16 marzo 2017

Miscellanea: Il colore dei giorni

 
 



“ Non può intercedere l' assenza a quello che ha creato il sole nei miei occhi, non può sedersi sul selciato mendicando suoni, ricordi o nostalgia. “(bitw)

 
"E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure". Così cantava l’ immenso Francesco. E sì, qualcosa rimane e le pagine chiare, al di là di tutto, sovrastano le scure; quelle pagine tetre, pagine simili alla mia apatia, negativa, becera, strafottente. Così come il sesso, crudele come non mai in una notte tutta da inventare. Ma si dai, qualcosa rimane, è sicuro. E le pagine chiare? E le pagine scure? Non è il chiaro e lo scuro che indicano lo scorrere dei giorni, ma anche del loro colore? Si dei miei giorni sicuramente e così lo scorrere del tempo. Presente e futuro si mescolano spesso in un pentolone che deve essere pilotato dalle mie mani sapienti, mani ormai esperte che miscelano al meglio gli obiettivi del chiaro e dello scuro, del primo o del secondo. Sono da sempre un abile osservatore del prossimo, fa parte del mio lavoro, anche se del prossimo, molto spesso, mi son limitato e tuttora mi soffermo ad osservare la scorza, solo quella e mi dedico al fisico che indossa in quel preciso momento il prossimo, quel maledetto prossimo senza il quale non ha senso l’ andarsene a letto e nemmeno lo svegliarsi al mattino col suo odore tra le carni. Questo modo di far sesso crudele, com’ è attraente, com’ è intrigante; questa indifferenza alla sofferenza altrui, accompagnata spesso dal piacere nell’ infliggerla e com’ è sensuale quando ti lascia alle narici il sapore della soddisfazione, del riempimento totale. E tutto questo in quale casella finisce? in quella delle pagine chiare o delle pagine scure? Sono un tipo che ha sempre avuto la battuta pronta, molto utile per farsi strada in questo mondo di ladri, in questa società corrotta, senza valori, ma anche senza alcuna dignità, società incolta, superficiale, strafottente, che corre senza guardarsi intorno, impegnata solo a soddisfare i cazzi sua e che ha la faccia come il culo. Mi conservo sempre una donna di riserva per scaldarmi in queste noiose notti milanesi, queste fottute notti cariche di nebbia che aleggia sui Navigli e sull’ inquinamento in generale. Infine nei periodi di scuro, non mi perdo d’ animo, c’ è la musica che mi soddisfa, la musica che balla attorno alla mia pagina per far si che si schiarisca, la musica che si stravacca con me sul lettone ampio, caldo e profumato dell’ odore dei sensi ed è lì che sprofondo in un magico amplesso con lei. Ed è così che compongo, giorno dopo giorno, il mio libro, sfogliando pagine chiare improbabili e grottesche e pagine scure, impalpabili come la mia anima e lascio che le  sue vibrazioni scelgano la mia chiave di lettura; ma sì, in fondo ho molto tempo dinanzi e in questo tempo ci sarà sempre tanto da scoprire e riadattare, da plasmare e ricreare per far si che, al tirar delle somme, le pagine chiare superino, almeno di una, le pagine scure.
- massimo:16/03/2017 -


5 marzo 2017

Miscellanea: Il dono dell' amore

 
 



“ E quando le mie labbra si stampano sulla tua fronte, quando sciolgo i capelli al tuo sorriso, vorrei che tutto questo fosse eterno. “(bitw)
 
 
 
Quando conobbi l' amore, fu talmente improvviso che mi piegò in due, svuotò la volontà e l' ideazione, rimosse lo scorrere dei giorni in virtù del mio intelletto e mi lasciò genuflessa a umori e sensazioni dalle quali non ero capace di fuggire. Mi tolse la capacità di osservare e di gestire il mio tempo con la coordinazione e il ritmo di sempre. Quell' amore che mai mi aveva alleggerita da cupe paure e banalità tinteggiate da effimere passioni, quell' amore che mi rincorse mentre io giocavo e mi abbandonavo ai venti capricciosi della mia pelle. Mi travolse e mi lasciai trasportare da tutto ciò che accadeva, un tumulto nei semplici gesti, un nodo alla gola che mi stringeva quando eri lontano, una corsa frenetica per raggiungerti e la gioia che urlava quando mi eri accanto accecato dal desiderio. Anche il sudore era un pegno d' amore, un simulacro, energia  che si materializzava sulla tua pelle e si mescolava alla mia. Mi chiesi allora quale uragano mi avesse afferrato e scosso così a fondo fino a increspare le grinze più dure dell' abitudine e della quotidianità e più scorrevano i giorni, più rimbalzavo da discese e risalite inebrianti. Presto mi accorsi di come era grande e vero, ormai mi apparteneva e brillavo come un pianeta della sua luce riflessa su di te, mi nutrivo di dolcezze eterne e di forti emozioni e il tempo scorreva levigando le contrarietà,  rivestendole di comprensione, affetto e tenerezza. Tenevo stretto a me questo amore, perché vedevo crollare intorno certezze e riferimenti, lui no, rimaneva solido e granitico, mi avvolgeva sempre e non mi sentivo mai stretta da quella morsa, sempre gradita e inebriante. Mi sono chiesta a volte, tutto questo non finirà mai, io, ho conosciuto l' amore ed esso mi appartiene, noi ci apparteniamo, fusi in un universo che filtra solo luce. Mi appartenne il tuo decadimento, il tuo sfiorire sobrio e disincantato, le mie rughe tu non le vedevi, conservavi di me quella perenne gioia che veste a festa anche le ombre. Tante lune nacquero e tramontarono sui nostri volti contratti dalla vita, ma sempre pronti a distendersi con la complice volontà di protezione, di bisogno reciproco. E quando l'amore ha preso e dato tutto come avvenne, rimase la sua impronta nell' anima e non si arrese all' abitudine e al clamore del tempo, si vestì con prepotenza del suo abito più bello, regalandoci la serena condivisione dei nostri giorni. E per questo che ancora oggi ascolto la tua voce che mi accarezza e consola e ho bisogno di ricordare sempre come esplodesti dentro di me, dell' opportunità più bella che ho avuto, della grande tempesta e della più dolce bonaccia.
-  rosalba:04/03/2017 -



14 febbraio 2017

Miscellanea: Conte d' amour

 


 
 
“Ci sono giorni in cui un filo si snoda dalle tue mani e mi strattona il ricordo, il bisogno, la nostalgia.“(bitw)

Questa è la mia ora preferita quando il giorno ci coglie di sorpresa e dobbiamo mettere ordine al caos della notte, tornare di nuovo attenti, pronti per la vita. E’ meraviglioso che ogni creatura sia fatta in modo da essere un profondo segreto e un grande mistero per le altre, fino a quando, però, quel segreto non viene affidato a qualcun altro, allora è molto probabile che due creature si possano conoscere. Spesso, poi, ci innamoriamo di una persona e non di un’ altra, io mi chiedo il perché, come mai avviene questo? Così è successo a noi, noi che formiamo un insieme eccezionale e siamo molto, molto più di questo, perché in noi c' è la passione degli amanti, la follia dei fidanzati e l' impegno dei conviventi. Tu ed io saremo sempre bambini, un po' adolescenti e, a volte, degli adulti fin troppo seri. Ma, prima di tutto, siamo compagni per la vita e la mia vita è vuota se la tua mente, anche per un attimo, non è rivolta alla mia, se i tuoi pensieri non si fondono con i miei. E per noi non ci potranno essere altro che pensieri stupendi. Molti, tantissimi, infiniti pensieri stupendi.
- massimo:15/02/2017 -

 

5 febbraio 2017

Miscellanea: Pensieri in fuga in questa mattina stanca

 
 
 



 “ Nella vita, c’è sempre spazio per la musica. ” (P. Sorrentino)

