piacere. Cosa vuoi donarmi di te ora? Si lo so, vuoi succhiarmi, tenerlo tra le dita mentre gli parli con la tua lingua bifida e insinuarti tra i miei glutei caldi. Ti stendi per terra, di fronte a me, con indosso la corta sottoveste nera che lascia trasparire tracce di seni pieni e pelo che hai, volutamente, lasciato crescere per il mio piacere carnale. Spingi l’ ascella fino alla mia bocca e aspetti che la lingua e le labbra ci ricamino attorno e ci dipingano sopra. Mi stai portando al punto di non ritorno, pian piano, con la tua impudicizia ti stai eccitando, mentalmente, al pensiero di toccarti il fiore, per farmi vedere come sei brava a titillarti e godere, penetrando i miei occhi con i tuoi occhi neri. Vuoi essere guardata ma non toccata e così sarà, mentre già ti muovi ansimando e dimenandoti tutta e il tuo sguardo sconcio che mi preannuncia, dolci piaceri e già la tua lingua che muovi ad accarezzarti le labbra, mi eccita al punto di potermi far venire godendo senza alcun contatto fisico. Ma è la lingua che mi darai, stanotte, la lingua e la bocca, mai sazia, che ingoierà tutto il mio essere. 
– blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:29/08/2014 (Diritti riservati) -
 

Racconti sensuali: La stagione del cuore

 
 
 



“ Quando penso ai tuoi occhi io vedo mare verde profondo e mi ci immergo felice fino toccare i fondali. Ed è lì che voglio posarmi prima di chiudere i miei. “ (bitw)

Ero quella che ero e questo, a volte, mi faceva sentire desiderata e richiedeva una certa spavalderia, sentivo come se ci fosse un segreto che conoscevamo solo noi due ed ero convinta che avrei potuto dare tutta me stessa. Lui era un regalo del cielo, era come una bussola che diceva con precisione dove eravamo e dove stavamo andando, dove ci eravamo spinti e dove ancora potevamo inoltrarci. E noi respiravamo e quando respiravamo si ragionava e c' era una domanda che aleggiava intorno da sempre: avevamo bisogno l’ uno dell’ altro? Si, certo, era essenziale. Ah, se solo avessimo aspettato la fine del viaggio, prima di dirci se in fondo valeva la pena mettersi in cammino. ... Ponevo tutto l’ impegno nel relazionarmi, nel dedicarmi a quel bastardo lussurioso, esaudivo con maestria e solerzia ogni desiderio, ogni comando e lui soddisfaceva ogni voglia, ogni mia richiesta, ma lavoro e pazienza portavano con se il desiderio di vincere, il desiderio, non la pretesa. Avevo bisogno di annusare il suo alito. Lui, la mia droga e quando era impossibile incontrarci, in quella specie di garage che aveva preso in fitto per noi, per i nostri incontri particolari, ne soffrivo e questa sofferenza la nascondevo nel fondo più recondito dell’ anima, per non distruggere tutto il resto. Riuscivo, ancora, a portare avanti questa storia, ma dove mi conduceva tutto questo? E fino a quando ne sarei stata capace? ... Aveva strane pretese e mi spingeva verso l’ ignoto da dove non ero sicura di poter tornare mentalmente integra. A volte resistevo, ma sapeva come prendermi, era convincente l’ infame, esperto nell’ ottenere e soddisfare ogni suo capriccio. Spesso mi chiedevo dove volesse andare a parare e spesso ancora m’ incuriosiva e provavo gusto a pensare e fare cose che mai mi sarei sognata di fare. Pretendeva mi masturbassi in videochiamata con lui, mentre mio marito dormiva al mio fianco e desiderava che riprendessi la scena che vedevamo durante gli incontri nel garage dove mi scopava a sangue e mi sfondava la mente. Metteva impegno nello spersonalizzarmi e vi riusciva. La stranezza era che, a volte, provavo un gusto bastardo nel seguirlo, non tentavo nemmeno più di decifrare le pulsioni che lo spingevano al raggiungimento del piacere, ogni processo era buono per lui. Provava immenso piacere nel sapere che mi stavo masturbando nel parcheggio di un supermercato, zeppo del via vai di macchine e persone che mi scorrevano di fianco lo sportello, diceva di scegliere un uomo o una donna o una coppia e di godere e venire pensando al piacere che potevano procurarmi, ognuno di loro o entrambi. Lo facevo in un raptus di lussuria e di bestialità che in realtà non mi apparteneva e, come una femmina affamata, lasciva, lo chiamavo al cellulare mentre venivo, bagnandomi tutta, descrivendogli, fisicamente, la vittima da me selezionata per quella scopata virtuale. Ero proprio in uno stato di confusione e di disordine mentale. Ero la marionetta della sua fantasia  e lui muoveva i fili grottescamente facendomi strumento del suo piacere anche chiedendomi complicità nel fotografare a loro insaputa le mie  amiche, richiesta che avrebbe potuto crearmi problemi. ... Il godere mentale, più che fisico, era quello di sapere che potevo, a loro insaputa, fotografare o addirittura filmare, in pose ardite, le mie amiche, delle quali già conosceva, a menadito, ogni vizio e ogni loro recondito pensiero, che si faceva raccontare, eccitandosi. E poi mi penetrava, contro natura, come un toro infuriato e io ne godevo, si ne godevo come una cagna in calore. E anche in questo riuscivo, a volte, a soddisfare le sue voglie. Quante volte, al mare, inquadravo di sfuggita un capezzolo o il pube di una di loro e, in fondo, questo gioco, m’ intrigava sempre più. Il proibito era, per me, eccitante se sapevo qual'  era lo scopo e spesso mi trovavo bagnata, proprio lì, nel mio intimo. Ero perversa? Provavo piacere nel procurargli piacere? Stava pian piano rovinando la mia esistenza. Se rimanevo a dormire da una di loro, facevo di tutto per riprenderla in bagno, di spalle, sul bidet, o a letto in pose scomposte e sapevo che la sua eccitazione mi avrebbe ripagata, procurandomi ancor più immensi e sconci piaceri. Ero pervasa di libidine, la sentivo come il profumo sulla pelle. L’ anima era persa, irrimediabilmente, la mente era sul punto di tradirmi del tutto. Ma per quale tortuoso sentiero mi ero inerpicata, dove diavolo stavo andando? A distruggere la mente e il mio cuore? Avevo giocato questa lurida, sporca partita che sarebbe stata l’ ultima, durata, in fondo, solo una stagione. Ma sono qui anche stasera, mentre mi dico che tanto è l' ultima volta e l' aspetto con lo stesso fremito, con lo stesso desiderio di sempre. La mente si è annodata e non riesco a tornare più indietro, ma questo mi ripaga e mi getta nelle braccia del suo inverecondo inferno. 
– blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:20/09/2014;h.21.40 (I diritti sono riservati) 
 
