30 novembre 2016

Miscellanea: Il freddo che allontana.

 
 
 

 

 
 “ E ora cosa rimane dei tramonti cuciti con il cielo pronti a d acciuffare il cuore dei semplici, quelli che sanno goderne la carezza profonda? “ (bitw)
 
 
Scivolano, ora, le idee stanche e si rincorrono in larghi spazi. Ancora mi rifugio e corro affannata nei ricordi più belli, quelli che ti tirano i capelli e fanno dimenticare chi sei. Appendo al chiodo la mia pelle e lascio che ne esca fuori l' essenza e tutto quel che urla per uscire. Così l' attesa si riempie di aspettative e d’ incanto e mi tengo imbrigliata a ragnatele fantastiche. Ed è allora che vorrei diventare piuma per non sentire più questa pesantezza che m’ avvolge a sera, quando cerco e non trovo, quando tendo le orecchie per cogliere un semplice suono, una musica. Mi abbraccio e mi proteggo, ma il freddo mi allontana e d’ ovunque danza sordido il silenzio. E' questo dannato silenzio che tormenta, che corrode, che mi mette a dura prova. Allora mi circondo di musica, quella che non ho, e ti penso sai, ti penso e mi manchi da morire. Il fumo della sigaretta disegna il profilo delle ore che si fermano, m' avvolge, mi stordisce. Spirali di niente, dense di pensieri che magicamente s’ arrampicano per poi dissolversi, lasciandomi inerte. Amore che rispondi sottovoce per non farti riconoscere, che fuggi al suono di passioni sepolte, amore, io di te non conosco più niente, vorrei guardarti per ricordarmi com' eri e nel disegno inanellato di fumo dall' odore intenso, saltelli lungo i miei ricordi azzurri, volteggi languido ma poi scompari.
-  bloving_inthe_wind: 30/11/2016,h.16.30 (Diritti riservati) -



13 novembre 2016

Poesia di Nair: Questo sabato vestito di me.

 
 



Questo sabato vestito di me.
 

E' un sabato di foglie che hanno raggiunto la terra e provano a sorridere.
E' un sabato di sole ma anche di vento che scompiglia i capelli e punge le gote facendole arrossire. 
E' un sabato di cielo azzurro che si tuffa tra i rami degli alberi e si unisce con i colori splendidi dell' autunno.
E' un sabato di gialli, arancioni e rossi che mentre si muovono leggeri baciano il mio sguardo.
E' un sabato di spazi dove regna il silenzio che permette d' ascoltare il respiro dei pensieri miei. 
E' un sabato di fiori birichini che spuntano tra foglie morte e a modo loro parlano anche
d' amore.
E' un sabato dell’ albero amico, ormai già spoglio, che da tempo aspetta il mio abbraccio  e oggi l' ha ricevuto ...
Abbracciare un albero, poggiare la guancia sulla corteccia ruvida, annusarlo, respirarlo,
è un modo sublime per ascoltar le emozioni e permettere loro di amarci.
E' un sabato di momenti che mi ritrovano e aiutano a far pace con l' animo.
E' un sabato del mio angolo solitario ... che di me conosce tutto.
E' un sabato di piccole cose. E' un sabato vestito di me.
 
< Nair: Ad un passo dai Sogni: adunpassodaisogni.blogspot.com.>
(I diritti sono di proprietà di Nair e sono a lei riservati)


 

16 agosto 2016

Miscellanea: Il mio ultimo tango.






" Ho aspettato le stelle così come un cucciolo aspetta la madre e ho visto nel cielo sfilare traiettorie simili a quelle della mia anima. " (bitw)


Sono un grande frequentatore della notte, io e la notte siamo in forte intimità. La notte è bella e porta idee sempre nuove. Le persone più interessanti escono dalla notte. Nella notte sono sempre stato sveglio come un grillo, non ho preso mai sonno. La volta che sono andato a letto presto, mi sono svegliato nel cuore della notte e non ho più richiuso occhio ed è stato allora che ho cominciato a pensare a te, come si può pensare a un tango. Che strano accostamento: tu e il tango argentino. Ti ho messa a confronto, ti ho amalgamata, ti ho miscelata con un tango argentino: tu, il mio ultimo tango, il mio ultimo tango argentino. Si può paragonare una donna a un tango? E’ lecito farlo? Si, se la donna è sensuale, si, se ha superato l’ imbarazzo dell’ abbraccio e si cimenta in pose ardite e coreografiche con il suo ballerino, si, se sa apprezzare il piacere del gradimento da parte del maschio, lei luna, lui re. Non danzerei mai un tango argentino perché non lo so ballare, ma lo amo in modo viscerale, intrigante, sensuale, amo la sua musica, mi ci confondo, ci sguazzo dentro, amo la sua pelle, adoro i gesti e le sue coreografie e se lo dovessi ballare, per ordine superiore, potrei danzarlo solo con una donna dal pelo nero, per me è così. E' il nero che altera, che attrae i sensi e tu sei il nero di questo ultimo tango argentino! Tu e il nero dei tuoi desideri, tu e il nero delle movenze, tu e il nero del darmi piacere sempre anche con un semplice sorriso. La tua risata rauca: che sfizio! La sento  risuonarmi all' orecchio anche quando ti sono lontano. Dai alzati, scendi dal nostro letto tutto disfatto e balla con me quest’ ultimo tango, quest' ultimo tango argentino; le menti unite: una, i cuori uniti: uno, dai muoviti come solo tu sai fare, spingi i seni pieni contro il mio petto, la mia giovinezza ti condurrà lontano, la fantasia poi ci regalerà l' impossibile. Il tango ci insegnerà come avvicinarci all' intrigo, all' amore e alla sensualità, balliamo e diamoci la possibilità di essere sedotti una volta di più dal suo fascino, noi due, solo noi che ci siamo sempre parlati anche solo in un abbraccio. Hai vissuto gran parte della mia vita passo dopo passo ma sempre in un chiaroscuro, quasi in disparte, senza mai proporti, senza mai esporti, ma sempre in silenziosa condiscendenza. Hai seguito il mio andare, il mio vagare in un tacito tumulto? Non so, forse si, sicuramente consapevole del mio ritorno a te, come si torna al sud. Sei stata e sei la candela che mai è stata ed è tremula, che nessun vento, nemmeno il più violento, riesce a spegnere e che illumina la mia via, anche il mio passo verso di te. Questa favola sta per finire, non ci resta che esserne immensamente felici. Assolutamente si. No, c' è ancora tempo di dire che sei il tango, il tango argentino della mia fantasia, vuoi ballare con me quest’ ultimo tango, il mio ultimo tango? Ascolta la melodia, senti le parole, sono tristi ma piene d’ amore, sono per te, le dedico a te, sempre viva, sempre presente nella mente mia: “ Torno al Sud, come si torna sempre all' amore, torno da te col mio desiderio, col mio timore. Porto il sud come un destino del cuore, sono del sud, come le arie del bandoneon. Sogno il sud, immensa luna, cielo capovolto, cerco il sud, il tempo aperto e il suo seguito. Amo il sud, la sua buona gente, la sua dignità, sento il sud, come il tuo corpo nell' intimità. Ti amo sud, ti amo sud, ti amo sud, ti amo Sud, sud ti amo ”. E’ il mio tornare, è il mio ripresentarmi a te, dolce, splendida armonia, senza alcun abbandono e senza interruzione, simile alla risacca del mare sul bagnasciuga, in una notte quieta di una calda, caldissima estate. 
- massimo:31/05/2015 (I diritti sono riservati) -

 

Miscellanea: Io vorrei vivere lì.