 
Penso piano, così non posso sentirmi nemmeno io. Talvolta le percezioni esterne fanno perdere il controllo del cuore e della mente. Stordita dalla nebbia di un altro triste inverno ripenso alle tue grandi mani, ripenso e con piacere al tuo calore. Stille di brina che mute imbiancano tutto intorno, sembrano quasi che così facendo coprano pietosamente questo grigio uggioso. Ricamano, senza quasi volerlo, tristezze e le agghindano, prediligendo, come colore da indossare, solo il bianco. Ed è solo così che io ti respiro al freddo di questa mattinata stanca. Tu che arranchi cercando stupore e annaspando in dolcezze, prova a sederti, stacca la mente assetata di cose stupende, lasciati cullare dal ritmo del tuo cuore che pulsa, ascoltane il ritmo, ascolta i suoni, i rumori, sai, la musica è dentro la tua certezza, mentre lontana è la fiera dei sogni e delle speranze intatte. Dolce è l’ ascoltarsi, dolce è il cercarsi, dolce il pensiero vestito dei colori della festa, dolce il fruscio di un guizzo d’ ali, di una risata che uccide il vuoto e annienta l' indifferenza. Anche adesso ti chiedo di restare, fermati solo un’ istante, quello prima della fuga dalla realtà, perché la memoria è una giostra, una corsa alla normalità, una dolce abitudine che non disturba e che rende forti, che tonifica. E quando al finire del giorno ti accorgerai che hai dato e hai preso, ma non nella giusta misura, quando ti assottiglierai al silenzio e ti allungherai alle ombre,  quando le voci si allontaneranno e si faranno ovattate, riuscirai ad ascoltare meglio e il cuore si espanderà. Nebbia che si allarga e suoni che ti cullano, così io  ti chiedo di fermarti ancora, fermati solo un momento per farmi affondare ma senza cadere, solo volando. Attendere è come guardare il vuoto cercando un' emozione, come fermare con gli occhi un' immagine in movimento, come l' acqua che fugge senza cambiare il suo corso. L' attesa, questo stato d’ animo che è spazio senza tempo, perché fortemente al di fuori di esso e l’ attesa è desiderio, l’ attesa è anche luce, luce della presenza, luce dell’ assenza, risveglio perfino dall’apatia, da questa apatia quasi farmacologica. Ma si, dai, non voglio molto, desidero soltanto un po’ di leggerezza quella che rende i cuori trasparenti, quella che abbraccia e che non si dissolve. Un nodo sale e poi si ferma, dice ai miei occhi, io voglio uscire. Respiro forte, lo lascio andare via, così deve essere. E' solamente il ritorno della felicità che mi ha baciata e che vuole farlo ancora, ancora e ancora.
- rosalba:30/01/2017 –

 

23 gennaio 2017

Miscellanea: Questo amore è come musica

 
  

 

" ... e musica sono ancora queste tue parole che si aggrappano sempre 
ai tuoi pensieri. " (bitw)
 

E’ pur vero, non durano a lungo i giorni del vino e delle rose e già avverto la sensazione di sentirmi come un album ingiallito che sfogli conoscendone alla perfezione la sequenza  di tutte le fotografie, pagina dopo pagina. Nondimeno i miei pensieri diventano indecenti quando t’ incontro, quando ti osservo girare per le stanze, quando ti guardo calpestare i freddi pavimenti dei nostri corridoi, tutta vestita di bianco sul biondo dei tuoi capelli mossi. La gonna lunga lascia liberi i polpacci, le caviglie fasciate da calzerotti rivoltolati più e più volte su se stessi. Le scarpe bianche di quella marca che da tempo è in voga, il pullover di lana sempre bianca e abbondante, con l’ampio scollo a barca, che pur largo, modella i tuoi seni pronti e il sorriso splendente, genuino, che rivolgi a tutti ma in particolar modo a me. Tu mi stupisci, tu mi stupirai, ne sono certo. Senza te le emozioni di questa mattinata uggiosa e tanto gelida sarebbero la pelle morta delle emozioni di mesi e mesi addietro, dell’ apatia e della noia, intrigante amica mia. Alla fine mi convinco che è solo questo, mancanza di stimoli. Il nostro interesse reciproco è un’ idea che avvolge, che sconvolge, che entusiasma e fa deambulare, perché si resta sospesi in una dimensione surreale che umanamente si dissolve. Resta solo quell' espressione privilegiata che sa di qualcosa che è unico o perlomeno meraviglioso. Voglio provare cosa sia l’amore e voglio che sia tu a mostrarmelo. Il nostro è un amore cerebrale, figlio di quell’ amore parlato, di quell’ amore scritto, di quell’ amore ricco di messaggi, di selfie, anche sensuali, caratteristico di questi nostri tempi o invece si confonde con un amore dei tempi passati, fatto di sguardi, ammiccamenti, sorrisi, lunghi appostamenti e languide carezze?  Mi chiedo se il nostro è amore o semplice divertimento, amore o pura attrazione fisica. A volte ho la sensazione e spesso si trasforma in certezza che tu voglia riempire esclusivamente i tuoi spazi vuoti, quando nell’ avvicinarti, con le dita della mano sfiori la mia spalla, portando il tuo sguardo lontano dai miei occhi. Dimmi, vuoi condurre tu il gioco? Ricorda, io non sono fatto per le sconfitte, mi potrai distruggere ma non mi potrai mai sconfiggere e d’ altronde non posso credere che saresti capace di vendere il tuo cuore per un' ora d’ amore, per pochi attimi di voluttà. Sicuro delle mie emozioni,  posso affermare per ciò che mi compete che il mio è amore o meglio ancora uno sfrontato desiderio d’ amare. Nel giardino che circonda la mia casa, ogni fiore sembra contenere una biblioteca dedicata all' incanto, una dedicata al silenzio, una biblioteca dedicata espressamente alla dolcezza e una offerta solamente all’ amore. Prova a chiudere gli occhi, potrai vedere la musica. La vedi, la tocchi, la vivi? E questo amore per me è come musica e questo desiderio d’ amare è solo luce ricca d' arcobaleni, solo musica soave. Io ho bisogno di questo.  Ho bisogno di colori. Ho bisogno di musica.

– massimo:26/01/2017 -

30 novembre 2016

Miscellanea: Il freddo che allontana.

 
 
 

 

 
 “ E ora cosa rimane dei tramonti cuciti con il cielo pronti a d acciuffare il cuore dei semplici, quelli che sanno goderne la carezza profonda? “ (bitw)
 
 
Scivolano, ora, le idee stanche e si rincorrono in larghi spazi. Ancora mi rifugio e corro affannata nei ricordi più belli, quelli che ti tirano i capelli e fanno dimenticare chi sei. Appendo al chiodo la mia pelle e lascio che ne esca fuori l' essenza e tutto quel che urla per uscire. Così l' attesa si riempie di aspettative e d’ incanto e mi tengo imbrigliata a ragnatele fantastiche. Ed è allora che vorrei diventare piuma per non sentire più questa pesantezza che m’ avvolge a sera, quando cerco e non trovo, quando tendo le orecchie per cogliere un semplice suono, una musica. Mi abbraccio e mi proteggo, ma il freddo mi allontana e d’ ovunque danza sordido il silenzio. E' questo dannato silenzio che tormenta, che corrode, che mi mette a dura prova. Allora mi circondo di musica, quella che non ho, e ti penso sai, ti penso e mi manchi da morire. Il fumo della sigaretta disegna il profilo delle ore che si fermano, m' avvolge, mi stordisce. Spirali di niente, dense di pensieri che magicamente s’ arrampicano per poi dissolversi, lasciandomi inerte. Amore che rispondi sottovoce per non farti riconoscere, che fuggi al suono di passioni sepolte, amore, io di te non conosco più niente, vorrei guardarti per ricordarmi com' eri e nel disegno inanellato di fumo dall' odore intenso, saltelli lungo i miei ricordi azzurri, volteggi languido ma poi scompari.
-  rosalba: 30/11/2016 -
 


13 novembre 2016

Poesia di Nair: Questo sabato vestito di me.

 
 



Questo sabato vestito di me.
 

E' un sabato di foglie che hanno raggiunto la terra e provano a sorridere.
E' un sabato di sole ma anche di vento che scompiglia i capelli e punge le gote facendole arrossire. 
E' un sabato di cielo azzurro che si tuffa tra i rami degli alberi e si unisce con i colori splendidi dell' autunno.
E' un sabato di gialli, arancioni e rossi che mentre si muovono leggeri baciano il mio sguardo.
E' un sabato di spazi dove regna il silenzio che permette d' ascoltare il respiro dei pensieri miei. 
E' un sabato di fiori birichini che spuntano tra foglie morte e a modo loro parlano anche
d' amore.
E' un sabato dell’ albero amico, ormai già spoglio, che da tempo aspetta il mio abbraccio  e oggi l' ha ricevuto ...
Abbracciare un albero, poggiare la guancia sulla corteccia ruvida, annusarlo, respirarlo,
è un modo sublime per ascoltar le emozioni e permettere loro di amarci.
E' un sabato di momenti che mi ritrovano e aiutano a far pace con l' animo.
E' un sabato del mio angolo solitario ... che di me conosce tutto.
E' un sabato di piccole cose. E' un sabato vestito di me.
 
