30 luglio 2017

Miscellanea: Risveglio

 
 

 
 
"Quando la dolcezza lava le mie guance, è perché mi ricordo di te."(bitw)



La mattina, appena sveglia, il caffè è come una carezza per la mente e per il mio palato, una calda abitudine che negli ultimi tempi ho consolidato. Da qualche anno sono rimasta sola e quando mi alzo sono molto più sgangherata del giorno prima, anche se, a dire il vero, posso permettermi di stiracchiarmi qualche minuto in più rispetto a prima. Lo preparo con cura nella caffettiera la sera precedente, perché al risveglio sono maldestra e impacciata e prima di aprire il terzo occhio, quello dell' intelletto, ho un estremo bisogno di caffeina, rapidamente, senza perder tempo e con estrema facilità. Insieme alla caffettiera, preparo anche il bicchiere di vetro, rigorosamente di vetro, bicchiere generoso, a differenza della tazzina così stitica e avara. E penso a come sarebbe bello se qualcuno lo facesse per me; offrire un caffè al risveglio è un atto d’ amore, una delizia che si apprezza con la pigrizia e la lentezza del mattino. E ripenso a come sono stata ingrata quando c' eri tu; io mi alzavo per prima e il caffè lo prendevo giù a quel bar dell’ angolo a pochi passi dall’ Ospedale. Non ti ho mai fatto questo regalo, non ho mai avuto questa delicatezza e vorrei tanto fartela ora che sei in un mondo migliore. Un piccolo gesto che mi è mancato; però, in compenso, ti baciavo forte sulle labbra prima di uscire, mentre tu indugiavi un altro pizzico nel letto. Quante cose belle meritavi e non mi sono mai soffermata a elaborarle, presa dalla frenesia del lavoro e dei suoi ritmi. Chiudo gli occhi, sorseggio il mio caffè e ti chiedo scusa, amore mio. Ma ecco, tu sei qui di fronte a me, che scuoti la testa e mi sussurri con la tua immensa bontà che ti sentivi tanto, tanto amato. Col sorriso sulle labbra, accendo la mia prima sigaretta e do inizio al giorno che, senza sosta, avanza.
- blowing_inthe_wind:(diritti riservati) 29/07/2017 -


29 luglio 2017

Miscellanea: Come due gocce di limone

 
 

 

 
"Ti cercherò nei vicoli nuovi di strade che si abbracciano, negli angoli dove la luce ritaglia la mia ombra. Ti cercherò in un angolo silenzioso che profuma di attesa."(bitw)


 
Ricorderò sempre quella immagine; è impressa nel cuore e non potete immaginare per quanto tempo ho pensato, riflettuto e riesaminato il tutto. Per due anni consecutivi, lo stesso posto, la stessa ora, la stessa scena e la stessa struggente infinita tenerezza. Tutti i giorni verso le diciannove, accaldata dal sole e graffiata dalla sabbia, ritornavo dalla spiaggia sempre per la medesima strada e non appena voltavo l' angolo della passeggiata sul lungomare, c' era una via che si offriva ad un vento gradevole e all’ ombra degli alti pioppi che la costeggiavano ed è qui che mi si presentava il solito quadro composto da due anime dolci, una seduta su di un muretto: un vecchio, lo sguardo perduto nel vuoto, magro, malconcio, malinconico, guardandolo percepivo la solitudine, l' indolenza e l’ altra, accucciata ai piedi: sicuramente il suo cane, un meticcio peloso, fiacco e sonnacchioso. Anche lui era vecchio, lo si intuiva dal pelo e dal muso arruffato dove gli occhi inequivocabilmente sprigionavano solo la luce del tempo ormai andato. Come due gocce di limone che si fondono in una sola, un pizzico più grande, cercavano entrambi refrigerio e di far passare le ore e i giorni senza intoppi. A sera si avvicinava scodinzolando una cagnetta vispa e curiosa e il vecchio, rallegrandosi, invitava il fido compagno a corteggiarla: “guarda, è uguale a te”, gli diceva, “guarda come è bella e giovane”. Ma il cane vecchio, stanco e forse malato, non accennava il minimo interesse e rimaneva disteso col muso tra le zampe, immobile, solo il pelo arruffato e sporco si muoveva al refrigerio della strada. Come ogni sera mi fermavo per un po’ a guardarli e come sempre coglievo la tristezza e la delusione del vecchio che rassegnato l’ accarezzava scuotendo la testa mentre riprendeva, silenzioso, a fissare il passeggio dei villeggianti sul marciapiede. La cagnetta si allontanava, in cerca di cibo o di migliori avventure. Mi si stringeva il cuore, notavo l' affetto e la dipendenza reciproca, sicuramente il tempo aveva regalato ad entrambi forse tanto, forse troppo e ora stanchi e silenziosi si facevano compagnia presso il muretto, immobili l' uno accanto all' altro. Loro due, una vita vera alle spalle, un amore e un destino comune. Quell' uomo e il cane proteggevano a vicenda la propria solitudine, l' incuria degli anni li aveva lasciati lì, ogni giorno, come due figuranti sperduti e assenti. Ormai è il terzo anno che mi reco  in questo bellissimo luogo di villeggiatura della mia terra toscana e come sempre, dopo la spiaggia,  mi sono affrettata a voltare l’ angolo di quella strada dove  il vento soffia tra i pioppi, li ho cercati con lo sguardo, ma il muretto era vuoto, non c’era più il vecchio seduto né il cane accucciato. Entrambi o uno dei due avrà lasciato questa terra, ma chi dei due è rimasto solo, ora non ha più nemmeno la voglia o la possibilità di quella sosta, all’ ombra dei pioppi e della leggera brezza. Li ho ricordati a lungo, in tutta la loro serafica e struggente cornice e ho pianto.
- blowing_inthe_wind: 30/072017(diritti riservati) -
 