" Un grande amore nasce da uno sguardo.
Dura fin che dura, ma rimane ugualmente e inevitabilmente grande. " (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Vorrei essere in pace con la mia anima rabbiosamente affamata d’ assoluto, di cose ultime, continuamente alimentata dall’ inquietudine che da sempre abita colui che vaga per terre sconosciute; vorrei essere in pace con me stesso e sono anche consapevole che per poter soddisfare questo desiderio, sarà d’ obbligo venire a vivere lì nel tuo pensiero, si, bisogna che venga a rifugiarmi nella tua anima e il realizzarlo sarà un traguardo che mi farà gonfiare il petto, il cervello e soprattutto il cuore. Si lavora tutto l'anno: s’ inizia d' estate quando fa caldissimo e si è tormentati dall’ insonnia e dagli insetti, si passa agli autunni piovosi, poi a quegli inverni assai difficili che, finalmente, annunciano una primavera capace di rianimare la mente frastornata e questo si ripete di anno in anno, sempre con lo stesso ritmo, sempre allo stesso modo, sempre con lo stesso vento gaglioffo e malandrino. “ Non facciamoci riconoscere! “ Ecco, cosa diceva mia madre, pronta a prevenire ogni birichinata, quand’ ero fanciullo e costretto, non sapendo la poverina a chi lasciarmi, a presenziare alle riunioni in casa delle amiche del volontariato. Ed è così che sono cresciuto senza farmi mai “ riconoscere ”, comportandomi da galantuomo in qualsiasi circostanza necessitava l’ esserlo e ne sono uscito soddisfatto e ne sono stato felice. Felice? Ma solo di questo, non di tutto l’ altro, non di tutto il resto; non so se Dio ci voglia necessariamente felici, ma credo che per Lui, sia fondamentale vederci capaci d’ amare ed essere amati. Guarda, ci sono troppe stelle nel cielo, farà una bella gelata stanotte e c’ è bisogno quindi che per scaldarmi venga a rifugiarmi nel tuo pensiero e trovi il giusto riposo nell’ anima tua. Voglio spingermi fino al fondo dei tuoi ragionamenti, voglio addormentarmi nel respiro, in quell’ ombra capace di vivere ancora, di vivere oltre. “ Non farmi tribolare, mi raccomando, comportati da ometto e non piangere ” e quando mormorava la parola ometto, stringeva la mia piccola mano nel palmo della sua e insieme salivamo la scala che mi conduceva dinanzi la porta del mio torturatore, il dentista di famiglia, lì nel grande palazzo sotto i portici dell’ immensa piazza di quel ramo del lago che volge a mezzogiorno, ma prima di ogni tortura mi faceva estasiare, saziandomi, davanti alla doppia vetrina del negozio di giocattoli di fianco al portone di quel perfido aguzzino; non ho mai pianto e sempre mi sono comportato da ometto e poi da uomo fino a questo momento in cui sto fermando sulla carta poche mie impressioni e sempre lo farò e ogni promessa dinanzi a quella vetrina gioiosa era un debito, senza che ne facessi mai richiesta e questo dire: ogni promessa è debito, ha sempre fatto parte di me. Il mio è un forte desiderio che nasce dentro, dal profondo, dall’ intimo: io vorrei vivere lì e se non fosse proprio possibile, ma poi non vedo perché non lo possa essere, ne resterei profondamente deluso, non avrei raggiunto lo scopo. Mi spiego meglio: non mi va di considerare il domani, il futuro prossimo come un periodo di pausa, una sorta di auto-confinamento in una zona grigia vietata ad ogni mia ambizione. Una scelta di questo tipo non sarebbe da me tollerata e sicuramente nemmeno mai presa in considerazione; è nel tuo riposo ch’ io vorrei giacere, nelle tue certezze ch’ io vorrei confondermi, nelle pieghe silenziose della mente che semina al vento pace e silenzi, nel sorriso inconfondibile è dove io vorrei vivere, lì proprio lì, nel tuo addormentarti. Non vi è approdo sicuro nell’ anima mia se non dentro di te, specialmente quando l'equilibrio vacilla tormentato da bagliori fatui. Son certo che lì sia il mio posto, l' unico dove metto ordine alle mie delusioni e al mio pensare. Sarò accolto come sono sempre stato accolto, per ora assaporo il desiderio e me ne faccio una ragione dolcissima perchè al suono di questa musica celestiale, son sicuro che m’ addormenterò in te, felice d’ essere in te, nel pensiero e nell' anima.
-  massimo:04/07/2015 (I diritti sono riservati) -



4 agosto 2016

Miscellanea: Sentimentale.


 

“ Ieri il mare era calmo, silenzioso, protettivo. Invitava alla pace con se stessi e con la Vita. Cercava l'anima, la convinceva ad un faccia a faccia con la mente. Rassicurava la paura, la accarezzava, e poi, senza che la paura se ne accorgesse, le apriva la porta e la faceva uscire. … “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Prendere una strada comporta anche avere la forza di percorrerla fino in fondo, per scoprire dove ti porterà, per mettere a nudo la verità?! E comunque non ne ho la forza e neppure il coraggio ed è qui che trapela la mia inettitudine, è qui che vien fuori la vigliaccheria, l’ apatia; è questione di palle! Ma si, meglio il certo, mille volte di più; che ci faccio con l’incerto? non ho voglia  di infognarmi, non ho voglia d’ impaludarmi in storie senza senso, non ne ho la testa, ma per carità e nemmeno il tempo o il desiderio di battere sentieri sconosciuti che a volte, devo dire, piacevolmente, mi hanno portato lungo sponde fresche e ridenti. E io so che esiste un rischio concreto nel vortice impazzito della vita: l’attesa. Spesso logora, spazientisce, spiazza, m’ indispettisce, che crea incomprensione, che incuriosisce, che aspetta tutti e che odio con tutte le mie forze. Una donna può diventare improvvisamente appetibile anche per chi, fino a pochi giorni prima, se ne disinteressava o interessava da lontano senza neppure troppa convinzione. Basta un solo giorno, nell’ affascinante mondo delle intercettazioni visive, per stravolgere tutto e il contrario di tutto. Questo è accaduto a te che sei diventata appetibile nel tempo, come una bottiglia di vino avvolta nella paglia che la protegge e conservata in una delle grotte, più fonde del mio castello incantato. Io sono i tuoi occhi, io sono la verità. Sentimentale, come questo tango argentino; i giorni passano e poi? più niente, niente emozioni, solo spossatezza mentale. Incline ai sentimenti più delicati e malinconici, incline al sogno, ma sono mille anni che non sogno! Sentimentale come questa voce sensuale che dice cose, che parla parole che pur non comprendo ma che mi portano verso lei, vorrei farti mia, tenerti per una notte tra le braccia, adorarti, odorarti. Passione d’ amore che non fa rima con sensuale e neanche con intrigo. Chi si contenta gode, dice il profeta e chi, troppo si accontenta, rischia, magari, di non evolversi e di rimanere ancorato alle vecchie certezze. Il cuore non sfugge a questa regola e alla massima per cui: per provare ad ottenere qualcosa che non hai mai avuto o che ti manca da troppo tempo devi essere disposto a fare ciò che non hai mai fatto. E io l’ ho fatto, quel che non avevo mai fatto, per te, per poterti avere ancora mia, solo mia, tutta mia, per potermi impadronire della mente, per rubartela e custodirla nella mia, sotto chiave. Ma è vero che il giusto addio è proprio la cosa migliore da fare. Io posso muovermi, intorno a te, rapidamente, come una farfalla, ma posso, ogni tanto, pungere come fossi un’ ape. Tu sei la voglia, tu sei il dolore, tu sei la luce, sei tu l’ amore. Sono io l'abitudine dell' anima tua. Toccami, insinuati, amami, cosa stai aspettando ancora, vedi che vibro in tutto me stesso?! Sentimentale come il ventre melodioso e poi che ci faccio con te!? ti cancello come ho gettato le altre nel cestino? Passione d’ amore, il mio amore appassisce nel tempo, il mio ardore smuore col tempo. Cinico è il mio modo d’ amare anche se ti sazierà; lascia aperta la porta in questa splendida notte, rischiarata dalla luce delicata di migliaia di lucciole, così al solo penetrare dei miei occhi, ti soddisferai con le tue stesse voglie, con le tue stesse mani e senza il più infimo sentimento; non c’è posto nel mio giaciglio pregno del sapore del sesso per uno come lui. Labile desiderio che non m' invoglia. Tanto per capirci: prendete la normalità, magari abituatevi ad essa, poi provate a non farvi annoiare dalla stessa. Uno che prova a sfuggire a questa logica son io, da sempre abituato a vivere sopra le righe la mia avventura nel mondo dell’ intrigo. Sentimentale come questo tango fatato, sensuale come la voce calda della giovane donna che canta e i suoni escono dalle sue labbra carnose. Ruoto, all' infinito, attorno a questo dannato vocabolo, ci sguazzo, mi ci impiastriccio dentro; strano non ho nessuno stimolo, eppure t' impalerei lì nella tua stanza, obbligandoti di spalle, con la guancia, i capezzoli, il ventre, le cosce contro le piastrelle fredde della parete. Nessuno può penetrare i miei sogni anche se sogni non ne ho o non ricordo. Scrivere e meditare. Per portare la croce del dolore. Per uccidere il dolore. Si potrebbe avere ancora voglia di me. Avete ancora voglia di me? da solo con la mia solitudine. Scrivere e meditare. E un cielo sempre più blu che, in solitudine, illumina la mia strada verso un domani migliore. 
- massimo:28/05/2016;h.01.05 (I diritti sono riservati) -


"N.B.: I commenti qui di seguito, sono riferiti a un precedente scritto che ho eliminato per far posto a un nuovo post. Tali commenti non sono stati aboliti per il rispetto che nutriamo in chi li ha scritti. Lo stesso vale per molti altri post del nostro blog. I commenti sono fondamentali sia quelli negativi che positivi. Quindi continuate a lasciar scritto il vostro parere e non abbiatene a male che un commento non si riferisca al nostro dire di quel momento, dato che è utile, di tanto in tanto, sostituire i nostri scritti con altri più vecchi o più nuovi. Grazie, massimo.

Miscellanea: Nostalgia canaglia.