< Nair: Ad un passo dai Sogni: adunpassodaisogni.blogspot.com.>
(I diritti sono di proprietà di Nair e sono a lei riservati)


 

16 agosto 2016

Miscellanea: Il mio ultimo tango.






“ … Era come se avessimo bisogno un po’ tutti di sorrisi, di ricordi, di racconti, di novità,  di consigli, di confidenze, di ascolto,  di calore, si, di tanto calore umano. …”(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair) 


Sono un grande frequentatore della notte, io e la notte siamo in forte intimità. La notte è bella e porta idee sempre nuove. Le persone più interessanti escono dalla notte. Nella notte sono sempre stato sveglio come un grillo, non ho preso mai sonno. La volta che sono andato a letto presto, mi sono svegliato nel cuore della notte e non ho più richiuso occhio ed è stato allora che ho cominciato a pensare a te, come si può pensare a un tango. Che strano accostamento: tu e il tango argentino. Ti ho messa a confronto, ti ho amalgamata, ti ho miscelata con un tango argentino: tu, il mio ultimo tango, il mio ultimo tango argentino. Si può paragonare una donna a un tango? E’ lecito farlo? Si, se la donna è sensuale, si, se ha superato l’ imbarazzo dell’ abbraccio e si cimenta in pose ardite e coreografiche con il suo ballerino, si, se sa apprezzare il piacere del gradimento da parte del maschio, lei luna, lui re. Non danzerei mai un tango argentino perché non lo so ballare, ma lo amo in modo viscerale, intrigante, sensuale, amo la sua musica, mi ci confondo, ci sguazzo dentro, amo la sua pelle, adoro i gesti e le sue coreografie e se lo dovessi ballare, per ordine superiore, potrei danzarlo solo con una donna dal pelo nero, per me è così. E' il nero che altera, che attrae i sensi e tu sei il nero di questo ultimo tango argentino! Tu e il nero dei tuoi desideri, tu e il nero delle movenze, tu e il nero del darmi piacere sempre anche con un semplice sorriso. La tua risata rauca: che sfizio! La sento  risuonarmi all' orecchio anche quando ti sono lontano. Dai alzati, scendi dal nostro letto tutto disfatto e balla con me quest’ ultimo tango, quest' ultimo tango argentino; le menti unite: una, i cuori uniti: uno, dai muoviti come solo tu sai fare, spingi i seni pieni contro il mio petto, la mia giovinezza ti condurrà lontano, la fantasia poi ci regalerà l' impossibile. Il tango ci insegnerà come avvicinarci all' intrigo, all' amore e alla sensualità, balliamo e diamoci la possibilità di essere sedotti una volta di più dal suo fascino, noi due, solo noi che ci siamo sempre parlati anche solo in un abbraccio. Hai vissuto gran parte della mia vita passo dopo passo ma sempre in un chiaroscuro, quasi in disparte, senza mai proporti, senza mai esporti, ma sempre in silenziosa condiscendenza. Hai seguito il mio andare, il mio vagare in un tacito tumulto? Non so, forse si, sicuramente consapevole del mio ritorno a te, come si torna al sud. Sei stata e sei la candela che mai è stata ed è tremula, che nessun vento, nemmeno il più violento, riesce a spegnere e che illumina la mia via, anche il mio passo verso di te. Questa favola sta per finire, non ci resta che esserne immensamente felici. Assolutamente si. No, c' è ancora tempo di dire che sei il tango, il tango argentino della mia fantasia, vuoi ballare con me quest’ ultimo tango, il mio ultimo tango? Ascolta la melodia, senti le parole, sono tristi ma piene d’ amore, sono per te, le dedico a te, sempre viva, sempre presente nella mente mia: “ Torno al Sud, come si torna sempre all' amore, torno da te col mio desiderio, col mio timore. Porto il sud come un destino del cuore, sono del sud, come le arie del bandoneon. Sogno il sud, immensa luna, cielo capovolto, cerco il sud, il tempo aperto e il suo seguito. Amo il sud, la sua buona gente, la sua dignità, sento il sud, come il tuo corpo nell' intimità. Ti amo sud, ti amo sud, ti amo sud, ti amo Sud, sud ti amo ”. E’ il mio tornare, è il mio ripresentarmi a te, dolce, splendida armonia, senza alcun abbandono e senza interruzione, simile alla risacca del mare sul bagnasciuga, in una notte quieta di una calda, caldissima estate. 
- massimo:31/05/2015 -

 

Miscellanea: Io vorrei vivere lì.






" Un grande amore nasce da uno sguardo.
Dura fin che dura, ma rimane ugualmente e inevitabilmente grande. " (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Vorrei essere in pace con la mia anima rabbiosamente affamata d’ assoluto, di cose ultime, continuamente alimentata dall’ inquietudine che da sempre abita colui che vaga per terre sconosciute; vorrei essere in pace con me stesso e sono anche consapevole che per poter soddisfare questo desiderio, sarà d’ obbligo venire a vivere lì nel tuo pensiero, si, bisogna che venga a rifugiarmi nella tua anima e il realizzarlo sarà un traguardo che mi farà gonfiare il petto, il cervello e soprattutto il cuore. Si lavora tutto l'anno: s’ inizia d' estate quando fa caldissimo e si è tormentati dall’ insonnia e dagli insetti, si passa agli autunni piovosi, poi a quegli inverni assai difficili che, finalmente, annunciano una primavera capace di rianimare la mente frastornata e questo si ripete di anno in anno, sempre con lo stesso ritmo, sempre allo stesso modo, sempre con lo stesso vento gaglioffo e malandrino. “ Non facciamoci riconoscere! “ Ecco, cosa diceva mia madre, pronta a prevenire ogni birichinata, quand’ ero fanciullo e costretto, non sapendo la poverina a chi lasciarmi, a presenziare alle riunioni in casa delle amiche del volontariato. Ed è così che sono cresciuto senza farmi mai “ riconoscere ”, comportandomi da galantuomo in qualsiasi circostanza necessitava l’ esserlo e ne sono uscito soddisfatto e ne sono stato felice. Felice? Ma solo di questo, non di tutto l’ altro, non di tutto il resto; non so se Dio ci voglia necessariamente felici, ma credo che per Lui, sia fondamentale vederci capaci d’ amare ed essere amati. Guarda, ci sono troppe stelle nel cielo, farà una bella gelata stanotte e c’ è bisogno quindi che per scaldarmi venga a rifugiarmi nel tuo pensiero e trovi il giusto riposo nell’ anima tua. Voglio spingermi fino al fondo dei tuoi ragionamenti, voglio addormentarmi nel respiro, in quell’ ombra capace di vivere ancora, di vivere oltre. “ Non farmi tribolare, mi raccomando, comportati da ometto e non piangere ” e quando mormorava la parola ometto, stringeva la mia piccola mano nel palmo della sua e insieme salivamo la scala che mi conduceva dinanzi la porta del mio torturatore, il dentista di famiglia, lì nel grande palazzo sotto i portici dell’ immensa piazza di quel ramo del lago che volge a mezzogiorno, ma prima di ogni tortura mi faceva estasiare, saziandomi, davanti alla doppia vetrina del negozio di giocattoli di fianco al portone di quel perfido aguzzino; non ho mai pianto e sempre mi sono comportato da ometto e poi da uomo fino a questo momento in cui sto fermando sulla carta poche mie impressioni e sempre lo farò e ogni promessa dinanzi a quella vetrina gioiosa era un debito, senza che ne facessi mai richiesta e questo dire: ogni promessa è debito, ha sempre fatto parte di me. Il mio è un forte desiderio che nasce dentro, dal profondo, dall’ intimo: io vorrei vivere lì e se non fosse proprio possibile, ma poi non vedo perché non lo possa essere, ne resterei profondamente deluso, non avrei raggiunto lo scopo. Mi spiego meglio: non mi va di considerare il domani, il futuro prossimo come un periodo di pausa, una sorta di auto-confinamento in una zona grigia vietata ad ogni mia ambizione. Una scelta di questo tipo non sarebbe da me tollerata e sicuramente nemmeno mai presa in considerazione; è nel tuo riposo ch’ io vorrei giacere, nelle tue certezze ch’ io vorrei confondermi, nelle pieghe silenziose della mente che semina al vento pace e silenzi, nel sorriso inconfondibile è dove io vorrei vivere, lì proprio lì, nel tuo addormentarti. Non vi è approdo sicuro nell’ anima mia se non dentro di te, specialmente quando l'equilibrio vacilla tormentato da bagliori fatui. Son certo che lì sia il mio posto, l' unico dove metto ordine alle mie delusioni e al mio pensare. Sarò accolto come sono sempre stato accolto, per ora assaporo il desiderio e me ne faccio una ragione dolcissima perché al suono di questa musica celestiale, son sicuro che m’ addormenterò in te, felice d’ essere in te, nel pensiero e nell' anima.
-  massimo:04/07/2015 -

4 agosto 2016

Miscellanea: Sentimentale.