 

Racconti sensuali: Il giovin signore

 
 



“ E mi agito quando soffia quel vento,
quel vento implacabile che mi spoglia del mio tempo. “ (bitw)
 
 
Il nostro fattore, avanti negli anni, aveva sposato una giovane di nemmeno venticinque. Ogni fine settimana, con i miei genitori ci recavamo in campagna, verso la collina, dove mio padre aveva ereditato una fattoria con bestiame e terra, che faceva coltivare. Lì trascorrevamo più tempo che nella casa di città dove frequentavo il primo anno d’ Università. Dovevo controllare l’ andamento di tutta l’ azienda, ma in questo compito ero distratto da lei, la mia dolce ossessione, la giovane moglie. Fremevo quando le ero vicino e annusavo il suo odore, la guardavo e sbirciavo ogni movimento; d’ estate indossava vestitini leggeri scollati e corti alle ginocchia, abbottonati sul davanti e, per comodità nei movimenti, usava tenere libera l’ ultima asola alle ginocchia; sedeva con mia madre sotto il pergolato e smuovendo l’ aria col ventaglio cercavano il fresco, dedicandosi alla lettura. Sicura, serena, tranquilla, accavallava le gambe senza badare a me nè a chiunque altro si trovasse lì, dato che era nata tra quella gente e cresciuta nella fattoria. La mente fervida vagava e immaginava situazioni eccitanti, le più intriganti, tutto quello che sarebbe potuto accadere tra noi, in fondo avevo solo sette anni meno di lei. La sera, rischiando, aspettavo che per ultima si recasse nel bagno che prediligeva sulla terrazza, dove il vetro smerigliato rifletteva i lineamenti sbiaditi e la pensavo discinta, seduta sul water o sul bidè; spiavo dal buco della serratura che proiettava visioni parziale di una mammella ben tornita o di una coscia nuda. La mano correva a masturbare il pene che svettava turgido e riuscivo a venire tra i brividi di paura intrisa a piacere. Di pomeriggio mi stendevo in una delle camere da letto, indossando solo lo slip, lei entrava e si sdraiava di fianco con il vestito che le saliva fin quasi all’ inguine. C' era una tale intimità fra tutti noi che la situazione rasentava una noiosa normalità. Raggomitolata al mio fianco, con la scollatura che mostrava l’ attaccatura dei seni abbondanti, circondava il mio collo col braccio e mi posava la fronte sulla guancia, addormentandosi; vedevo le perle di sudore sulla fronte e sentivo l’ odore forte che emanava l' ascella dove  avrei voluto posare le labbra per ore, ma non succedeva assolutamente nulla e così m' addormentavo spossato dalla calura delle prime ore di quei pomeriggi d' agosto. E venivano i giorni in cui rimanevo solo in casa perché tutti si recavano di mattina presto al mare, per far ritorno all' imbrunire. Di solito veniva a preparar da mangiare e riordinar le stanze, una vedova di circa quaranta anni. Aspettavo con ansia quei momenti perché preso dal desiderio della mia dolce ossessione, frugavo nelle stanze e tra le sue cose, in cerca di indumenti intimi, un reggiseno, autoreggenti, reggicalze o mutandine che odoravo passandole tra le labbra e avvolgendole al pene, mi masturbavo con ardore. Era un frugare spasmodico, intimo, proibito, mi spogliavo nudo e camminavo per le stanze col pene duro che strofinavo contro il muro, sul suo letto matrimoniale, sulle poltrone, finché non mi stendevo sul letto e venivo contro il cuscino che la sostituiva indegnamente. Un giorno col sesso duro e all’ insù, entrai in cucina per prendere una bottiglia d’ acqua e non m’ accorsi che c’ era la vedova intenta ai fornelli che vedendomi nudo, cacciò un urlo. Scappai in camera tuffandomi sul letto, sperando che non riferisse la cosa ai miei. Sull’ uscio della stanza, sentii la voce chiedermi cosa desiderassi, le spiegai che volevo dell’ acqua fresca del frigo e che pensavo di essere solo in casa. In un attimo, entrò e mi porse, sedendo su una sedia di fianco al letto, una bottiglia d’ acqua, scostò il lenzuolo e ingoiò tutto il mio sesso fin giù la gola, succhiava avida e lo picchiettava con la punta della lingua, così bene, da farmi venire, urlando, in pochi secondi. Disse che avremmo potuto farlo ogni volta l’ avessi desiderato e che viveva sola. Oddio cosa stava succedendo? Non ero ancora sazio, così la presi per le spalle, facendole poggiare le mani allo schienale della sedia, le alzai la gonna e inondai, della mia voglia, il suo fiore nero. Andò via carezzando le mie guance rosse. Continuammo a far sesso ogni giorno e per lungo tempo; spesso, mi partivo dalla città, in macchina,  per recarmi da lei; le piaceva esser presa stesa sul tavolo, a pancia all' aria, con le caviglie ancorate alle mie spalle; mi donava tutto quel che volevo, esaudiva ogni desiderio, anche il più sfrenato, senza far domande; era sensuale, intrigante, sottomessa e lei, calda e sensuale, godeva più di me e per più volte, chiamandomi, il suo piccolo padrone, il suo giovane signore; quando ero stanco, dopo averla posseduta tre, quattro volte di seguito, mi rimpinzava di cibo e latte fresco; era sottomessa a ogni mio volere. Nessuna ragazza di città, sapeva soddisfare la voglia di sesso come la mia giovane vedova, in fondo ero soddisfatto, sazio, ubriaco, ma non riuscivo a possederla completamente. Io, ogni volta che la penetravo, facevo l’ amore con l’ immagine della giovane moglie, che avevo imprigionata, da sempre, nella mente.
– ilprincipedellemaree:26/01/2013;h.22.30 (I diritti sono riservati) –
 