 
 

 
“ Mi perdo nel cielo, stanotte. E' meraviglioso. Lo bacio con gli occhi. Vesto il cuore del suo luccichio magico e libero un pianto silenzioso, perché tanta bellezza mi commuove. “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair) "

 
Questo anelito indefinito che m’ avvolge con i suoi colori e che indirizza la mente a voler rivivere situazioni incastrate nel passato, mi getta tra le braccia della tristezza, mi spinge verso il rimpianto; ecco dunque che per alleviare quest' affanno, vorrei raggiungere il silenzio e il buio e galleggiarci dentro, perché nel buio la realtà s’ illumina e nel silenzio arrivano le voci da fuori, giungono all’ orecchio, i sussurri del passato. Sono consapevole che il silenzio è una scelta efficace, sensata e molto spesso strategica, visto che è da preferire a mille parole che possono creare disagio, specialmente in situazioni delicate e poi è un bisogno, è il mio bisogno. A volte mi capita di cercare il silenzio, il silenzio mi permette di sentire il mio respiro, ascoltare i miei pensieri e trovarmi o ritrovarmi quando ho la mente stanca o forse solo se ne ho bisogno. E mi rifugio nei silenzi miei, perché più che pensare alle cose preferisco sentirle e ho imparato a credere anche nelle favole e meno male che esistono in questo mondo sempre più dominato dal tutto è lecito, dall’ improvvisazione, dall' inganno, dall’ indifferenza. Ma non è per caso che queste considerazioni sono dettate dalla noia? Assolutamente no, per carità, ma quale noia, già è così difficile vivere la vita! La vita è destino e nella vita conta quello che si fa, tutto il resto sono solo rumori di sottofondo, la noia o addirittura la nostalgia sono condizioni, sono emozioni che ci creiamo noi, da soli, così come l’ ansia, la paura, la rabbia, la tristezza, il disprezzo e tutto questo non rientra certamente nel mio caso, perché io mi sforzo di vivere la quotidianità lontano da questi stati di diversa intensità emotiva. Certo, sarò pure, fortemente, demotivato, avrò anche le palle gonfie, sembrerò essere allo stremo e sarà per questo che mi chiudo sempre più in me stesso ed è solo allora, che mi tuffo a capofitto e sguazzo nell’ amore, ma attenzione, amore inteso come piacere della carne, soddisfazione dei sensi e non come un immenso e luminoso sentimento. Il sesso è l’ unica cosa che mi estranea da tutto, non mi permette di pensare o devia i miei pensieri e mi trasmette tranquillità, calma, come e ancor di più, il silenzio e il buio. Del resto non entro, qui, nei particolari perché i veri libertini, come lo sono io, non vanno nei salotti a bisbigliare all’ orecchio delle persone, le loro avventure sensuali, anche se convinto che in parecchi si siederebbero attorno a me, per ascoltare, con mente lasciva e occhi lussuriosi, le mie avventure galanti. Sono desolatamente stanco, lo sono, innanzi tutto mentalmente, questo si. Ma, come sempre, passerà, ogni cosa è destinata a passare, sapete bene che tutto scorre, cavolo e come cazzo scorre, peggio di un disgorgante; allora, per evitare che si avveri tutto ciò, sono sempre più convinto che mi farà felice conservare solo il silenzio e il buio e sicuramente li racchiuderò, gelosamente, in una teca che guarderà oltre la finestra della stanza dove ho vissuto giovinetto e dove, certamente, ritornerò alla fine del mio viaggio e lì, ogni mattina, mi affacciavo, stringendo tra le mani quei fragranti  panini, ancora caldi, ripieni di fette profumate di mortadella che si squagliava in bocca ad ogni morso, verso i mille colori dello splendido golfo, dove lo sguardo si perde, come in un paradiso d' estasi, verso l' immenso mare, difeso dalla vergine e leggiadra fanciulla, trasformata in sirena, verso il profondo e azzurro mare, verso quelle isole maestose; naturalmente il segreto di tale scenario che sfugge a qualsiasi valutazione esatta è nelle stelle e di tutto questo, badate bene, solo di questo, avrò un’ immensa, ma che dico, un' eterna, totale, maledetta nostalgia. Ah, questa pazza, canaglia nostalgia!
- massimo: 15/07/2016 (I diritti sono riservati) -   



Miscellanea: Il profumo del pane caldo.







“ Tra me e il Silenzio c' è sempre stata un' attrazione particolare. … E' una necessità che mi fa star bene. … Quando lo cerco, è per ricevere le Sue carezze. “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)



E mi giunge, nel bel mezzo della notte, il profumo del pane caldo, sicuramente appena sfornato, un aroma fragrante che invade tutta la stanza. Le serrande dei balconi sono alzate, protetto dalle zanzariere mi stendo sul letto tra le mura amiche, tra queste quattro pareti che raccolgono tutta la mia vita, che raccontano in un soffio il passato, il presente e certamente anche il mio futuro; queste mura cariche di libri, che parlano di studio, di poesia, di letteratura, di critica, di narrativa, ricchi di cultura e senza alcun dubbio di grande interesse per me e per chiunque voglia sfogliarli, anche se sono stati rarissimi i momenti in cui una donna o un amico li abbia stretti nel palmo della mano anche per pochi istanti o passati in rivista, con l’indice della mano, i titoli impressi sul dorso. E penso a quest’ eterna ruota che gira: gira la ruota, gira e riparte. Altro giro altra corsa, grida l’ imbonitore tentando di avvincere gli astanti sorridenti ma pigri nel pagar moneta e chi prende il fiocco rosso vince una nuova ma breve e intrigante avventura, un altro giro in regalo, suvvia, avvicinatevi, altro giro altra corsa. La notte afosa è carica d’ umidità. Non ricordo o forse provo fastidio a rovistare negli angoli della memoria anche perché il tempo è un venditore d’ ingannevoli realtà. Quante donne sono passate per questa stanza per un semplice intrigo o per più tempo, quanto zucchero filato ho assaporato baciando le loro labbra, steso di fianco a loro? Quanti fiocchi rossi ho vinto? Molti, veramente tanti. Ogni cosa ha un suo tempo, anche le favole e non si può apparire per quel che non si è, e visto che non sono indifferente ai sentimenti e alla morale comune, ne sono seguace di quella scuola di pensiero, ho  bisogno di rivedere la mia vita, questa ancor giovane vita, come un montatore seziona alla moviola le scene di un film, fotogramma per fotogramma. Sembrava possedessi ricchezze immense, invece, purtroppo, stringevo tra le mani solo le redini di un calesse, un misero calesse con la ruota fuori asse, vecchio e sgangherato. In ogni prestazione ho solo ragionato freddamente, ho schierato la mente, mai il cuore, mai ho messo in campo, anche a partita iniziata, l’ anima, nemmeno un minuscolo pezzetto di quell’ anima mia, colorata dei colori pastello dell’ arcobaleno; ho dato immenso piacere, il piacere è stato il fine di ogni mia interpretazione e nell’ offrirlo, poi, ho ricavato gioia, ho ottenuto massima soddisfazione. Quante foto sbiadite si accumulano nell’ album dei ricordi, tante, come un deposito di scatole vuote, mancate; siamo quello che resta, quel che sono riuscito ad arraffare. Rimane solo la notte, sopravvivono soltanto i ricordi e tra le mani non ho nulla di più bello di questi. Io sono un po' come quei ragazzini che riescono ad accontentarsi di bere alla fontana vicina e godere di quella bevuta d’ acqua fresca pur di non percorrere cinquecento metri e bere, avendone la possibilità, al bar dietro l’ angolo, una ricca coca cola ghiacciata, con l' aggiunta di una fettina di limone. Non voglio più godere di quello che passa il convento e che seleziono con mente fredda! Non voglio più dissetarmi di semplice acqua. Devo andare al di là dei lustrini, delle perline e delle paillettes, al di là dei personaggi di carta pesta, spesso ingigantiti e resi intriganti anche e solo, dalla mia fervida fantasia. Se questa continuerà ad essere la mia linea di condotta, non posso far altro che strappare il cuore dal petto, perchè sarà un modo d’ essere sicuramente perdente per i cento e cento anni che ancora mi restano da vivere; suggerisco a me stesso d’ aprire, una volta per tutte, gli occhi: la realtà si sta nitidamente srotolando. La speranza è l'ultima a morire, ho bisogno di vero amore, di un amore intenso, che mi porti allo sfinimento al solo pensarci e sconvolga la mente e mi metta brividi solamente al sentire la sua voce intensa, più di una qualsiasi notte d’ amore lascivo, più di cento bastoncini di zucchero filato; ma, dicono i saggi: chi di speranza vive disperato muore. E così non mi resta che questa notte afosa con la sua maledetta umidità e quel profumo di pane caldo, appena sfornato, che invade la stanza e penetra fin dentro le narici. Speriamo non arrivi l’ inverno, carico di rami secchi, colmo di foglie cadute e morte, che al solo calpestarle procura un leggero malessere, così come il freddo e la pioggia e le nuvole che incombono minacciose sulla mia casa e che disturbano e intristiscono tutto il mio essere. Speriamo non arrivi il vento, quel vento violento, spietato, assassino, ma splenda, soltanto, il sole così come nella mia anima e la mente sia invasa da questo profumo di pane caldo, sicuramente, sfornato da poco e l’ aroma fragrante che riempie tutto il mio studio, m’ allaghi il cuore. Perché il pane caldo diffonde profumo d’ amore, di bontà, commuove, è un odore atavico della nostra, della mia infanzia, pervade tutti noi d’ amore e ci stordisce e ci culla piacevolmente. Questo è l’ unico rovello che mi rode. Sono in cerca di uno splendido amore, non sono in cerca d’ altro. 
- massimo:17/06/2015 (I diritti sono riservati) -


 

Miscellanea: E ancora amore, nihil difficile amante.