 

“ Ieri il mare era calmo, silenzioso, protettivo. Invitava alla pace con se stessi e con la Vita. Cercava l'anima, la convinceva ad un faccia a faccia con la mente. Rassicurava la paura, la accarezzava, e poi, senza che la paura se ne accorgesse, le apriva la porta e la faceva uscire. … “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Prendere una strada comporta anche avere la forza di percorrerla fino in fondo, per scoprire dove ti porterà, per mettere a nudo la verità?! E comunque non ne ho la forza e neppure il coraggio ed è qui che trapela la mia inettitudine, è qui che vien fuori la vigliaccheria, l’ apatia; è questione di palle! Ma si, meglio il certo, mille volte di più; che ci faccio con l’incerto? non ho voglia  di infognarmi, non ho voglia d’ impaludarmi in storie senza senso, non ne ho la testa, ma per carità e nemmeno il tempo o il desiderio di battere sentieri sconosciuti che a volte, devo dire, piacevolmente, mi hanno portato lungo sponde fresche e ridenti. E io so che esiste un rischio concreto nel vortice impazzito della vita: l’attesa. Spesso logora, spazientisce, spiazza, m’ indispettisce, che crea incomprensione, che incuriosisce, che aspetta tutti e che odio con tutte le mie forze. Una donna può diventare improvvisamente appetibile anche per chi, fino a pochi giorni prima, se ne disinteressava o interessava da lontano senza neppure troppa convinzione. Basta un solo giorno, nell’ affascinante mondo delle intercettazioni visive, per stravolgere tutto e il contrario di tutto. Questo è accaduto a te che sei diventata appetibile nel tempo, come una bottiglia di vino avvolta nella paglia che la protegge e conservata in una delle grotte, più fonde del mio castello incantato. Io sono i tuoi occhi, io sono la verità. Sentimentale, come questo tango argentino; i giorni passano e poi? più niente, niente emozioni, solo spossatezza mentale. Incline ai sentimenti più delicati e malinconici, incline al sogno, ma sono mille anni che non sogno! Sentimentale come questa voce sensuale che dice cose, che parla parole che pur non comprendo ma che mi portano verso lei, vorrei farti mia, tenerti per una notte tra le braccia, adorarti, odorarti. Passione d’ amore che non fa rima con sensuale e neanche con intrigo. Chi si contenta gode, dice il profeta e chi, troppo si accontenta, rischia, magari, di non evolversi e di rimanere ancorato alle vecchie certezze. Il cuore non sfugge a questa regola e alla massima per cui: per provare ad ottenere qualcosa che non hai mai avuto o che ti manca da troppo tempo devi essere disposto a fare ciò che non hai mai fatto. E io l’ ho fatto, quel che non avevo mai fatto, per te, per poterti avere ancora mia, solo mia, tutta mia, per potermi impadronire della mente, per rubartela e custodirla nella mia, sotto chiave. Ma è vero che il giusto addio è proprio la cosa migliore da fare. Io posso muovermi, intorno a te, rapidamente, come una farfalla, ma posso, ogni tanto, pungere come fossi un’ ape. Tu sei la voglia, tu sei il dolore, tu sei la luce, sei tu l’ amore. Sono io l'abitudine dell' anima tua. Toccami, insinuati, amami, cosa stai aspettando ancora, vedi che vibro in tutto me stesso?! Sentimentale come il ventre melodioso e poi che ci faccio con te!? ti cancello come ho gettato le altre nel cestino? Passione d’ amore, il mio amore appassisce nel tempo, il mio ardore smuore col tempo. Cinico è il mio modo d’ amare anche se ti sazierà; lascia aperta la porta in questa splendida notte, rischiarata dalla luce delicata di migliaia di lucciole, così al solo penetrare dei miei occhi, ti soddisferai con le tue stesse voglie, con le tue stesse mani e senza il più infimo sentimento; non c’è posto nel mio giaciglio pregno del sapore del sesso per uno come lui. Labile desiderio che non m' invoglia. Tanto per capirci: prendete la normalità, magari abituatevi ad essa, poi provate a non farvi annoiare dalla stessa. Uno che prova a sfuggire a questa logica son io, da sempre abituato a vivere sopra le righe la mia avventura nel mondo dell’ intrigo. Sentimentale come questo tango fatato, sensuale come la voce calda della giovane donna che canta e i suoni escono dalle sue labbra carnose. Ruoto, all' infinito, attorno a questo dannato vocabolo, ci sguazzo, mi ci impiastriccio dentro; strano non ho nessuno stimolo, eppure t' impalerei lì nella tua stanza, obbligandoti di spalle, con la guancia, i capezzoli, il ventre, le cosce contro le piastrelle fredde della parete. Nessuno può penetrare i miei sogni anche se sogni non ne ho o non ricordo. Scrivere e meditare. Per portare la croce del dolore. Per uccidere il dolore. Si potrebbe avere ancora voglia di me. Avete ancora voglia di me? da solo con la mia solitudine. Scrivere e meditare. E un cielo sempre più blu che, in solitudine, illumina la mia strada verso un domani migliore. 
- massimo:28/05/2016 -


Miscellanea: Nostalgia canaglia.

 
 

 
“ Mi perdo nel cielo, stanotte. E' meraviglioso. Lo bacio con gli occhi. Vesto il cuore del suo luccichio magico e libero un pianto silenzioso, perché tanta bellezza mi commuove. “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair) "

 
Questo anelito indefinito che m’ avvolge con i suoi colori e che indirizza la mente a voler rivivere situazioni incastrate nel passato, mi getta tra le braccia della tristezza, mi spinge verso il rimpianto; ecco dunque che per alleviare quest' affanno, vorrei raggiungere il silenzio e il buio e galleggiarci dentro, perché nel buio la realtà s’ illumina e nel silenzio arrivano le voci da fuori, giungono all’ orecchio, i sussurri del passato. Sono consapevole che il silenzio è una scelta efficace, sensata e molto spesso strategica, visto che è da preferire a mille parole che possono creare disagio, specialmente in situazioni delicate e poi è un bisogno, è il mio bisogno. A volte mi capita di cercare il silenzio, il silenzio mi permette di sentire il mio respiro, ascoltare i miei pensieri e trovarmi o ritrovarmi quando ho la mente stanca o forse solo se ne ho bisogno. E mi rifugio nei silenzi miei, perché più che pensare alle cose preferisco sentirle e ho imparato a credere anche nelle favole e meno male che esistono in questo mondo sempre più dominato dal tutto è lecito, dall’ improvvisazione, dall' inganno, dall’ indifferenza. Ma non è per caso che queste considerazioni sono dettate dalla noia? Assolutamente no, per carità, ma quale noia, già è così difficile vivere la vita! La vita è destino e nella vita conta quello che si fa, tutto il resto sono solo rumori di sottofondo, la noia o addirittura la nostalgia sono condizioni, sono emozioni che ci creiamo noi, da soli, così come l’ ansia, la paura, la rabbia, la tristezza, il disprezzo e tutto questo non rientra certamente nel mio caso, perché io mi sforzo di vivere la quotidianità lontano da questi stati di diversa intensità emotiva. Certo, sarò pure, fortemente, demotivato, avrò anche le palle gonfie, sembrerò essere allo stremo e sarà per questo che mi chiudo sempre più in me stesso ed è solo allora, che mi tuffo a capofitto e sguazzo nell’ amore, ma attenzione, amore inteso come piacere della carne, soddisfazione dei sensi e non come un immenso e luminoso sentimento. Il sesso è l’ unica cosa che mi estranea da tutto, non mi permette di pensare o devia i miei pensieri e mi trasmette tranquillità, calma, come e ancor di più, il silenzio e il buio. Del resto non entro, qui, nei particolari perché i veri libertini, come lo sono io, non vanno nei salotti a bisbigliare all’ orecchio delle persone, le loro avventure sensuali, anche se convinto che in parecchi si siederebbero attorno a me, per ascoltare, con mente lasciva e occhi lussuriosi, le mie avventure galanti. Sono desolatamente stanco, lo sono, innanzi tutto mentalmente, questo si. Ma, come sempre, passerà, ogni cosa è destinata a passare, sapete bene che tutto scorre, cavolo e come cazzo scorre, peggio di un disgorgante; allora, per evitare che si avveri tutto ciò, sono sempre più convinto che mi farà felice conservare solo il silenzio e il buio e sicuramente li racchiuderò, gelosamente, in una teca che guarderà oltre la finestra della stanza dove ho vissuto giovinetto e dove, certamente, ritornerò alla fine del mio viaggio e lì, ogni mattina, mi affacciavo, stringendo tra le mani quei fragranti  panini, ancora caldi, ripieni di fette profumate di mortadella che si squagliava in bocca ad ogni morso, verso i mille colori dello splendido golfo, dove lo sguardo si perde, come in un paradiso d' estasi, verso l' immenso mare, difeso dalla vergine e leggiadra fanciulla, trasformata in sirena, verso il profondo e azzurro mare, verso quelle isole maestose; naturalmente il segreto di tale scenario che sfugge a qualsiasi valutazione esatta è nelle stelle e di tutto questo, badate bene, solo di questo, avrò un’ immensa, ma che dico, un' eterna, totale, maledetta nostalgia. Ah, questa pazza, canaglia nostalgia!
- massimo: 15/07/2016 -   