2 agosto 2016

Racconti sensuali: Rosso tango

 
 
 




“ Afferrai per la gola la mia tristezza e la scaraventai nel deserto della mia ricchezza, facendola inaridire.” (bitw)
 
Muovo le gambe tra le coperte per cercare ancora un po’ di quel tepore che il tuo corpo regala mentre giaci sonnecchiando. Ma tra le lenzuola, con ancora il tuo ricordo impresso, non ci sei più. Dove sei mio dolce ardore? Allungo un braccio e il materasso è vuoto. Fuori piove e la pioggia lo sai mi dona, smetto di guardare il soffitto per gustarmi il tintinnio dell' acqua sulla strada interrotto qua e là da un' auto, il saliscendi del petto è ormai cadenzato da quelle goccioline lente e costanti, frenetiche e veloci. Mentre piego e subito allungo una gamba, mentre le cosce si sfiorano, mentre le mani accarezzano le floride curve dei fianchi e il morbido del ventre, scorrono le dita gustando ogni centimetro di pelle in risveglio. Mi scopro un seno, mi piace la percezione del lenzuolo di seta sul capezzolo duro. La mente viaggia, divaga, pensa al tuo sesso, alle vene in rilievo, alla sua punta che lacrima. Immagino quel nettare denso scorrermi dal mento, gocciolare sul petto. La pioggia incalza là fuori come la mia voglia qui dentro ed allora che sfioro il leggero tessuto degli slip già intrisi d' umori, la leggera peluria e poi il fiore, già oscenamente in subbuglio, grondante. Un leggero gesto delle dita e la stoffa si stacca dalle grandi labbra gonfie, impaziente affondo una, due, tre dita, dondolo tutta tra quelle lenzuola e il respiro s' affanna e lievi mugugni fanno a braccetto con la pioggia, infastidisco il mio sesso fino a che gli umori colano, le gambe tremano e un suono di piacere lascia l' ugola. Intenta a darmi piacere, un fruscio improvviso mi distoglie. ... Son fermo sotto l'arco della porta, ti osservo mentre ancora distesa sul letto spendi, scoprendoti un capezzolo, questi ultimi istanti di pigra beatitudine. Di certo hai imprecato accorgendoti che non sono al tuo fianco a respirarti tra i seni. Tu che ami accucciarti in me, tu che mi dai quiete e quel benessere che mi fa dimenticare il mondo. Ti guardo allungare le gambe e guardo le mani che carezzano quelle floride curve dei fianchi che sono solo mie e dove solo io vagolo con le labbra umide e la mia bocca affamata. Mio è il tuo morbido ventre come il latte. Mia sei tu, solo mia. Impazzisco di piacere quando sussurri che sei mia, solo mia. Ecco che il sesso svetta e si gonfia per l' affluire del sangue alla sua testa rossa e piena, già pronta e lubrificata. Il desiderio mi prende, sale su per la schiena. Ti farò giacere carponi, con mani e ginocchia poggiate su queste, ancor calde, lenzuola di seta. Leccherò per interminabili minuti il tuo buchetto rosa e poi con garbo m' introdurrò in te, aggrappandomi ai seni pieni. Stai giocando col tuo fiore rosso, io col mio sesso impazzito che già vuole spruzzare ovunque il suo nettare bianco. E fuori piove e spio la tua bellezza, mentre sento il respiro affannoso e i mugolii che non riesci ad affogare nel cuscino. Voglio venire, ora, con te, dai. Il desiderio è talmente intenso che basta un leggero tocco delle dita per godere, con tutto il corpo ai tuoi sussurri e ai suoni di piacere che il battere della pioggia sui vetri non riesce a zittire.
- babettekalimera e ilprincipedellemaree:06/11/2012;h.18.00 (I diritti sono riservati) -