 

“ Oggi la campagna  mi sta concedendo un assaggino d'estate.
Un vento leggero la sfiora e lei danza con lui. E' incantevole. 
Ringrazio ogni giorno la Vita per avermi concesso il privilegio del suo amore.” 
(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Crisi di gelosia. Mal d' amore. L' amore non ammette un solo tradimento sia pure dopo anni e anni di forte legame, l' amore è così! Rode. Allora è inutile prendersela con se stessi, basta aspettare un po' di giorni, l ' ira sbollisce e il tradimento è svilito ad equivoco e si torna a ragionare. Ma che dici? sarebbe semplice vero? Non bisogna dimenticare mai che la vita di ognuno di noi è fatta d’ amore, odio, invidia, generosità, lealtà, tradimenti. Sicuramente è stato veramente strano il rapporto tra quei due, la passione esplosa. E ancora amore, trentanove anni lui, ventitrè lei. Quell’ amore richiama Ovidio: “ Nec tecum nec sine te vivere possum. Non riesco a vivere ne con te ne senza di te; lei ventitrè, lui trentanove! Amore amaro, amore che può far morire dentro. “ Buonanotte anima mia, ora spengo la luce e così sia ”; sarebbe stato più signorile interrompere la relazione subito e invece l’ uomo, questo rapporto non riusciva a troncarlo anche se aveva sempre avuto problemi nel portare avanti una storia d’ amore e di conseguenza cercava nella donna solo sesso; quest’ amore se lo spalmava addosso come una crema, se ne beava quasi fosse il salvatore di situazioni intricate e desolanti. Perché lui come persona mediamente normale, tendenzialmente colta, essenzialmente mite e moderata, quando si trattava di relazionarsi a un amore, perdeva lucidità, senno e ragione. Era molto passionale, si donava troppo, s’ immedesimava nella parte e totalmente ne era coinvolto, pareva l' Ivanhoe che in sella al suo destriero guerreggia per i miseri e i derelitti! E se fosse stata la differenza d’età? Lei ventitrè, lui trentanove! Si, la risposta era non solo nella differenza d’ età ma nel tipo di donna con cui aveva a che fare e della quale si esaltava. Un piccolo cuore non supera gli ostacoli, ma il suo era immenso; aveva donato da subito e senza alcun dubbio il suo, ma molto di più la mente e conservava lei, fasciata come un cristallo in uno scatolone da trasloco; una bella donna, procace, intrigante, sessualmente porca, nera in tutte le parti pelose del suo corpo, nell’ anima e negli occhi rivolti sempre verso il basso, di poche parole durante la conversazione e mai banali, senza fronzoli. Fin troppo sagace, astuta e accondiscendente con le donne che reputava intelligenti e più scaltre di lei, servile ma insinuante nei modi con gli uomini, tutti. E con  lui aveva usato queste armi e se lo era bevuto come si beve un bicchiere d’ acqua fresca, tutto d’ un fiato. Piano piano le era entrata dentro le ossa, passo dopo passo, con calma: un’ amplesso, una chiacchierata, un secondo amplesso, una seconda chiacchiera; parlava sempre e solo di se stessa, della famiglia, della vita già rovinata da quattro anni di matrimonio con un uomo, molto bello, molto corteggiato, di poco più grande di lei che, a detta sua, aveva bruciato le tappe verso il matrimonio, solo per unire il suo stipendio a quello di lei. Ma non rivelava che, il bel marito, ai miei occhi il classico giovane che sfila sulle passerelle della moda, l’ aveva trovata nuda ad amoreggiare, nella loro camera da letto, con un amico di famiglia, rientrando improvvisamente in casa. Lei cantilenava che non c’ era amore, che l’ amore non era mai sbocciato. Nihil difficile amanti: nulla è difficile per chi ama; al semplice spettatore, poteva sembrare che il rapporto che si stava instaurando tra la giovane e l’ uomo, lo stavano vivendo sopra le righe e che giunti al quid, sarebbe finito, come sempre, nel peggiore dei modi. Lei non era mai banale, insinuava nella mente dell’ uomo il concetto del “bisogno”: bisogno di lasciare il marito, bisogno di certezze future, bisogno d’ amore e più in là nel tempo: bisogno di sicurezza e stabilità per i genitori e i fratelli tutti; si vedeva in un bell’ appartamento arredato e in zona centrale. Lo aveva stravolto, passava, con estrema noncuranza dall’ amore fisico a quello a distanza. La notte era simile al giorno che trascorreva veloce in un’ eterna telefonata. Se si amavano in macchina alle diciotto, alle venti, lei, tornata a casa, si barricava nel bagno e con la bocca incollata al cellulare voleva sentirlo godere mentre lui in macchina girovagava, per strade poco frequentate, nell’ attesa di lei e lo faceva venire godendo di nuovo pazzamente. Che storia bastarda, quanto sporca è la vita e le lacrime andavano verso il cuore. Fortunatamente non aveva figli, invece lui era già separato e con un figlio. Salviamo un briciolo del salvabile, almeno questo; le lacrime scorrevano come pioggia verso la mente; oddio che brutta storia! In lei vedeva la giovinezza, la freschezza che lui, seppur giovanissimo, non poteva ne voleva accettare perdere nel tempo; il sesso sfrontato, sfrenato, sempre al limite e in pericolo come sul filo di un rasoio; sperimentava, con lei, sensazioni emozionali erotiche mai provate prima e che in casa non avrebbe mai potuto assaporare. Era ninfomane? E allora? Gli era indifferente, tanto si comportava come fosse il suo tutor, il suo anfitrione, il suo rifugio, la sua ancora di salvezza, il suo tutto. Era condizionato emotivamente, non riusciva a giudicare con equilibrio questa storia dolceamara, questa triste nenia. Cinicamente indifferente: era questo l’ unico modo per uscirne indenne. Era dilaniato dalla mancanza di carattere e in questo frangente, dalla presunzione d’ essere il salvatore della patria, dalle parole dette da lei e che lei sapeva centellinare pur di devastargli l' anima. La passione lo spingeva a esagerare i toni e non poteva essere diversamente, non ricordava che per troppo amore si può arrivare a odiare. E poi i molti sogni finiscono nel cassetto, le delusioni si sommano e il troppo sesso non soddisfa più, anzi nausea e al buio del proprio letto si comincia a tirar le somme e la mente già squartata, comincia a sprigionare giudizi secchi e definitivi. Il rapporto tra i due pareva ormai ai titoli di coda; lei, per la verità aveva da offrirgli solo trasgressione e lui di cosa aveva bisogno? Era stato travolto da qualcosa di più, sotto l' aspetto emotivo, stava vivendo un' esperienza emozionalmente significativa. In fondo era stato il suo schiavo devoto ma non nel senso erotico, in un vortice che l’ aveva travolto, che l’ aveva fatto ubriacare, drogare, allontanandolo dalla realtà creata dalla mente, da quel caos infinito di combinazioni possibili che vagavano nel suo cervellino, da quel dannato mattino in cui, vedendola passare in lontananza e a capo chino nella cornice del suo balcone aperto, l’ aveva fatta chiamare al telefono facendole dire di salire, nella sua stanza; non erano trascorsi nemmeno tre minuti che già sedeva sulla poltrona di fronte alla grande scrivania dal vetro nero, offrendosi allo sguardo penetrante come una promessa certa, come un dono già scontato. Giungere al suo richiamo lo avrebbe annodato incondizionatamente, come ad una piovra avvolgente e strisciante da cui era difficile liberarsi. E quindi doveva finirla, troncare, doveva espellerla come si espelle un calcolo renale che una volta eliminato, cade, non visto, lungo la colonna di scarico e non ti permette nemmeno lo sfizio di sapere la dimensione, ma ti fa sorridere felice solo per il fatto di essertene liberato e alla fine di tutta la storia doveva, assolutamente, seguire il consiglio che gli aveva dato, sa sempre, suo padre: “ non tornare nel posto dove sei stato felice “. 
- massimo:25/05/2015(I diritti sono riservati) -



Miscellanea: Quella bottiglia di Montecristo bianco.