Miscellanea: Il profumo del pane caldo.







“ Tra me e il Silenzio c' è sempre stata un' attrazione particolare. … E' una necessità che mi fa star bene. … Quando lo cerco, è per ricevere le Sue carezze. “ (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)



E mi giunge, nel bel mezzo della notte, il profumo del pane caldo, sicuramente appena sfornato, un aroma fragrante che invade tutta la stanza. Le serrande dei balconi sono alzate, protetto dalle zanzariere mi stendo sul letto tra le mura amiche, tra queste quattro pareti che raccolgono tutta la mia vita, che raccontano in un soffio il passato, il presente e certamente anche il mio futuro; queste mura cariche di libri, che parlano di studio, di poesia, di letteratura, di critica, di narrativa, ricchi di cultura e senza alcun dubbio di grande interesse per me e per chiunque voglia sfogliarli, anche se sono stati rarissimi i momenti in cui una donna o un amico li abbia stretti nel palmo della mano anche per pochi istanti o passati in rivista, con l’indice della mano, i titoli impressi sul dorso. E penso a quest’ eterna ruota che gira: gira la ruota, gira e riparte. Altro giro altra corsa, grida l’ imbonitore tentando di avvincere gli astanti sorridenti ma pigri nel pagar moneta e chi prende il fiocco rosso vince una nuova ma breve e intrigante avventura, un altro giro in regalo, suvvia, avvicinatevi, altro giro altra corsa. La notte afosa è carica d’ umidità. Non ricordo o forse provo fastidio a rovistare negli angoli della memoria anche perché il tempo è un venditore d’ ingannevoli realtà. Quante donne sono passate per questa stanza per un semplice intrigo o per più tempo, quanto zucchero filato ho assaporato baciando le loro labbra, steso di fianco a loro? Quanti fiocchi rossi ho vinto? Molti, veramente tanti. Ogni cosa ha un suo tempo, anche le favole e non si può apparire per quel che non si è, e visto che non sono indifferente ai sentimenti e alla morale comune, ne sono seguace di quella scuola di pensiero, ho  bisogno di rivedere la mia vita, questa ancor giovane vita, come un montatore seziona alla moviola le scene di un film, fotogramma per fotogramma. Sembrava possedessi ricchezze immense, invece, purtroppo, stringevo tra le mani solo le redini di un calesse, un misero calesse con la ruota fuori asse, vecchio e sgangherato. In ogni prestazione ho solo ragionato freddamente, ho schierato la mente, mai il cuore, mai ho messo in campo, anche a partita iniziata, l’ anima, nemmeno un minuscolo pezzetto di quell’ anima mia, colorata dei colori pastello dell’ arcobaleno; ho dato immenso piacere, il piacere è stato il fine di ogni mia interpretazione e nell’ offrirlo, poi, ho ricavato gioia, ho ottenuto massima soddisfazione. Quante foto sbiadite si accumulano nell’ album dei ricordi, tante, come un deposito di scatole vuote, mancate; siamo quello che resta, quel che sono riuscito ad arraffare. Rimane solo la notte, sopravvivono soltanto i ricordi e tra le mani non ho nulla di più bello di questi. Io sono un po' come quei ragazzini che riescono ad accontentarsi di bere alla fontana vicina e godere di quella bevuta d’ acqua fresca pur di non percorrere cinquecento metri e bere, avendone la possibilità, al bar dietro l’ angolo, una ricca coca cola ghiacciata, con l' aggiunta di una fettina di limone. Non voglio più godere di quello che passa il convento e che seleziono con mente fredda! Non voglio più dissetarmi di semplice acqua. Devo andare al di là dei lustrini, delle perline e delle paillettes, al di là dei personaggi di carta pesta, spesso ingigantiti e resi intriganti anche e solo, dalla mia fervida fantasia. Se questa continuerà ad essere la mia linea di condotta, non posso far altro che strappare il cuore dal petto, perchè sarà un modo d’ essere sicuramente perdente per i cento e cento anni che ancora mi restano da vivere; suggerisco a me stesso d’ aprire, una volta per tutte, gli occhi: la realtà si sta nitidamente srotolando. La speranza è l'ultima a morire, ho bisogno di vero amore, di un amore intenso, che mi porti allo sfinimento al solo pensarci e sconvolga la mente e mi metta brividi solamente al sentire la sua voce intensa, più di una qualsiasi notte d’ amore lascivo, più di cento bastoncini di zucchero filato; ma, dicono i saggi: chi di speranza vive disperato muore. E così non mi resta che questa notte afosa con la sua maledetta umidità e quel profumo di pane caldo, appena sfornato, che invade la stanza e penetra fin dentro le narici. Speriamo non arrivi l’ inverno, carico di rami secchi, colmo di foglie cadute e morte, che al solo calpestarle procura un leggero malessere, così come il freddo e la pioggia e le nuvole che incombono minacciose sulla mia casa e che disturbano e intristiscono tutto il mio essere. Speriamo non arrivi il vento, quel vento violento, spietato, assassino, ma splenda, soltanto, il sole così come nella mia anima e la mente sia invasa da questo profumo di pane caldo, sicuramente, sfornato da poco e l’ aroma fragrante che riempie tutto il mio studio, m’ allaghi il cuore. Perché il pane caldo diffonde profumo d’ amore, di bontà, commuove, è un odore atavico della nostra, della mia infanzia, pervade tutti noi d’ amore e ci stordisce e ci culla piacevolmente. Questo è l’ unico rovello che mi rode. Sono in cerca di uno splendido amore, non sono in cerca d’ altro. 
- massimo:17/06/2015 -

 
 

Miscellanea: E ancora amore, nihil difficile amante.




 