 
 

Racconti sensuali: Nel silenzio

 
 
 



“ E ora cosa rimane dei tramonti cuciti con il cielo pronti a d acciuffare il cuore dei semplici, quelli che sanno goderne la carezza profonda? “ (bitw)


Eccomi ancora qui tra queste pareti silenziose che odorano di me, che sanno tutto di me, che proteggono e riparano, che sono complici della mia intima natura. Mi cerco nel buio e ascolto col battito del cuore che accompagna il tumulto dei pensieri; le mani sono calde così come il ventre e il sangue fluisce alle tempie, mentre distesa sulla poltrona, abbandono la mente al rincorrersi d’ idee vagabonde e intime in questa mente ricca di pensieri affollati. Ho voglia di sentire l’ uragano dentro me, quell’ uragano che sconquassa tutte le parti intime; ho voglia di stupirmi, di esaltarmi, ho voglia di amarmi qui distesa, ora si, ora, in questo momento. … La musica che martella l’ anima, simile alla mano di un musicista che batte cadenzata sulla pelle di un tamburello; questa musica, come è da sempre, mi incita, mi spinge e mi trasporta lontano, sognando ad occhi aperti fino a sollevare il velario dell’ oblio. Accarezzo i seni con dolcezza come a prepararli per questa tua bocca assetata e in preda ai morsi della fame. Sono duri i capezzoli, oh si, come sono duri e con quella pigmentazione marrone che li fa risaltare e che ha eccitato ogni donna li abbia assaporati. Essi reclamano labbra, io però immagino le tue di labbra. .… Chiudo gli occhi per guardarti meglio e ti vedo, mentre con mano esperta accarezzo il clitoride tenendolo stretto tra l'indice e il medio. Siete vicini l’ uno all’ altra e danzate, annoiati, questa musica beffarda e particolare che sollecita e m’ intriga la mente e libera, come una donna di malaffare, la fantasia. Sono io ciò che tu desideri, sono io che ti accendo la mente, è il mio odore la fragranza che ami, la saliva e la pioggia dorata sono la bevanda che ti dissetano. Lo so ormai da tempo e il pensarti con lei procura un’ insofferenza atroce come un senso di privazione, ma allo stesso modo eccita e accresce il desiderio di riaverti presto tra le braccia più avido e affamato che mai. … Affondo le mani con forza tra le cosce e m' abbandono al più tenero e dolce tocco delle dita; penso che tu sapresti farmi gridare solo al contatto delle tue e il ritmo del movimento fa sussultare il diaframma spezzato dai sussulti e i respiri. Le cosce contratte sono divaricate ma ogni tanto si chiudono come per prolungare quell’ attesa divina che trattengo a fatica. … I fianchi sussultano esausti, la mano ora accelera il ritmo. Mentre stai vivendo la noia io m' invento la voglia di te; domani sarai di nuovo qui tra le mie cosce che t’ avvolgeranno e la bocca berrà quest’ umore che ora esce dal fiore nero, mentre sento la vita che urla e spasmi veloci che accompagnano il piacere bagnato. Appoggerò le dita umide alla tua bocca e tu ad occhi chiusi le leccherai ad una a una, succhiandole. Così ti accoglierò quando verrai da me. … Ora che sto godendo so di certo che la stai penetrando, vero? L’ hai fatta voltare di spalle piegandola sul tavolo della cucina. Lo stai facendo affogando i tuoi pensieri nei miei, sapendo che sto venendo e godendo di te, solo al pensiero di te e certa che domani berrai tutto di me con quella bocca avida e affamata. Mi farai sedere sul water con le cosce divaricate, come so che tu mi vuoi. E lì procurerai gioie tali da essere conservate in un piccolissimo angolo della mente. Sarai in piedi a pochi centimetri da me e strofinerai il sesso pieno e duro tra i miei seni, sui capezzoli, sul collo, sul viso, tra i capelli. Vorrai sentire e vedere il liquido uscire come una pioggia dorata dal fiore, con le sue piccole labbra gonfie e rosse come il sangue; la musica sfuma insieme ai miei umori e ai pensieri mentre tu accanto a lei, ora, dormi annoiato e cullato da una nenia che io conosco bene.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:24/11/2012;h.20.50 (I diritti sono
riservati)