" Lo seguo spesso il cuore, ma ... " (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Forse sta correndo troppo, deve fermarsi, deve bloccare la fantasia, la frenesia che spesso s’ intrufola tra la noia e la solitudine e fa accelerare i tempi, alterandoli. E’ donna in tutto e per tutto, intelligente e mai sofisticata, non si atteggia e uno dei pregi è che l' intelligenza si mescola alla semplicità nel dire e a un’ abile capacità d' ascoltare. Sicuramente una bella donna con labbra intriganti, come ha sempre amato, vestita sobriamente e per nulla volgare nei gusti così come nel trucco. Si dedica con interesse al proprio lavoro di seria professionista. Al momento non sembra nascondere chissà che; non capisce ancora come si confronta con l’ amore ed eventualmente con il sesso, se è attrice o semplice spettatrice e il piacere sarà quello di scoprirlo, quel gioco sottile di berla a piccoli sorsi come fa con la bottiglia del suo vino preferito: il bianco chardonnay, dal profumo delicato di frutti e fiori di campo, il suo amato Montecristo. Questo è il resoconto che si è fatto scambiando qualche semplice messaggio. Sarebbe stato un sogno, conoscerla lentamente, attimo per attimo, momento dopo momento. Già la desidera; questa cavola di frenesia che lo prende quando s’ impegna a cercar di gareggiare con l’ ignoto. L’ immagina distesa, annoiata e pronta a ogni soluzione. Ma è convinto di sbagliarsi. Lei dice: “Ti aspetto” e quella semplice parola, può apparire ai suoi occhi, foriera di molteplici significati. Si muove in funzione di lei, ogni passo della mente le è rivolto, anche il semplice camminare, il lavarsi, il farsi la doccia e la barba è come fosse uno scopo per giungere a lei. Non riesce a distrarsi, il pensiero della donna, in ogni istante, occupa la mente. E con lei che desidera muoversi, le due menti si sono incontrate per caso, in un limbo ovattato e insieme devono percorre un breve o lungo cammino, dipende tutto dalla loro voglia mentale, dal desiderio di non completo appagamento che rimane anche dopo un atto sessuale. Quello spiraglio che lascia aperta la loro conoscenza, quasi la loro scommessa, il loro divenire e che li rende mai sazi l’ uno dell’ altra, come dovrebbe essere in una relazione duratura. Solo con lei per raggiungere insieme il Paradiso o sprofondare all’ Inferno. Ovviamente, tutte le bellezze dette sopra, sono soltanto supposizioni, in quanto non hanno mai parlato dal vivo, ne tanto meno per telefono. Al momento è solo un gioco di fantasia, un gioco venato di sensualità, intrigante, c’ è un forte autoconvincimento che lo indirizza verso un finale molto positivo. E' certo che, insieme, sarebbero volati più in alto dell' arcobaleno! Sicuramente dovevano vedersi per sciogliere ogni eventuale dubbio, anche il più piccolo; era necessario incontrarsi, guardarsi negli occhi, annusarsi, quanto meno sfiorarsi, per evitare così il pericolo di far sprofondare il tutto nella rete, a volte intrigante, del virtuale. Non è poi tanto difficile farsi fagocitare la mente da questa forza assassina. Questa piovra che ti permette di portare avanti, con un certo sollievo la tua quotidianità, senza impicci fisici né mentali, senza pendenze e al momento opportuno dedicarti agli amici, sui vari social e chat, avendo risolto, una parte dei problemi, dallo stress agli assilli derivanti da una reale relazione di coppia. Ma è troppo vivo il desiderio, la curiosità di incontrarla che organizza il tutto. La vedrà in un ristorantino non distante dall’ appartamento di lei, quindi la raggiungerà in tram poiché di sera si prevedono problemi di parcheggio. Insomma, si è creato una via di fuga, nel caso le cose non fossero come la fantasia gliele ha rappresentate dal primo momento. Ha prenotato per due e chiesto espressamente che sia servito l’ amato Montecristo bianco, il vino che l’ inebria. Si incontrano di sera, lui si fa riconoscere perché indossa un impermeabile grigio chiaro, lei lo aspetterà all’ ingresso del ristorante, recando un ombrello di colore blu. Eccoli faccia a faccia, leggermente imbarazzati. E’ talmente preso che a stento nota la sua magrezza e la discreta altezza. Si accomodano e il cameriere porge loro il menù ed espone le prelibatezze della casa; entrambi sono troppo impegnati nel gioco del guardarsi, offrendo sorrisini di circostanza. Lui è convintissimo che la donna lo trovi interessante, del resto tutte lo hanno trovato e lo trovano di bell' aspetto, quanto a lei, cavolo, quanto è magra cacchio! E poi, non è troppo alta? Ama la donna ben fatta, non troppo alta, bei seni e bei fianchi. Vabbè, tiremm innanz! Chiede, con garbo, di servire del soutè di frutti di mare, spigola all’ acqua pazza e infine dolce ed eventualmente gelato. Lei lo interrompe precisando che non ama la spigola ne l’ orata, in quanto pesci d’ allevamento, quindi sbirciando il menù, decide per dei gamberoni reali. Ottima scelta, osserva il cameriere. E così sia! Bisogna soffrire, di questa pasta è fatta la vita in due! Rivolto alla donna, il cameriere ossequioso, fa presente che il signore ha prenotato, da buon intenditore, dell’ ottimo Montecristo bianco. “No, per carità, niente vino bianco, porti del vino rosso e scelga lei, il nome e la qualità mi sono del tutto indifferenti.” Il cameriere, con delicatezza, fa presente che per accompagnare dei gamberoni reali alla brace e del soutè di frutti di mare, il vino rosso sarebbe poco indi… “Ho detto vino rosso, non amo il bianco!” Oddio e il suo bianco chardonnay dal profumo delicato di frutti e fiori di campo, l’ amato Montecristo? Ma dove cacchio si stava andando a cacciare? Quale vicolo buio, sporco, maleodorante e mal frequentato stava per percorrere? Annientato mentalmente, ma sempre, col sorriso ebete, stampato sul volto, si rivolge al cameriere dicendo con un filo di voce: “Accontenti la signora e mi porti una bottiglia d’ acqua minerale in vetro, non gassata, grazie. Ah, dimenticavo di farle sapere che la conoscenza tra me e la signora si concluderà non appena avrò pagato il conto!" Ma, purtroppo, non ebbe le palle di dire, ad alta voce, queste ultime parole, l' educazione ricevuta non glielo permetteva.
– massimo: 11/05/2015 (I diritti sono riservati) -


 

Miscellanea: Tanto qui sotto nulla è peccato.








"C'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non 
la smetto di ricordare ... " (Manuale d'amore 2)