“ Oggi la campagna  mi sta concedendo un assaggino d'estate.
Un vento leggero la sfiora e lei danza con lui. E' incantevole. 
Ringrazio ogni giorno la Vita per avermi concesso il privilegio del suo amore.” 
(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Crisi di gelosia. Mal d' amore. L' amore non ammette un solo tradimento sia pure dopo anni e anni di forte legame, l' amore è così! Rode. Allora è inutile prendersela con se stessi, basta aspettare un po' di giorni, l ' ira sbollisce e il tradimento è svilito ad equivoco e si torna a ragionare. Ma che dici? sarebbe semplice vero? Non bisogna dimenticare mai che la vita di ognuno di noi è fatta d’ amore, odio, invidia, generosità, lealtà, tradimenti. Sicuramente è stato veramente strano il rapporto tra quei due, la passione esplosa. E ancora amore, trentanove anni lui, ventitrè lei. Quell’ amore richiama Ovidio: “ Nec tecum nec sine te vivere possum. Non riesco a vivere ne con te ne senza di te; lei ventitrè, lui trentanove! Amore amaro, amore che può far morire dentro. “ Buonanotte anima mia, ora spengo la luce e così sia ”; sarebbe stato più signorile interrompere la relazione subito e invece l’ uomo, questo rapporto non riusciva a troncarlo anche se aveva sempre avuto problemi nel portare avanti una storia d’ amore e di conseguenza cercava nella donna solo sesso; quest’ amore se lo spalmava addosso come una crema, se ne beava quasi fosse il salvatore di situazioni intricate e desolanti. Perché lui come persona mediamente normale, tendenzialmente colta, essenzialmente mite e moderata, quando si trattava di relazionarsi a un amore, perdeva lucidità, senno e ragione. Era molto passionale, si donava troppo, s’ immedesimava nella parte e totalmente ne era coinvolto, pareva l' Ivanhoe che in sella al suo destriero guerreggia per i miseri e i derelitti! E se fosse stata la differenza d’età? Lei ventitrè, lui trentanove! Si, la risposta era non solo nella differenza d’ età ma nel tipo di donna con cui aveva a che fare e della quale si esaltava. Un piccolo cuore non supera gli ostacoli, ma il suo era immenso; aveva donato da subito e senza alcun dubbio il suo, ma molto di più la mente e conservava lei, fasciata come un cristallo in uno scatolone da trasloco; una bella donna, procace, intrigante, sessualmente porca, nera in tutte le parti pelose del suo corpo, nell’ anima e negli occhi rivolti sempre verso il basso, di poche parole durante la conversazione e mai banali, senza fronzoli. Fin troppo sagace, astuta e accondiscendente con le donne che reputava intelligenti e più scaltre di lei, servile ma insinuante nei modi con gli uomini, tutti. E con  lui aveva usato queste armi e se lo era bevuto come si beve un bicchiere d’ acqua fresca, tutto d’ un fiato. Piano piano le era entrata dentro le ossa, passo dopo passo, con calma: un’ amplesso, una chiacchierata, un secondo amplesso, una seconda chiacchiera; parlava sempre e solo di se stessa, della famiglia, della vita già rovinata da quattro anni di matrimonio con un uomo, molto bello, molto corteggiato, di poco più grande di lei che, a detta sua, aveva bruciato le tappe verso il matrimonio, solo per unire il suo stipendio a quello di lei. Ma non rivelava che, il bel marito, ai miei occhi il classico giovane che sfila sulle passerelle della moda, l’ aveva trovata nuda ad amoreggiare, nella loro camera da letto, con un amico di famiglia, rientrando improvvisamente in casa. Lei cantilenava che non c’ era amore, che l’ amore non era mai sbocciato. Nihil difficile amanti: nulla è difficile per chi ama; al semplice spettatore, poteva sembrare che il rapporto che si stava instaurando tra la giovane e l’ uomo, lo stavano vivendo sopra le righe e che giunti al quid, sarebbe finito, come sempre, nel peggiore dei modi. Lei non era mai banale, insinuava nella mente dell’ uomo il concetto del “bisogno”: bisogno di lasciare il marito, bisogno di certezze future, bisogno d’ amore e più in là nel tempo: bisogno di sicurezza e stabilità per i genitori e i fratelli tutti; si vedeva in un bell’ appartamento arredato e in zona centrale. Lo aveva stravolto, passava, con estrema noncuranza dall’ amore fisico a quello a distanza. La notte era simile al giorno che trascorreva veloce in un’ eterna telefonata. Se si amavano in macchina alle diciotto, alle venti, lei, tornata a casa, si barricava nel bagno e con la bocca incollata al cellulare voleva sentirlo godere mentre lui in macchina girovagava, per strade poco frequentate, nell’ attesa di lei e lo faceva venire godendo di nuovo pazzamente. Che storia bastarda, quanto sporca è la vita e le lacrime andavano verso il cuore. Fortunatamente non aveva figli, invece lui era già separato e con un figlio. Salviamo un briciolo del salvabile, almeno questo; le lacrime scorrevano come pioggia verso la mente; oddio che brutta storia! In lei vedeva la giovinezza, la freschezza che lui, seppur giovanissimo, non poteva ne voleva accettare perdere nel tempo; il sesso sfrontato, sfrenato, sempre al limite e in pericolo come sul filo di un rasoio; sperimentava, con lei, sensazioni emozionali erotiche mai provate prima e che in casa non avrebbe mai potuto assaporare. Era ninfomane? E allora? Gli era indifferente, tanto si comportava come fosse il suo tutor, il suo anfitrione, il suo rifugio, la sua ancora di salvezza, il suo tutto. Era condizionato emotivamente, non riusciva a giudicare con equilibrio questa storia dolceamara, questa triste nenia. Cinicamente indifferente: era questo l’ unico modo per uscirne indenne. Era dilaniato dalla mancanza di carattere e in questo frangente, dalla presunzione d’ essere il salvatore della patria, dalle parole dette da lei e che lei sapeva centellinare pur di devastargli l' anima. La passione lo spingeva a esagerare i toni e non poteva essere diversamente, non ricordava che per troppo amore si può arrivare a odiare. E poi i molti sogni finiscono nel cassetto, le delusioni si sommano e il troppo sesso non soddisfa più, anzi nausea e al buio del proprio letto si comincia a tirar le somme e la mente già squartata, comincia a sprigionare giudizi secchi e definitivi. Il rapporto tra i due pareva ormai ai titoli di coda; lei, per la verità aveva da offrirgli solo trasgressione e lui di cosa aveva bisogno? Era stato travolto da qualcosa di più, sotto l' aspetto emotivo, stava vivendo un' esperienza emozionalmente significativa. In fondo era stato il suo schiavo devoto ma non nel senso erotico, in un vortice che l’ aveva travolto, che l’ aveva fatto ubriacare, drogare, allontanandolo dalla realtà creata dalla mente, da quel caos infinito di combinazioni possibili che vagavano nel suo cervellino, da quel dannato mattino in cui, vedendola passare in lontananza e a capo chino nella cornice del suo balcone aperto, l’ aveva fatta chiamare al telefono facendole dire di salire, nella sua stanza; non erano trascorsi nemmeno tre minuti che già sedeva sulla poltrona di fronte alla grande scrivania dal vetro nero, offrendosi allo sguardo penetrante come una promessa certa, come un dono già scontato. Giungere al suo richiamo lo avrebbe annodato incondizionatamente, come ad una piovra avvolgente e strisciante da cui era difficile liberarsi. E quindi doveva finirla, troncare, doveva espellerla come si espelle un calcolo renale che una volta eliminato, cade, non visto, lungo la colonna di scarico e non ti permette nemmeno lo sfizio di sapere la dimensione, ma ti fa sorridere felice solo per il fatto di essertene liberato e alla fine di tutta la storia doveva, assolutamente, seguire il consiglio che gli aveva dato, sa sempre, suo padre: “ non tornare nel posto dove sei stato felice “. 
- massimo:25/05/2015 -


Miscellanea: Quella bottiglia di Montecristo bianco.







" Lo seguo spesso il cuore, ma ... " (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