Racconti sensuali: Tango per due

 
 
 




" Un dolore non si cancella mai, ne col tempo ne con voli di fantasia.”  (bitw)

 
La luce soffusa nella stanza avvolge la mia nudità, riesce a controllare la voglia e il timore di lui, il mio padrone, in questo gioco lo è, anche se poi alla fine chissà chi sarà il padrone o la padrona di noi due. Mi regala timidezze ancor più di madre natura e nessuno mi rende così irresistibile come il suo sguardo. Attendo la mia mossa, l' ordine! Mentre la mente galoppa fantasie, lo sguardo si perde nel luccichio di un bicchiere di cognac, la lieve luce di un' abajour lascia percepire più che vedere la sua possente figura accomodata in una poltrona, le dita della mano destra contornano l' oscillare di quel liquido ambrato. Giaccio lì contro la parete, in quell' angolo di una stanza non mia, contemplo la sua figura come lui sta facendo con la mia, immagino il suo perdersi tra i floridi seni, so che sono oggetto del suo contemplare. L' impazienza sale mentre gusto il profilo delle spalle, è in controluce ma riesco a percepire che porta la cravatta, allentata, mmmhhh, dai muoviti, dimmelo, dimmelo, cosa devo fare, voglio venire da te, dai dimmelo. ... La guardo con aria di sfida, la bocca abbozza un sorriso e i miei occhi sono socchiusi per spingersi nella profondità della sua  impazienza, del suo fremere. Non parlo, il silenzio la esaspera, voglio che si agiti nell’ attesa di un mio cenno, voglio vederla ancora lì in penombra, in piedi contro la parete anonima di questa stanza. E’ contro quella parete che voglio vedere la mia piccola geisha, di fronte a me che prolungo un’ attesa infernale, godendo della sua curiosa inquietudine. Le ordino di accucciarsi lentamente scivolando contro il muro e di mettersi carponi sinuosamente come un animale devoto, piano, come un felino e lei allieta i miei desideri mentre la mia durezza pulsa svettando tra le pieghe del pantalone di lino color tabacco. Mi perdo immaginandomi tra i suoi seni e le braccia che desidero leccare lì dove lei ha provveduto a depilare, prima d’ incontrarmi. Guardo i suoi  occhi accecati dalla voglia. Ora riesco  a vedere lo sguardo illuminato vicino alla luce, ma ancora la guardo e aspetto, impaziente, il suo odore. … Le viscere quasi fanno male, mi scosto senza volerlo dalla mia posizione, sai che fremo ma non vuoi che tutto finisca subito, godi più in questi istanti che nel penetrarmi, godi nel prolungare la mia agonia, ti metti ancor più comodo, accavalli lentamente la gamba, come sei bello in quel vestito di lino color tabacco. Mi ordini di accovacciarmi lì sul tappeto ed io esaudisco il comando. Lo fai apposta, prolunghi i tempi e i movimenti, sorseggi lascivo ancora un goccio di quel liquore, percepisco il sorriso diabolico mentre cogli lucide movenze tra le mie cosce. Cosa vuoi che io faccia, dimmelo. ... T’ inonderò il fiore tra le cosce, con questo fondo di cognac e vivrò la tua smorfia di bruciore mentre il liquido colerà tra le grandi labbra turgide. Voglio che t' accarezzi ora avanti a me lì stesa a cosce larghe sopra il tappeto, voglio vederti pulsare e implorare un mio intervento. Il mio sesso ormai è impazzito. Ti tocchi, sei sudata e il bruciore aumenta come il mio desiderio. Io seduto ti domino dall’ alto, mentre tu mugoli come un cucciolo che chiede pietà. … Affondo le dita che grondanti d' umori scivolano impazzite tra le gambe aperte ai tuoi occhi avidi delle mie movenze, maltratto a tratti il clitoride gonfio e non posso fare a meno di perdermi nelle tue pupille mentre i fianchi continuano sinuosi a darsi in pasto al tuo sguardo, tremano le gambe per trattenere quel piacere che mi hai ordinato di non lasciare, sto cercando di obbedire, i sussulti del ventre rivelano il mio cedere quando il sesso mi sventola davanti fiero e la tua mano lo cinge avvicinandosi, finalmente accontento il mio padrone, servo il padrone e avida ingoio senza smettere di toccarmi, dolcemente soffoco sotto i colpi delle tue mani che stringono la mia fluente chioma e mentre lacrime di fatica accarezzano il viso, godo silenziosa dei tuoi spasmi, dei tuoi occhi, dei tuoi respiri.
– babettekalimera e ilprincipedellemaree:09/10/2012;h.1.50 (I diritti sono riservati) - 




1 agosto 2016

Racconti sensuali: Lungo la ghiaia del fiume, in questa notte d' aprile

 
 
 