Ho scoperto il sentimento in un battere di ciglia. Non c' eri, esistevi? Dov' eri? Le menti unite, sei qui vicina solo nel desiderio. Vale la pena donarti il cuore. Lo vuoi il mio tutto per te? Ti ho amata da sempre, da subito. Emozioni forti mi hai dato ogni notte. Ricordi? Sensazioni dolci, piacere. L’ attesa di poterti sentire, la gioia di darti il mio respiro. Il bisbiglio affannato all'orecchio, ascoltare la tua voce vibrare. Queste le mie emozioni. Le tue? L' intrigo delle menti. Noi simili nel nostro orgoglio. E il tuo pensiero continuo, costante, quotidiano come a voler dirmi: " Sono qui ". E io bugie, buttate lì a mo' di verità, per ferirti, per farti e farmi male. T' abbraccio con il cuore, pensami nel tuo letto, un momento ogni notte. Dopo dieci mesi di prendersi e lasciarsi, questo le scrisse Francesco. Lei, Francesca, lo aveva amato tanto, ma lui non aveva saputo ricambiare il dono che gli era piovuto dal cielo; esaudiva ogni desiderio e riusciva a farlo proprio, come se lo avesse elaborato la sua mente, non quella di Francesco. Ma lui voleva di più. Cosa voleva poi? E la donna diceva: “ Hai tutto, hai me, non ti basto? Perché compari e poi scompari? Vai vagabondando in cerca di che? E mi dici che riesco a portarti all’ oblio! Non posso accettare tutto questo, dici di adorare il mio corpo e la mente e poi sparisci per giorni. La noia, quell' immensa noia, che togli e metti come un soprabito, a tuo piacimento, mi da tanta agitazione e questo non me lo posso permettere perché in casa crea problemi con lui, ma, soprattutto, non sono serena e libera mentalmente nel lavoro. Io non sono il tuo gioco e se vuoi questo, solo questo, d’ora in poi il mio gioco sarai tu ”. Che sciocco, cosa desiderava ancora che già non aveva? Perché si faceva prendere dall’ irrequietezza, perché vagava e poi, in cerca di che, di cosa? Che altre emozioni poteva provare che non aveva già provato con lei? Francesca andava letta nelle frasi che non pronunciava e, principalmente, negli sguardi, in quei profondi occhi verdi, che l’ avevano inebriato fin dal primo momento che se l’ era trovata di fronte, seduta, con le gambe accavallate e la gonna leggermente sopra il ginocchio, lì nella sala d’attesa della Radiologia del suo ospedale. E poiché la bellezza è un bene pubblico e quindi un bene necessario, aveva attorno un pubblico che, a stento, si tratteneva dall’ applaudirla. Possedeva, a quarant’ anni, una boutique in via Montenapoleone e si era fatta desiderare e prendere in moglie da uno svedese, ricco e molto avanti negli anni, conosciuto in un viaggio di lavoro a Londra. Con lui, da subito tanta sincerità, nessun amore nè trasporto, ma solo caro affetto e calda amicizia che li faceva vivere in una tranquilla serenità, coccolandosi. Seducente, distinta, signorile, spiritosa, fin da giovane si era costruita una maschera che, agli occhi degli estranei e dei superficiali, la rendeva aggressiva e la faceva primeggiare in tutto e porre al centro dell’ attenzione, come un’ ape regina, gelosa e possessiva. E così la chiamava Francesco. Con lui era se stessa, era la gatta docile e mansueta che gli faceva le fusa, poggiando il muso su i suoi piedi nudi, ma sapeva cacciare gli artigli se necessario. “ Sarai il mio futuro, preparerò la cena solo per noi due e siederemo abbracciati al riverbero del nostro camino. Solo con te mi vedo, quando lascerò mio marito. “ Il fatto che fosse lei a preparare la cena per il suo uomo era di fondamentale importanza. Le lunghissime telefonate, i bisbigli notturni, le ore d'amore e di sesso sfrenato. Si erano capiti immediatamente, senza bisogno di preamboli, finzioni o parole superflue. Si erano intesi subito e subito s' erano presi. Lui, medico quarantatreenne, interessante e piacente, a detta di chi gli stava attorno, si era lasciato condurre per mano e dedicato a lei senza indugi. Le novità erano la sua quotidianità e fin da giovanissimo amava solo situazioni intricate, le più delicate e a volte rischiose, in quelle troppo semplici, facili per lui, non ci si metteva proprio o fuggiva subito addossandosi ogni tipo di colpa. La gelosia insita in Francesca e la possessività erano l’ ostacolo e per lui una montagna invalicabile, lo voleva tutto per se, guai se un’ altra donna mostrava semplice gentilezza. Certe storie non nascono per quello che sono e non sono nate per durare. Aveva timore di tutto questo e, pur amandola, si era ritratto pian piano, delicatamente e con educazione, com' era solito fare in queste situazioni. Aveva paura d’ impegnarsi e quasi non vedeva futuro con lei. Una cosa era amare una donna già vincolata e con una vita propria, un’altra il convivere, quotidianamente, pur lavorando entrambi tanto e fino a tarda ora. Il vecchio marito, per Francesco, era un’ ancora di salvezza e il suo esistere era fondamentale poiché, presente lui, la convivenza si allontanava. Anche nei loro giochi erotici, nel miniappartamento preso in fitto per i loro incontri, volando con la fantasia a volte, per una più profonda eccitazione, veniva evocata la sua presenza passiva. Da oltre un anno, non la sentiva più, l’ ultima telefonata, fatta per educazione, solo per sapere come andava, insomma le solite sciocchezze, dettate più dalla curiosità che da altro, lei aveva accennato, tra una risata stridula e una battutina acida, a problemi di salute, a detta dei medici, da approfondire senza perder tempo e con molta serietà e a vari appuntamenti prenotati in uno degli ospedali cittadini, per delicatezza aveva evitato quello dove lavorava lui, per sottoporsi ad accurati accertamenti diagnostici. Attualmente viveva sola, il marito era tornato, definitivamente, in Svezia, dove aveva dei parenti. Stordito dalle notizie, con una scusa banale aveva interrotto la comunicazione salutandola. Era molto turbato, come se una forte scossa di terremoto l’avesse colto inerme, nudo, impreparato a rifugiarsi all'aperto e in un moto nervoso, addirittura, cancellò dalla rubrica il numero del cellulare di lei. Come fare per distrarsi e non pensare alla telefonata? Come fare per dimenticare la sua magica donna? Cosa inventarsi per dimenticarla? E’ passato altro tempo e Francesca è scomparsa da ogni dove, sparita senza lasciare un segno, niente. Francesco ha chiesto informazioni a chi poteva, a chi sapeva di loro, ma senza alcun risultato e per darsi una risposta positiva, diceva a se stesso che, sicuramente, era andata a vivere con un uomo attraente, certamente un architetto, ingegnere o un ricco industriale e la sera preparava la cena, sedendo poi, abbracciati, al riverbero del loro accogliente camino. E solo convincendosi di questo, poteva sorridere sereno. E pensava che non sarebbe mai più riuscito ad essere felice, sbagliava perché c’era sempre la speranza così come vi erano cose che sarebbero rimaste scritte nel suo cuore.
- massimo:21/04/2015 (I diritti sono riservati
) -
 


Miscellanea: All' inseguimento della luna.





 
“ … Ieri il mare sussurrava fiducia, diceva  che tutto andrà bene.
Sussurrava anche tanta dolcezza … ieri il mare. “
(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


 
E’ necessario trovare ogni giorno un qualcosa o un qualcuno da cui lasciarsi ispirare. Oggi, ad esempio, mi lascio ispirare da questo sole d’ottobre, esagerato, invadente, sfrontato ed alquanto possessivo. Ogni giorno si deve scoprire un qualcosa da cui lasciarsi affascinare o, semplicemente, trovare un angolo nuovo, diverso, prospettico dove sedersi per osservare e vagolare con la fantasia. Perché vivere la propria storia, quando è più facile raccontare la storia di un altro? Né si può rovinare una bella storia scrivendo la verità tanto spesso amara, ai tempi d’oggi. A volte è usuale ritoccarla qua e là con qualche pennellata ben assestata tale da farle assumere un aspetto diverso e indirizzarla, quasi da sola verso il meglio, senza voler per forza inseguire i raggi della luna, che poi, abbiate pazienza, non è preferibile inseguire direttamente la luna che accontentarsi solo dei suoi  raggi? Per far si che la storia s’ incanali verso il meglio c’è bisogno che qualcuno degli interpreti soffra per il bene degli altri interpreti. Il tizio di cui voglio dirvi mi dava l’idea di un cacciatore in agguato, uno di quegli uomini che, poiché una sera l’oggetto dei loro desideri gli ha sorriso o magari concesso un bacio o altro, pretendono subito di trasformarla in proprietà privata dove solo loro possono pascerci. E basta, senza discutere, senza riflettere si diventa ossessivo, perché ossessivo è il mantra “ sei mia, solo mia”, talmente ossessivo che spoglia d’ ogni fascino il presunto raggiungimento dell’ obiettivo, fino ad arrivare come minimo, a una spoetizzazione dell’approccio e del rapporto tra i due esseri, o, addirittura, dello stesso amore. Come in un videogame, il gesto, il suono emesso dal cacciatore in agguato è sempre lo stesso, ripetuto all’infinito con rabbia crescente e, a volte, con vera acredine; poi, magari, in un anfratto di se stesso, mentre scarica questa specie di violenza, lo capisce anche lui che si sta disperatamente accanendo su qualcosa che non può pretendere, ma che va conquistata seguendo altre strade, che va curata passo dopo passo, seguita, come l’inseguire direttamente la luna, invece dei suoi raggi. Ma il cacciatore in agguato non ragiona, in fondo non sa bene nemmeno lui cosa vuole, quale sia il suo obiettivo. Sa solo che, purtroppo, non riesce a fermarsi e non si ferma né si fermerà. Ha superato il limite e indietro non riesce a tornare e non pensa ad altro e non sa, lo stupido, che si perde gli odori, i sapori, l’attesa, quella sensazione di smarrirsi in un bacio, di ridere delle proprie avventure e delle proprie disavventure. L’ ansia che instilla nell’altra, si ritorce e prende a scorrere nel suo stesso circolo sanguigno finché comincia ad agire in preda ad essa, con picchi, sempre più frequenti, di panico fino a dimenticare completamente di essere un cacciatore in agguato e da carnefice diventa vittima. Ed è a questo punto che l’abilità di chi muove gl’ interpreti sulla scena, di chi decide quale direzione dare alla storia, diventa decisiva, quasi vitale. Ed è qui che subentra la mia fantasia, questa mia eterna amante, bastano quattro pennellate ben assestate per trasformare in men che non si dica uno stalking lugubre e tristissimo da portare avanti in un semplice lui ansioso, lei ansiosa e l’altra non ancora ansiosa, il tipico triangolo d’ ogni tempo, che va di moda fin dalla creazione di Eva. Ecco che prende vita il classico triangolo tenuto vivo, ma non per molto, da sotterfugi, bugie, scuse, assenze fisiche e mentali, fughe romantiche e fughe d’amore. Tutto questo porta alla distruzione del triangolo e ognuno s’incammina per la propria strada. Tutte e due le donne hanno perduto l’amato e si sentono vicine nel dolore ma anche nella ricchezza di spirito, le divide solo l’ansia che attanaglia ancora, per qualche tempo, lei. Decidono d’incontrarsi così senza neanche un perché, giusto per guardarsi in faccia e darsi qualche risposta. L’ altra si reca a casa di lei spinta dalla curiosità tutta femminile di scoprirne la bellezza, stessa curiosità che alberga in lei. Si confortano e si convincono sempre più che devono dimenticare il recente passato, piangono e si promettono buona amicizia e s’abbracciano vicine nel dolore e il rimanere abbracciate su quel divano è in qualche modo anche meglio del baciarsi e del fare l’amore. Ed è così che, abbracciate, si mettono con impegno all’ inseguimento della luna. 
- massimo:18/10/2014 (I diritti sono riservati) - 
 


Miscellanea: Magica donna nera.