Forse sta correndo troppo, deve fermarsi, deve bloccare la fantasia, la frenesia che spesso s’ intrufola tra la noia e la solitudine e fa accelerare i tempi, alterandoli. E’ donna in tutto e per tutto, intelligente e mai sofisticata, non si atteggia e uno dei pregi è che l' intelligenza si mescola alla semplicità nel dire e a un’ abile capacità d' ascoltare. Sicuramente una bella donna con labbra intriganti, come ha sempre amato, vestita sobriamente e per nulla volgare nei gusti così come nel trucco. Si dedica con interesse al proprio lavoro di seria professionista. Al momento non sembra nascondere chissà che; non capisce ancora come si confronta con l’ amore ed eventualmente con il sesso, se è attrice o semplice spettatrice e il piacere sarà quello di scoprirlo, quel gioco sottile di berla a piccoli sorsi come fa con la bottiglia del suo vino preferito: il bianco chardonnay, dal profumo delicato di frutti e fiori di campo, il suo amato Montecristo. Questo è il resoconto che si è fatto scambiando qualche semplice messaggio. Sarebbe stato un sogno, conoscerla lentamente, attimo per attimo, momento dopo momento. Già la desidera; questa cavola di frenesia che lo prende quando s’ impegna a cercar di gareggiare con l’ ignoto. L’ immagina distesa, annoiata e pronta a ogni soluzione. Ma è convinto di sbagliarsi. Lei dice: “Ti aspetto” e quella semplice parola, può apparire ai suoi occhi, foriera di molteplici significati. Si muove in funzione di lei, ogni passo della mente le è rivolto, anche il semplice camminare, il lavarsi, il farsi la doccia e la barba è come fosse uno scopo per giungere a lei. Non riesce a distrarsi, il pensiero della donna, in ogni istante, occupa la mente. E con lei che desidera muoversi, le due menti si sono incontrate per caso, in un limbo ovattato e insieme devono percorre un breve o lungo cammino, dipende tutto dalla loro voglia mentale, dal desiderio di non completo appagamento che rimane anche dopo un atto sessuale. Quello spiraglio che lascia aperta la loro conoscenza, quasi la loro scommessa, il loro divenire e che li rende mai sazi l’ uno dell’ altra, come dovrebbe essere in una relazione duratura. Solo con lei per raggiungere insieme il Paradiso o sprofondare all’ Inferno. Ovviamente, tutte le bellezze dette sopra, sono soltanto supposizioni, in quanto non hanno mai parlato dal vivo, ne tanto meno per telefono. Al momento è solo un gioco di fantasia, un gioco venato di sensualità, intrigante, c’ è un forte autoconvincimento che lo indirizza verso un finale molto positivo. E' certo che, insieme, sarebbero volati più in alto dell' arcobaleno! Sicuramente dovevano vedersi per sciogliere ogni eventuale dubbio, anche il più piccolo; era necessario incontrarsi, guardarsi negli occhi, annusarsi, quanto meno sfiorarsi, per evitare così il pericolo di far sprofondare il tutto nella rete, a volte intrigante, del virtuale. Non è poi tanto difficile farsi fagocitare la mente da questa forza assassina. Questa piovra che ti permette di portare avanti, con un certo sollievo la tua quotidianità, senza impicci fisici né mentali, senza pendenze e al momento opportuno dedicarti agli amici, sui vari social e chat, avendo risolto, una parte dei problemi, dallo stress agli assilli derivanti da una reale relazione di coppia. Ma è troppo vivo il desiderio, la curiosità di incontrarla che organizza il tutto. La vedrà in un ristorantino non distante dall’ appartamento di lei, quindi la raggiungerà in tram poiché di sera si prevedono problemi di parcheggio. Insomma, si è creato una via di fuga, nel caso le cose non fossero come la fantasia gliele ha rappresentate dal primo momento. Ha prenotato per due e chiesto espressamente che sia servito l’ amato Montecristo bianco, il vino che l’ inebria. Si incontrano di sera, lui si fa riconoscere perché indossa un impermeabile grigio chiaro, lei lo aspetterà all’ ingresso del ristorante, recando un ombrello di colore blu. Eccoli faccia a faccia, leggermente imbarazzati. E’ talmente preso che a stento nota la sua magrezza e la discreta altezza. Si accomodano e il cameriere porge loro il menù ed espone le prelibatezze della casa; entrambi sono troppo impegnati nel gioco del guardarsi, offrendo sorrisini di circostanza. Lui è convintissimo che la donna lo trovi interessante, del resto tutte lo hanno trovato e lo trovano di bell' aspetto, quanto a lei, cavolo, quanto è magra cacchio! E poi, non è troppo alta? Ama la donna ben fatta, non troppo alta, bei seni e bei fianchi. Vabbè, tiremm innanz! Chiede, con garbo, di servire del soutè di frutti di mare, spigola all’ acqua pazza e infine dolce ed eventualmente gelato. Lei lo interrompe precisando che non ama la spigola ne l’ orata, in quanto pesci d’ allevamento, quindi sbirciando il menù, decide per dei gamberoni reali. Ottima scelta, osserva il cameriere. E così sia! Bisogna soffrire, di questa pasta è fatta la vita in due! Rivolto alla donna, il cameriere ossequioso, fa presente che il signore ha prenotato, da buon intenditore, dell’ ottimo Montecristo bianco. “No, per carità, niente vino bianco, porti del vino rosso e scelga lei, il nome e la qualità mi sono del tutto indifferenti.” Il cameriere, con delicatezza, fa presente che per accompagnare dei gamberoni reali alla brace e del souté di frutti di mare, il vino rosso sarebbe poco indi… “Ho detto vino rosso, non amo il bianco!” Oddio e il suo bianco chardonnay dal profumo delicato di frutti e fiori di campo, l’ amato Montecristo? Ma dove cacchio si stava andando a cacciare? Quale vicolo buio, sporco, maleodorante e mal frequentato stava per percorrere? Annientato mentalmente, ma sempre, col sorriso ebete, stampato sul volto, si rivolge al cameriere dicendo con un filo di voce: “Accontenti la signora e mi porti una bottiglia d’ acqua minerale in vetro, non gassata, grazie. Ah, dimenticavo di farle sapere che la conoscenza tra me e la signora si concluderà non appena avrò pagato il conto!" Ma, purtroppo, non ebbe le palle di dire, ad alta voce, queste ultime parole, l' educazione ricevuta non glielo permetteva.
– massimo: 11/05/2015 -


 

Miscellanea: Tanto qui sotto nulla è peccato.








"C'è la neve nei miei ricordi, c'è sempre la neve e mi diventa bianco il cervello se non 
la smetto di ricordare ... " (Manuale d'amore 2)