Racconti sensuali: Nocturne

 
 
 




“E quello che mi manca, oggi mi manca ancor di più e non ci sono vinti, né perdenti, solo vuoti a perdere nell'anima.”(bitw)

 
Accadde al mare, tempo fa e avvenne tutto come in un sospiro. Mi sentivo piena di vita. Era la prima notte, ero sola e m' accorsi di avere qualcosa di strano che serpeggiava tra il corpo e la mia sensualità. Spalancai la finestra e mi distesi sul letto completamente nuda. Così avevo l’ impressione di essere carezzata da quella leggera brezza che veniva dal mare. Solo il gatto faceva da cornice, disteso sul lenzuolo di fresca cotonina. Passai il palmo della mano sui seni: i capezzoli erano appuntiti, doloranti e li bagnai con la mia fresca saliva. Le mani si mossero da sole percorrendo il corpo di carezze ardenti. Il clitoride mi sbocciò tra le dita come un fiore. Non mi carezzavo più da quando ero ragazza, eppure lo feci nel modo più completo che mi fosse capitato. Col clitoride dolcemente pizzicato fra l’ indice ed il medio della mano destra mentre mi spingevo nel fiore carnoso tre dita della sinistra. Venni, fremendo in tutto il corpo e ingoiando i gemiti. Mi addormentai felice, a gambe larghe, tra gli umori e i fili d’ oro che scorrevano lungo l’ interno delle cosce, nel fresco della notte, non avendo neanche la forza di alzarmi per lavarmi. Fu una notte piena di libidine, perché la lussuria che si era impadronita di me, mi portò a sognare di una lingua calda che s' intrufolava tra le cosce e picchiettava, come un martelletto impazzito, il clitoride e poi più giù tra le labbra del mio fiore che tenevo spalancato con le dita delle mani. E con che velocità mi stuzzicava e com' era ardita: non era forse la lingua bifida di un serpente? Non lo so e non m' importava, perché io godevo, godevo, godevo, come mai era successo in vita mia e venivo, una, tre, quattro, sei, oh che bellezza, ne perdevo già il conto. Ero in balia degli avvenimenti, distrutta e inerme. Ero squassata, come una barca nella burrasca, da questa lingua impazzita che mi privava della volontà di reagire e legava impotente al letto, sprofondandomi giù con esso, come nel vortice di un uragano. Il mattino, pur se stanca nel corpo, ero mentalmente felice perché avrei goduto ancora di una settimana di vacanza, prima del ritorno alla quotidianità e alla famiglia. Sentivo il cuore in gola ed un persistente bruciore tra le cosce. Mi sembrava che il clitoride fosse molto più tumido e dolente così come il fiore rosso che era anch’ esso come addormentato per la dolenzia, gonfio e arrossato. Volevo alzarmi ma mi mancavano le forze. Guardai verso i piedi del letto e vidi il mio bellissimo gatto che russava beatamente, accoccolato tra i piedi. Sorrisi soddisfatta e girandomi sul fianco, chiusi gli occhi per riposare ancora.
- ilprincipedellemaree:19/02/2011(diritti riservati) -