 
 

 


“ Questa la verità, i nostri sguardi si amano ancora. “(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)

 
E dopo che l’autunno scivolerà nell’inverno e l’ aria si raffredderà, scalderemo i cuori alla fiamma del camino, così hai detto, ricordi? Suvvia corri, vieni a danzare con me black magic woman, ora che, senza un perché, sei rinata nella mente; dove sei magica donna nera, perché non mi giri attorno? Non darmi le spalle, non darmi i fianchi, voglio solo labbra, umide e calde, quelle labbra che hai fatto scivolare su me, sul mio corpo nudo, sempre e solo tuo. Il nostro incontro è stato come ricevere un pugno nello stomaco. Tu hai scelto, hai voluto, hai raccontato e io ti ho seguito col pensiero e ti sono entrato pian piano dentro, sempre più giù, nel fondo; non ho resistito, ti dovevo avere, volevo tutto, volevo te; l’ ho fatto ed è scattato quel non so che, quel maledetto congegno che mi ha portato a te, sempre più dentro; il cerchio s' è chiuso, eravamo noi, lì, l' uno per l' altro. Mi ha stravolto il racconto della tua vita, pericolosamente simile al mio; mi sono rivisto in te, come fossi riflesso in uno specchio d’ oro, tante relazioni non ricambiate, vissute con follia, la tristezza del loro sfinimento; l’ effetto reciproco, fantastico che ci ha ricordato cose ormai scordate, che ci ha fatto proiettare in un’ estasi dimenticata; la freschezza dell’ amplesso più sfrenato e spinto, più bello, più travolgente, più incosciente, più eccitante.  ... “ Prendi una magica donna nera. Prendi una magica donna nera. Ho avuto una magica donna nera, mi ha accecato talmente che non riuscivo più a vedere che è una magica donna nera, sta cercando di tramutarmi in diavolo. Girati verso di me, donna, sì, non darmi le spalle, donna, smetti di prendermi in giro con i tuoi trucchi, non darmi le spalle, donna, potresti trovarti a raccogliere le mie bacchette magiche. Lancia il tuo incantesimo su di me, donna! Sì, hai lanciato il tuo incantesimo su di me, donna, hai tramutato il mio cuore in pietra; ho tremendamente bisogno di te donna magica, non posso lasciarti andare “. ...  Mi sono rivisto in te quando hai detto: “Ti voglio e ti voglio tutto, ma solo per me”. Ho tremato e quando mi hai detto: “Poi t' innamorerai e col tempo, vedrai, mi stancherò ”, mi è parso che tutto questo potesse realmente accadere. Ho avuto quasi paura dei miei sentimenti, magica donna nera, m' attiravi nella tua ragnatela dorata e io fremevo per il desiderio, ti volevo tutta, paradossalmente fuggendo, ma fuggivo dal timore dell’ intrigo e non mai da te; la voglia del mio giovane corpo era piacevole e mi turbava, il fermo desiderio di guardarmi nel fondo della mia intimità mi scuoteva positivamente, giocavo a nascondermi da me stesso ma tu non volevi capire, non potevi accettare e così ti ho perduta. Ti ho pensato, ti ho cercato, sempre spinto da quell' attrazione incontrollata, dalla voglia sfrenata di te, di sottometterti, di vederti sazia solo a guardarmi negli occhi, i miei occhi profondi. Ci penso spesso e m' inebrio di questa personale fantasia, nel saperti piena e pronta a esplodere solo nel guardare la mia anima nuda. Sei tornata e ora ti ho dentro la mente, ci sei, sei come un tarlo che s' è incuneato fino nel profondo, magica donna nera, dai, ti prego, danza per me, balla con me, cerca d’ intrufolarti in me, nella mia intimità, portami, in breve all’ estasi. Sappiamo entrambi che amore senza sesso non esiste. Io mi abbandono sospeso nella mia voglia di te; io voglio che tu goda di me, fantasticando con la mente su di me, magica donna nera; cos' è che mi cattura? cosa sei per me? Pongo queste domande, lo chiedo tutti i giorni e non mi rispondo perché so solo che ti voglio tutta, che sei un pensiero ricorrente che mi cattura la mente, inspiegabilmente, che mi fa struggere di desiderio, d’ ambiguità, di quel desiderio impellente, intrigante, che solo tu mi puoi e sai dare; sei il chiodo fisso e impazzire mi fa la voglia che ho di te, di donarmi completamente. Mi trasmetti brividi lungo la schiena; desiderami solo con la mente e la mia ti si donerà, magica donna nera; accarezzami con le tue dita affusolate e io ti donerò tanto, tutto, senza pensare al domani; fammi chiudere gli occhi sentendo il piacere vibrare dentro me; io posso viverti, completamente, ora; dammi solo baci, quei baci che mi condurranno fino a te, ho tremendamente bisogno di te mia donna magica, non posso lasciarti andare black magic woman, corrimi incontro, dai.  
- massimo:23/04/2016;h.16.30 (I diritti sono riservati) -
 

Miscellanea: La fiaba del principe sterile.

 
 
 

 
" Ho cose che non riesco più a dire ... e che ho bisogno di dire.
< Ti amo > ... ad esempio. (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair) "