“ Un giorno il Dubbio fece a pugni con la Ragione.
Ne uscì vincente, scardinandone l'ordine precostituito.
Così, mentre si curava le ferite,
s’ avviò per le sue strade ordinate e irreprensibili,
ridisegnando sentieri ridenti ma tortuosi. ”  (bitw)

 
Lungo la riva del fiume, sulla ghiaia in questa notte d’ aprile, in questa notte d’ incanto, vieni tenero amore, sai, ti sto aspettando. Il riverbero della luna che si specchia nell’ acque mi parla di te. E’ da tempo che aspetto mentre le lucciole mi fanno compagnia e portano alle narici il tuo profumo inebriante. Con il morbido ventre, i seni bianchi e ricchi, stenditi qui al mio fianco, con la sottoveste di seta bianca. Solo il rumore dei nostri respiri, solo i nostri occhi chiusi, noi, solo noi. … Socchiudo gli occhi. Mi lascio trasportare da questa musica sublime, musica soave che mi parla di te, musica che mi spinge come su una nuvola fino a te. Non mi sei mai stato vicino ma, l' amore, la passione mi ha travolta subito, già quando ti parlai per la prima volta. Nelle notti fredde, distesa sul mio letto, mentre di fuor la nebbia, padrona assoluta, tenta di penetrare per le porte e gli anfratti anche del mio cuore, tu mi culli, mi coccoli e carezzi teneramente, come fai, ormai, da sempre. Sei la coperta che riscalda il mio cuore. Il riuscire a sentire, persino, il tuo respiro seppur lieve all’ inizio, ma poi, sempre più forte fino a divenire ansimare, mi rende una donna molto fortunata ed è per me un dono assai invitante. … L’ esser sdraiata al riverbero della luna lì vicino all’ acqua ancora fredda, vestita solo della sottoveste bianca, come tu vuoi che sia. La spallina sdrucita, tu che l’ annodi perché non mi scopra il seno, quella mammella fatta solo per essere guardata, solo per esser ammirata e non sciupata da mani lascive o impertinenti. Quella mammella dove poggia il labbro, solo a calmare i brividi mentre con la mano aperta, carezzi i capelli quasi fossero quelli di un figlio e poi sussurri: “ Vieni, ti aspetto, io e te per sempre, io e te, un solo e unico cuore, un solo e unico odore ”. … Quanto è strano questo amore forse solo platonico, così distante e irraggiungibile, ma per entrambi così forte da entrare nelle nostre vene, simile a plasma, come linfa vitale, che rigenera i sentimenti. Ti sento, ti sento in quest’ istante, amore, sei dolce e delicato. La mano sfiora il piede e sale, lungo la gamba. Alle ginocchia si ferma e lì che poggia le labbra, proprio nell’ incavo, dove la carne tenera pare più bianca. Cento e poi mille piccoli baci, io girata di spalle. I tuoi occhi che mirano i miei fianchi sodi, il desiderio rovente di poggiarci il sesso e poi più su, sulle spalle costellate di piccoli nei, sparsi qua e là, poggi le mani delicate e carezzi con le labbra umide e aperte. … La bacio, mentre distesa si offre di spalle. A piccoli baci raggiungo l’ incavo dell’ ascella, il mio quieto rifugio, il porto agognato, il desiderio ancestrale e lì altri baci, i più appassionati, i più desiderati. La mia lingua è un pennello delicato che sfiora la tua tenera pelle. Dolce amore, prenderai tutto da me e mi darai tutto il tuo nettare, assaporo il tuo corpo. Oltrepasso ogni limite, fino a farmi desiderare come non mai. Questi mille piccoli baci sono solo il preludio, voglio sentire i gemiti mentre ti bevo, lì nel tuo intimo, prima di straziare la tua intimità, nella posizione che adori. … Mi volto e nei tuoi occhi avverto una strana luce, un guizzo che t’ accende tutto, un lampo che mi avverte che sei pronto, che vuoi, desideri, mi vuoi. Simile a gatta, sinuosamente, con le movenze mi accoccolo, mi siedo a cavalcioni sul bacino, mi sdraio e t’ imprigiono i fianchi, come a domare con le cosce il mio puledro irrequieto. Lo sento dentro di me, che pulsa come battiti del cuore, come il nitrito che s’ alza in questa notte d’ aprile. Guardo gli occhi per leggere ciò che ora mi stai donando. Sei imprigionato nella mia morsa divina. Mi muovo con dolcezza dall’ alto verso il basso e t' offro tutto il paradiso. Ti sovrasto, fiera e domino con il mio ventre caldo e avvolgente. Sei mio, solo mio, io la tua regina, io, primadonna, tua domatrice, io, nessun’altra. … Mentre ti muovi non lasci mai i miei occhi e io mi sciolgo nella danza dei tuoi seni abbondanti. Stringo i glutei e accarezzo e mordo i seni spavaldi, simili a quelli di Venere. Voglio morire della danza tua, muoviti ancora e non fermarti mai. Fammi godere come solo tu sai fare. Le gambe serrano le mie e t' abbandoni sfrenatamente, dannatamente, prendendo un ritmo che m' accorcia il respiro. Tu bruci e bruci il sesso mio, tu avvolgi, coinvolgi e, sensualmente, travolgi. Sei la cavallerizza impazzita, che non controllo più. Il tuo fiore rosso è ora la mia dimora e mentre ti muovi, irrigidisco le gambe e ti trattengo per non farti sgusciar via, sento la vita che pulsa dentro di te, sento gli spasmi, le contrazioni, i nostri odori sono un tutt’ uno. ... Vedo il viso tuo acceso mentre mordi i miei seni, vedo i tuoi occhi socchiusi nell'estasi, ora posso solo impazzire di te nel lago profondo dei tuoi occhi, del tuo sesso bagnato che ora si contrae e mi stringe, mi beve e mi consuma. Ecco il mio urlo liberatorio, io vengo, vengo e urlo, vengo in questa notte stregata, in questa notte d’ aprile, lungo la ghiaia, sulla riva del fiume. Tu mi tormenti con le tue parole, mentre godi in un tremito infinito che ti sconquassa e che ti fa vibrare in tutto il corpo. Questa musica sublime sta terminando sul mio sogno infinito, riapro gli occhi, davanti a me solo lo schermo del computer e la tua immagine ingrandita sopra il desktop. Dov’ è il riverbero della luna nell’ acque e la ghiaia lungo il fiume? Anche se nessun sogno è mai solamente un sogno, oh che tristezza penso, oh che malinconia mi dico. Amore mio, solo in un soffio riesco a sussurrare: “ Buonanotte, ti voglio bene, a domani ”.
- io besos (Tittyvichy) e ilprincipedellemaree:10/04/2011;h.1.45 (I diritti sono riservati) -