Ho scoperto il sentimento in un battere di ciglia. Non c' eri, esistevi? Dov' eri? Le menti unite, sei qui vicina solo nel desiderio. Vale la pena donarti il cuore. Lo vuoi il mio tutto per te? Ti ho amata da sempre, da subito. Emozioni forti mi hai dato ogni notte. Ricordi? Sensazioni dolci, piacere. L’ attesa di poterti sentire, la gioia di darti il mio respiro. Il bisbiglio affannato all'orecchio, ascoltare la tua voce vibrare. Queste le mie emozioni. Le tue? L' intrigo delle menti. Noi simili nel nostro orgoglio. E il tuo pensiero continuo, costante, quotidiano come a voler dirmi: " Sono qui ". E io bugie, buttate lì a mo' di verità, per ferirti, per farti e farmi male. T' abbraccio con il cuore, pensami nel tuo letto, un momento ogni notte. Dopo dieci mesi di prendersi e lasciarsi, questo le scrisse Francesco. Lei, Francesca, lo aveva amato tanto, ma lui non aveva saputo ricambiare il dono che gli era piovuto dal cielo; esaudiva ogni desiderio e riusciva a farlo proprio, come se lo avesse elaborato la sua mente, non quella di Francesco. Ma lui voleva di più. Cosa voleva poi? E la donna diceva: “ Hai tutto, hai me, non ti basto? Perché compari e poi scompari? Vai vagabondando in cerca di che? E mi dici che riesco a portarti all’ oblio! Non posso accettare tutto questo, dici di adorare il mio corpo e la mente e poi sparisci per giorni. La noia, quell' immensa noia, che togli e metti come un soprabito, a tuo piacimento, mi da tanta agitazione e questo non me lo posso permettere perché in casa crea problemi con lui, ma, soprattutto, non sono serena e libera mentalmente nel lavoro. Io non sono il tuo gioco e se vuoi questo, solo questo, d’ora in poi il mio gioco sarai tu ”. Che sciocco, cosa desiderava ancora che già non aveva? Perché si faceva prendere dall’ irrequietezza, perché vagava e poi, in cerca di che, di cosa? Che altre emozioni poteva provare che non aveva già provato con lei? Francesca andava letta nelle frasi che non pronunciava e, principalmente, negli sguardi, in quei profondi occhi verdi, che l’ avevano inebriato fin dal primo momento che se l’ era trovata di fronte, seduta, con le gambe accavallate e la gonna leggermente sopra il ginocchio, lì nella sala d’attesa della Radiologia del suo ospedale. E poiché la bellezza è un bene pubblico e quindi un bene necessario, aveva attorno un pubblico che, a stento, si tratteneva dall’ applaudirla. Possedeva, a quarant’ anni, una boutique in via Montenapoleone e si era fatta desiderare e prendere in moglie da uno svedese, ricco e molto avanti negli anni, conosciuto in un viaggio di lavoro a Londra. Con lui, da subito tanta sincerità, nessun amore nè trasporto, ma solo caro affetto e calda amicizia che li faceva vivere in una tranquilla serenità, coccolandosi. Seducente, distinta, signorile, spiritosa, fin da giovane si era costruita una maschera che, agli occhi degli estranei e dei superficiali, la rendeva aggressiva e la faceva primeggiare in tutto e porre al centro dell’ attenzione, come un’ ape regina, gelosa e possessiva. E così la chiamava Francesco. Con lui era se stessa, era la gatta docile e mansueta che gli faceva le fusa, poggiando il muso su i suoi piedi nudi, ma sapeva cacciare gli artigli se necessario. “ Sarai il mio futuro, preparerò la cena solo per noi due e siederemo abbracciati al riverbero del nostro camino. Solo con te mi vedo, quando lascerò mio marito. “ Il fatto che fosse lei a preparare la cena per il suo uomo era di fondamentale importanza. Le lunghissime telefonate, i bisbigli notturni, le ore d'amore e di sesso sfrenato. Si erano capiti immediatamente, senza bisogno di preamboli, finzioni o parole superflue. Si erano intesi subito e subito s' erano presi. Lui, medico quarantatreenne, interessante e piacente, a detta di chi gli stava attorno, si era lasciato condurre per mano e dedicato a lei senza indugi. Le novità erano la sua quotidianità e fin da giovanissimo amava solo situazioni intricate, le più delicate e a volte rischiose, in quelle troppo semplici, facili per lui, non ci si metteva proprio o fuggiva subito addossandosi ogni tipo di colpa. La gelosia insita in Francesca e la possessività erano l’ ostacolo e per lui una montagna invalicabile, lo voleva tutto per se, guai se un’ altra donna mostrava semplice gentilezza. Certe storie non nascono per quello che sono e non sono nate per durare. Aveva timore di tutto questo e, pur amandola, si era ritratto pian piano, delicatamente e con educazione, com' era solito fare in queste situazioni. Aveva paura d’ impegnarsi e quasi non vedeva futuro con lei. Una cosa era amare una donna già vincolata e con una vita propria, un’altra il convivere, quotidianamente, pur lavorando entrambi tanto e fino a tarda ora. Il vecchio marito, per Francesco, era un’ ancora di salvezza e il suo esistere era fondamentale poiché, presente lui, la convivenza si allontanava. Anche nei loro giochi erotici, nel miniappartamento preso in fitto per i loro incontri, volando con la fantasia a volte, per una più profonda eccitazione, veniva evocata la sua presenza passiva. Da oltre un anno, non la sentiva più, l’ ultima telefonata, fatta per educazione, solo per sapere come andava, insomma le solite sciocchezze, dettate più dalla curiosità che da altro, lei aveva accennato, tra una risata stridula e una battutina acida, a problemi di salute, a detta dei medici, da approfondire senza perder tempo e con molta serietà e a vari appuntamenti prenotati in uno degli ospedali cittadini, per delicatezza aveva evitato quello dove lavorava lui, per sottoporsi ad accurati accertamenti diagnostici. Attualmente viveva sola, il marito era tornato, definitivamente, in Svezia, dove aveva dei parenti. Stordito dalle notizie, con una scusa banale aveva interrotto la comunicazione salutandola. Era molto turbato, come se una forte scossa di terremoto l’avesse colto inerme, nudo, impreparato a rifugiarsi all'aperto e in un moto nervoso, addirittura, cancellò dalla rubrica il numero del cellulare di lei. Come fare per distrarsi e non pensare alla telefonata? Come fare per dimenticare la sua magica donna? Cosa inventarsi per dimenticarla? E’ passato altro tempo e Francesca è scomparsa da ogni dove, sparita senza lasciare un segno, niente. Francesco ha chiesto informazioni a chi poteva, a chi sapeva di loro, ma senza alcun risultato e per darsi una risposta positiva, diceva a se stesso che, sicuramente, era andata a vivere con un uomo attraente, certamente un architetto, ingegnere o un ricco industriale e la sera preparava la cena, sedendo poi, abbracciati, al riverbero del loro accogliente camino. E solo convincendosi di questo, poteva sorridere sereno. E pensava che non sarebbe mai più riuscito ad essere felice, sbagliava perché c’era sempre la speranza così come vi erano cose che sarebbero rimaste scritte nel suo cuore.
- massimo:21/04/2015
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Miscellanea: All' inseguimento della luna.





 
“ … Ieri il mare sussurrava fiducia, diceva  che tutto andrà bene.
Sussurrava anche tanta dolcezza … ieri il mare. “
(dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)


 
E’ necessario trovare ogni giorno un qualcosa o un qualcuno da cui lasciarsi ispirare. Oggi, ad esempio, mi lascio ispirare da questo sole d’ottobre, esagerato, invadente, sfrontato ed alquanto possessivo. Ogni giorno si deve scoprire un qualcosa da cui lasciarsi affascinare o, semplicemente, trovare un angolo nuovo, diverso, prospettico dove sedersi per osservare e vagolare con la fantasia. Perché vivere la propria storia, quando è più facile raccontare la storia di un altro? Né si può rovinare una bella storia scrivendo la verità tanto spesso amara, ai tempi d’oggi. A volte è usuale ritoccarla qua e là con qualche pennellata ben assestata tale da farle assumere un aspetto diverso e indirizzarla, quasi da sola verso il meglio, senza voler per forza inseguire i raggi della luna, che poi, abbiate pazienza, non è preferibile inseguire direttamente la luna che accontentarsi solo dei suoi  raggi? Per far si che la storia s’ incanali verso il meglio c’è bisogno che qualcuno degli interpreti soffra per il bene degli altri interpreti. Il tizio di cui voglio dirvi mi dava l’idea di un cacciatore in agguato, uno di quegli uomini che, poiché una sera l’oggetto dei loro desideri gli ha sorriso o magari concesso un bacio o altro, pretendono subito di trasformarla in proprietà privata dove solo loro possono pascerci. E basta, senza discutere, senza riflettere si diventa ossessivo, perché ossessivo è il mantra “ sei mia, solo mia”, talmente ossessivo che spoglia d’ ogni fascino il presunto raggiungimento dell’ obiettivo, fino ad arrivare come minimo, a una spoetizzazione dell’approccio e del rapporto tra i due esseri, o, addirittura, dello stesso amore. Come in un videogame, il gesto, il suono emesso dal cacciatore in agguato è sempre lo stesso, ripetuto all’infinito con rabbia crescente e, a volte, con vera acredine; poi, magari, in un anfratto di se stesso, mentre scarica questa specie di violenza, lo capisce anche lui che si sta disperatamente accanendo su qualcosa che non può pretendere, ma che va conquistata seguendo altre strade, che va curata passo dopo passo, seguita, come l’inseguire direttamente la luna, invece dei suoi raggi. Ma il cacciatore in agguato non ragiona, in fondo non sa bene nemmeno lui cosa vuole, quale sia il suo obiettivo. Sa solo che, purtroppo, non riesce a fermarsi e non si ferma né si fermerà. Ha superato il limite e indietro non riesce a tornare e non pensa ad altro e non sa, lo stupido, che si perde gli odori, i sapori, l’attesa, quella sensazione di smarrirsi in un bacio, di ridere delle proprie avventure e delle proprie disavventure. L’ ansia che instilla nell’altra, si ritorce e prende a scorrere nel suo stesso circolo sanguigno finché comincia ad agire in preda ad essa, con picchi, sempre più frequenti, di panico fino a dimenticare completamente di essere un cacciatore in agguato e da carnefice diventa vittima. Ed è a questo punto che l’abilità di chi muove gl’ interpreti sulla scena, di chi decide quale direzione dare alla storia, diventa decisiva, quasi vitale. Ed è qui che subentra la mia fantasia, questa mia eterna amante, bastano quattro pennellate ben assestate per trasformare in men che non si dica uno stalking lugubre e tristissimo da portare avanti in un semplice lui ansioso, lei ansiosa e l’altra non ancora ansiosa, il tipico triangolo d’ ogni tempo, che va di moda fin dalla creazione di Eva. Ecco che prende vita il classico triangolo tenuto vivo, ma non per molto, da sotterfugi, bugie, scuse, assenze fisiche e mentali, fughe romantiche e fughe d’amore. Tutto questo porta alla distruzione del triangolo e ognuno s’incammina per la propria strada. Tutte e due le donne hanno perduto l’amato e si sentono vicine nel dolore ma anche nella ricchezza di spirito, le divide solo l’ansia che attanaglia ancora, per qualche tempo, lei. Decidono d’incontrarsi così senza neanche un perché, giusto per guardarsi in faccia e darsi qualche risposta. L’ altra si reca a casa di lei spinta dalla curiosità tutta femminile di scoprirne la bellezza, stessa curiosità che alberga in lei. Si confortano e si convincono sempre più che devono dimenticare il recente passato, piangono e si promettono buona amicizia e s’abbracciano vicine nel dolore e il rimanere abbracciate su quel divano è in qualche modo anche meglio del baciarsi e del fare l’amore. Ed è così che, abbracciate, si mettono con impegno all’ inseguimento della luna. 
- massimo:18/10/2014 -