 
Carissimi, viste le tante richieste che m' invitano a scrivere una fiaba, corre l’ obbligo di chiedervi umilmente perdono per via di un grosso problema di natura tecnica. La fiaba da narrare ha un buco proprio nel centro ed è priva di una parte essenziale dello svolgimento che è il bosco, il suo attraversamento e tutte le situazione ad esso correlate, che poi, a voler essere pignoli, è il cuore della fiaba. Volevo mettere, con fortissima intenzione, " la chiesa al centro del villaggio ", ma purtroppo nessuna fata turchina si prodigherà nel salvare la pulzella dai veleni dei malvagi e degli invidiosi che, da buoni compagni di merenda, frequentano il bosco e, d’ altra parte, non ci sarà nemmeno un cavaliere armato di spada splendente che la salverà dall’ alito infuocato del drago guardiano dei sette fringuelli e quindi la pulzella o si dovrà abituare alla mesta solitudine e a cavarsela da sola tra mille pericoli, oppure la fiaba andrà a farsi fottere, anche se chi è d' indole buona si salva da solo e questo cade a fagiolo perché la pulzella incarna la bontà in persona ed è anche dotata di un bel sedere e di grande equilibrio, dato che senza equilibrio mentale sei costretto a stare sulla difensiva, finanche nella postura. Sei tutto incartocciato sulla poltrona per difenderti e per schivare i colpi. Poi, però, dopo un' iniziale e comprensibile diffidenza cominci a rilassarti, distendi i nervi e i muscoli, allunghi le gambe e le braccia e non ti guardi più attorno per paura di agguati, capisci che non sono previsti colpi bassi e così ti rilassi e cominci a sentire dentro di te il diffondersi dell’ equilibrio che pian piano porta alla fiducia e la fiducia, spesso, fa star bene e fa fare anche miracoli. Ed è con immensa rottura di marroni, che mi accingo a raccontare questa fiaba, sicuramente mutilata e difforme. In ogni fiaba che si rispetti la paura è sempre presente e, in questa mia, è vivo un lieve soffio di paura.  Esiste un re, vecchissimo e malatissimo, che dice, con voce tremula, all' unica figlia dal bel sedere, di recarsi presso il di lei zio, per ricevere in dono una collana magica, d’ oro e diamanti, rubini e smeraldi, lapislazzuli e zaffiri e via dicendo, che lo avrebbe guarito al solo posarle gli occhi per ammirarla. La bella pulzella, bionda, occhi azzurri, un corpo fascinoso e, ripeto, un gran bel sedere, senza perder tempo, armata di equilibrio e immenso coraggio, si mette in viaggio e così in sella al suo bianco destriero di nome Pistacchio, galoppa fino ad arrivare dinanzi l’ ingresso di una foresta che tutti chiamano stramaledetta e dove è scritto: “ non sarà più vietato l’ingresso ai minori, ai guardoni, alle donne di mal' affare e ai maniaci sessuali perché, da domani sarà eliminata, scomparirà. Per dirla tutta si è deciso di abbattere gli alberi, insomma di eliminarla anche dalle mappe reali, visto che ha sempre creato pericoli di ogni tipo e poi sparge un’ umidità, talmente umida, che quelli che vi abitano tutt’ intorno soffrono di artrite reumatoide, lombo sciatalgie, artrosi deformante e varie, tanto che nell' U.O. di Ortopedia e Traumatologia, non ci sono più posti liberi! La pulzella, acceso il fuoco e fatto ristorare il destriero bianco, di nome Pistacchio, comincia a pensare che in questa situazione, la bellezza, il coraggio, l’ equilibrio e la serenità, che le fanno sempre compagnia, potrebbero non bastare e che bisogna tirar fuori anche quel bel popò di sedere e di furbizia, amica non rarissima, per superare ostacoli altrimenti insormontabili. S’ addormenta, accanto al fuoco, serenamente, tenendo per mano, per paura che scappi, quel tanto di furbizia; sogna i pericoli che si presenteranno l’ indomani per far sì che la fiaba possa svilupparsi secondo i canoni tradizionali. Sogna d' essere all’ altezza del successo solo se riuscirà ad essere all’ altezza nella sconfitta, ma che il lettore e/o l' uditore, mai assisterà a quello che potrebbe avere sempre più l’ aspetto di un lento e inesorabile naufragare, perché la serenità, la punta di furbizia e la sua grande intelligenza, unita alla sua immensa beltà, all’ equilibrio, al coraggio e al gran bel sedere, la faranno prevalere su tutto. Riuscirà ad arrivare al castello per poter ricevere il dono prezioso promesso. Avete mai letto o sentito narrare una favola dal finale triste e tragico? Io mai, altrimenti non mi sarei mai addormentato, da piccolo, e oggi sarei un povero paziente schizofrenico, assiduo frequentatore  di un Dipartimento di Salute Mentale. Eccola in sella al suo destriero bianco e di nome Pistacchio, correre verso l’ ignoto, convinta da sempre, come le è stato insegnato, che la vittoria è un esercizio mentale, così che la vittoria porta solamente a un' altra vittoria. L' indomani, attraversando il deserto dei Tartari, s’ imbatte in un omone, grosso, grasso e guercio che le sbarra il passo dicendo: “ Come è buona la purga Pollicino, sia alla sera che al mattino, basta berne un bicchierino. Su bevi ragazzina o ti tagliuzzo la fringuellina! “ “ La cattiveria non si compra, tu potrai essere grossissimo, mastodontico ma, ahimè, non potrai aumentare mai, lì tra le gambe, la lunghezza del tuo pisellino di almeno altri dieci centimetri! “ dice arrestando il bianco destriero di nome Pistacchio. Crollare di fronte a questa tremenda situazione sarebbe la strada più semplice, come un marinaio caduto in mare nel bel mezzo d' una tempesta. E in questi casi chi sta per annegare non ha bisogno di consigli, ma di aiuto. Le arriva, dato che è provvista anche dell' ormai arcinoto e famoso gran bel sedere, (vedi foto sotto), dal destriero bianco di nome Pistacchio che grida: “ Io non sono venuto a salvare lei da te, grosso e grasso guercio maledetto, ma per salvare te da lei “. L’omone, gettato il cartello grida: “ Per Barbablù, un destriero bianco e per di più di nome Pistacchio che parla e grida pure! “ Scompare dalla vista dei due. “ Bravo il mio cavallino ” dice la pulzella “ mi hai tolta da un bel casino ”. Attraversato tutto il deserto, giungono a un passo stretto stretto tra le montagne innevate, chiamato le nevi del Kilimangiaro, dove c’è un omuncolo, gobbo, orripilante che le fa' cenno di leggere un cartello con su scritto: “ Se da qui vuoi passare, la soluzione dell’ indovinello dovrai dare: qual’ è il colmo dei colmi? " "Non sai, infido omuncolo, che senza cuore si perde? Per gente come te ci vorrebbe la violenza, ma che sto dicendo? In fondo, la violenza non è mai accettabile e poi io sono una principessa bionda, provvista pure di un, ormai reso famosissimo dall' autore, gran bel sedere! “ Allora il bianco destriero di nome Pistacchio grida al gobbo: " Ma che ti vai inventando omuncolo viscido, comunque per farti scappare a gambe levate, sappi che  la soluzione dell' indovinello è: il muto che dice al sordo che il cieco lo sta spiando! “  Il gobbo scompare in un battibaleno non capacitandosi che un destriero, per di più bianco e sempre sempre per di più di nome Pistacchio, possa parlare e risolvere l’ indovinello. Finalmente, arrivata a corte, si presenta allo zio e dato che va' di fretta, per il fatto che si è rotta le scatole di tutta questa lunga storiella, prende la collana e se ne adorna il collo; esce dalla reggia e la mostra al bianco destriero di nome Pistacchio che improvvisamente, con un suono trionfale di trombe, si trasforma in un bellissimo giovane, bello, bello, bello, vestito regalmente, biondo, biondo, biondo e, pure, con gli occhi azzurri, azzurri, azzurri. Chissà poi perché i ricchi sono tutti biondi e con gli occhi azzurri! Avete mai visto un morto di fame biondo con gli occhi azzurri? Io mai! Tornati, in carrozza, al castello, bla, bla, bla e si sposano. Bla, bla, bla e nascono figli, bla, bla, bla, con occhi e capelli neri. Neri? Sissi, neri! Il popolo mormora, voce di popolo, voce di Dio e critica e dice che Pistacchio è stato trasformato dalla strega che l’ amava, non ricambiata, in un destriero bianco, ma, ahimè, impossibilitato a procreare, insomma sterile! Bla, bla, bla e comunque, si narra ancora, che, divenuta reginetta di bellezza, ogni anno, partorisce un figlio dagli occhi e capelli neri. Sicuramente il padre di questi principini sarà un povero stalliere, morto di fame! Ora vorrei dire alla bella miss, gran bel sedere e al suo stallone: " Ma perché non usate i profilattici!? Inventatevi qualcosa insomma e fate in modo di non essere più sulla bocca di tutto il popolino, voi sapete com' è il popolino: festa, farina e forca e manco per far chiamare, il nostro eroe, quel povero, coraggioso Pistacchio: cornutazzo! E che ca .. o! "
 – massimo:28/10/2014 (I diritti sono riservati) -


Miscellanea: Una stella, miliardi di stelle.







 “ Io dico che una donna è un papavero eterno. “ (bitw)


E mi chiedi cosa sia un sogno. Un sogno amica mia, è ciò che hai dentro e che non riesci a vedere, è la consapevolezza di esistere in un mondo parallelo, è lì che ci rifugiamo quando gli occhi sfuggono alla mente che ci domina. Ma il sogno si fa afferrare solo se non ti guardi attorno, è attaccato con le unghie alla tua pelle, è il tessuto della tua anima, è una luce che stempera il buio, la scintilla che ti porti dentro. Sai, un sogno non si azzera e la vita senza sogni non ha senso, che schifezza di vita è? Si deve sognare, le motivazioni nascono dai sogni, quindi sognare è un obbligo. La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno; sogni che spesse volte si avverano usando come sinfonia solo la fantasia, per questo il mio sogno continuerà, aleggerà all’ infinito. Si, un sogno fantastico come una stella fantastica tra miliardi di armonie di stelle. Voglio trovare serate da protagonista assoluto nel male e nel bene, dai su, voglio fottermi il mondo! Voglio un’ orchestra d’ arcobaleni, sogni interminabili che mi facciano volare nei desideri di altre fantasie, nelle loro menti in particolare; tu vola con me e voi tutti volate insieme a noi, senza pudore, con un pizzico d’ intrigo, di sensualità. Inizio a martellare la mia ninfa, la mia divinità minore, senza guardarne il blasone né i colori delle sue pulsioni. La macchina fantasiosa e fantastica da me costruita è a ciclo continuo, non ci sono interruzioni, non vi è alcun impedimento proibito, perché farò in modo che nulla potrà accadere per caso. Devi lasciarti trasportare, devi soltanto volare tra miliardi di stelle, vedi cadere la luna nell’ azzurro del mare? Vedi questo show delle stelle? Questa notte è un incanto.
Devi liberarti delle ansie, delle fobie, niente pioggia, niente vento, soltanto sole, il sole caldo e splendente, sai, puoi osare se veramente lo vuoi, ma solo se sarai pervasa di fiducia, io e te, fino a che noi saremo. Una stella, un’ armonia di tantissime stelle, un miliardo di stelle, finalmente le nostre bocche si conosceranno. Donami la tua libertà, donami complicità, donami la grazia, donami il tuo spazio, donami intrigo, donami il sorriso, donami la voglia, donami il tuo tempo, donami tepore, donami il tuo odore, donami i fremiti, donami le lacrime, donami il tuo sapore, donami il meglio di te, no, donami l' immenso, io sarò qui fino alla fine.
- massimo: 08/03/2016 (I diritti sono riservati) –