Racconti sensuali: Un caldo pomeriggio di noia

 
 
 




Un dolore s‘ accuccia ai tuoi piedi come un cucciolo e cerca conforto nei tuoi ricordi.
Rimane cicatrice che solca il tempo, un dono per non dimenticare mai."  (bitw)

 

Ti ho incontrato un giorno d’ estate, in un caldo pomeriggio di noia ed è stato come ricevere un pugno nello stomaco. Tu hai scritto, hai raccontato e io ti ho seguito col pensiero e ti sono entrata piano dentro, sempre più dentro. Non ho resistito, ti dovevo parlare. L’ ho fatto ed è scattato quel non so che, quel maledetto congegno che mi porta a te, sempre. Il cerchio s' è chiuso: ero lì con te. Mi ha affascinato il racconto della tua vita, era identico alla mia. Mi sono rivista in te, come fossi riflessa in uno specchio: la freschezza di un amore non ricambiato e vissuto follemente, la tristezza del suo esaurimento. L’effetto reciproco, fantastico che ci ha ricordato cose ormai scordate, che ci ha fatto proiettare in un’estasi dimenticata. La freschezza del sesso più sfrenato e spinto della nostra giovinezza, più bello, più travolgente, più incosciente, più eccitante. Mi sono rivista in te quando hai detto: “ Tu mi piaci ”. Ho tremato e quando mi hai detto: “ T' innamorerai di me”, ho avuto timore che potesse succedere. Ho avuto paura dei miei sentimenti molto spesso martoriati. Tu mi cercavi e io tremavo e ti desideravo, paradossalmente, fuggendo ma fuggivo dalla paura dell’ amore, non mai da te. La tua voglia del mio corpo giovane, era piacevole e mi turbava la tua sensualità. Il desiderio di guardarmi svestita, nella mia intimità, mi scuoteva positivamente, giocavo a nascondermi da me stessa ma tu non potevi capire, non potevi accettare e così ti ho perduto. Poi mi hai ordinato, come è tuo solito fare: “ Basta, non potrà esserci nulla tra noi e così dev' essere, così deve andare ”. Ti ho rimosso ma non ti ho cancellato, eri in un limbo da dove riemergevi e poi sparivi, fino a che ti ho cercato, timidamente. Ti ho pensato, sempre spinta da un' attrazione incontrollata, dalla voglia sfrenata di te, di vederti sazio solo a guardarmi. Ci penso spesso e m' inebrio di questa mia personale fantasia nel saperti pieno e pronto ad esplodere solo a guardare il mio essere nuda. E’ solo la mia mente che vola in alto, come pretendi debba essere quella di una donna. Lei non sa scendere in questo mio corpo che freme e reclama carezze e sussulti da te. Sei tornato e ora, ti ho dentro la mente, ci sei, sei come un tarlo che s' è intrufolato sin nel profondo, simile al tuo ego che non guidato dalla tua, mia mano, cerca di intrufolarsi nella mia nera intimità, che aspetta vogliosa i tuoi colpi decisi, violenti che mi porteranno in breve all’ estasi. Sei come un chiodo arrugginito, che fa male e non si stacca. Si, ora mi fai male. Mi hai detto che amore senza sesso non esiste. Io stordita da tanta diversità mi scrollo di dosso le remore ed accetto di pensarti diverso, non c' è più simbiosi e affinità, io mi abbandono sospesa nella mia voglia di te. Io voglio che tu goda di me, che ti ecciti, fantasticando con la mente su di me, tua schiava. Cos' è che mi cattura? Cosa sei per me? Pongo queste domande. Lo chiedo tutti i giorni e non mi rispondo perché so solo che ti desidero, che sei un pensiero ricorrente che mi cattura la mente, inspiegabilmente, che mi fa struggere di tenerezza e d’ ambiguità di quel desiderio impellente, intrigante, che solo tu mi puoi e sai dare. Sei il chiodo fisso e male mi fa il desiderio di te, di donarmi tutta a te, come tu mi hai detto volermi: discinta, scomposta e lasciva. Mi trasmetti brividi lungo la schiena. Voglio essere lasciva per te. Desiderami solo con la mente e la mia ti si donerà come fossi il mio unico padrone. Accarezzami con la tua lingua e io ti donerò tanto, tutto, senza niente chiedere. Fammi chiudere gli occhi sentendo il piacere vibrare dentro il mio ventre, stordita dalla paura e dalla forza dei miei nervi. Io posso sentirti, completamente, ora. Baciami, con sensualità, accarezzami, scuotimi, come e dove tu solo sai, dimmi di essere tua, dimmi di essere la tua ancella. Dammi un solo bacio, quell’unico bacio che mi condurrà fino all’estasi.
- ilprincipedellemaree: 10/03/2011;h.22.30 (I diritti sono riservati) –

 

31 luglio 2016

Racconti sensuali: Quei cinque metri

 
 
 




" Esorcizzare il dolore è esprimerlo. Giudicarne l' aspetto non serve a niente e a nessuno. “ (bitw)

Cinque metri ci separano e la mia insicurezza non permette di varcarli. Così due volte la settimana è sempre la stessa musica. Ho appuntamento alle quattro del pomeriggio, ma sono lì almeno una trentina di minuti prima e questo solo per guardare la magnifica donna che palpeggio e accarezzo con la mente, allungando una mano, ma che in realtà una porta a vetri la rende irraggiungibile e la raffigura come nella vetrina di un grande atelier di moda. Seduto nella solita poltroncina di velluto rosso sbiadito, l' osservo mentre è o finge di essere impegnata dietro quel tavolo bianco, asettico che permette di vederla nel suo splendore. E’ il mio idolo, il pensiero fisso che domina ogni cosa e riempie tutte le giornate da quando frequento quel posto. Per darmi un tono metto gli auricolari ed ascolto solo e sempre questa musica che state sentendo anche voi, musica che mi trasporta fino a lei, al suo corpo e all' anima. Questa nenia straziante mi eccita al punto tale di portarmi con la bocca tra le sue cosce e quando, alzando lo sguardo, mi sorride, sono sul punto d’ impazzire. Desidererei possederla con tutto me stesso, mordere le labbra, baciare gli occhi e le sopracciglia, passare dietro la nuca candida e profumata e lasciarle il mio sapore all’ attaccatura dei capelli e ancora lì, ai suoi lobi nudi di orecchini o altro. E quella collana di perle che le abbellisce il collo?! Sarebbe una cosa radiosa odorarla tra le ascelle, lasciare lì, piccoli segni delle mie labbra umide. Oggi è splendida, tutta vestita di bianco come a voler scandire l’ingresso di una calda estate. Potrebbe essere la mia geisha, la porterei sulle palme delle mani per valli e monti, amandola come fossi il suo cavalier servente. Mi guarda, sorride, parla al telefono e continua a sbirciare verso di me mentre son sicuro che immagini che la stia spogliando con gli occhi. Le sto togliendo il reggiseno per mettere a nudo le mammelle, simili a pere succose. Che bello, passo la lingua su quei capezzoli rosa. Lo sguardo amoreggia con i miei occhi, li cattura; non è che finge di telefonare per tener la testa ritta e guardarmi? Il sesso si gonfia, diventa turgido, spudorato, desidera, vola verso di lei con la cappella rossa e pronta per le sue labbra umide. Mi guarda intensamente; voglio urlare ed esplodere in un sol momento. Allarga le cosce, sempre col telefono incollato alle labbra e all’ orecchio, quasi a leccarlo, come fosse il mio sesso. Con un lieve gesto della mano, inavvertitamente, fa salire la gonna. Sbircio senza ritegno, tra le cosce, lì dove ho poggiato con la mente, quel bouquet di calle profumato. Oh, la musica, questa musica è peggio di una droga; non resisto, metto la mano all' inguine e mi masturbo lentamente attraverso la stoffa della tasca del pantalone assaporando con la mia innata sensualità ogni discesa agl’ inferi e ogni risalita al cielo, come la risacca del mare che ci culla. Chiudendo gli occhi la tengo lì sulla riva del mare, è nuda e si offre tutta come una sirena sedendosi a cavalcioni sul mio sesso infuocato. E mentre, sospirando, vengo aiutandomi con lo stringere i muscoli dei glutei e quelli del pene, lei sorridendo soddisfatta, mi lancia un piccolo bacio che purtroppo s’ infrange contro la vetrata.
- ilprincipedellemaree:22/11/2010;h.23,00 (I diritti sono riservati) –